L’arte sacra e la manipolazione del popolo bue [4]

TizianoSanMarcoinTrono

Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1485 – Venezia, 1576) – San Marco in trono (1510), Venezia, Basilica di Santa Maria della Salute.

Il popolo dovrebbe trovare nella diffusione delle opere artistiche religiose un ulteriore motivo per non fidarsi a priori del clero: lo dimostreremo con questo blog.


Il popolo bue forse non s’interessa molto d’arte e quindi il pensiero corrente (e passato), osservando le chiese e i musei, è (ed era) che i pittori fossero tutti religiosi: una pervasione di misticismo può cogliere dunque anche il singolo. Ergo, se gli artisti (le più belle, inclite e colte teste) sono religiosissimi, non si vede perché il popolo bue non lo dovrebbe essere.
Mi ricordo quando, con la mia classe scolastica, alle elementari e alle medie, visitavamo le varie chiese e i vari musei di Venezia. L’insegnante che ci accompagnava si diffondeva sulla religiosità degli artisti e sul fatto catartico (= redenzione dello spirito o più propriamente purificazione) che sicuramente permeava l’artista stesso: egli, nel dipingere il soggetto sacro, si avvicinava al trascendente, forse per ispirazione divina, bla bla bla.
Questo contribuiva alla pïetas, all’embrassons nous, al volemose ´bbene, al siamo tutti fratelli. Per secoli, pensavamo noi alunni, i migliori ingegni artistici hanno trattato nelle loro opere temi religiosi: ci sarà pure un perché… potevano dipingere forse opere qualsiasi? no, certamente, pertanto la religione nostra è vera ed assolutamente vera. E una volta di più, questo modo di ragionare (= principio della ragione insufficiente) colpiva nel profondo: è lo stesso principio logico col quale si asseriva: “Può Dio, nella sua saggezza infinita, aver fatto la Terra in un posto qualsiasi? certamente no… quindi la Terra è in un posto preciso, precisamente al centro dell’universo…” Con buona pace di Galileo Galilei e degli altri rivoluzionari come lui, miscredenti tutti sicuramente.

Quanto male facessero al genere umano questi ragionamenti, non è dato precisamente sapere ma basti pensare all’odio che deriva nelle contrapposizioni dialettiche dal fatto che la mia religione è migliore della tua.
Comunque, si può concludere, resta il fatto che gli artisti, i pittori, erano tutti religiosi: non c’è che dire…
E invece c’è da dire molto perché l’affermazione precedente non risponde alla realtà.

Come abbiamo visto nei blogs precedenti, non possiamo parlare di civiltà occidentale se non tenendo conto che essa civiltà è indistricabilmente legata a Santa Madre Chiesa Cattolica Apostolica Romana. La Chiesa possedeva enormi quantità di terreno ed aveva redditi superiori, come abbiamo visto, non solo alla Corona d’Inghilterra ma anche al Re di Francia, all’Impero Germanico e così via. Dal 476 dopo Cristo sino al secolo XVI tutto (cioè sino all’anno 1700 circa) la Chiesa fu la più forte potenza economica della civiltà occidentale. Insomma, i preti avevano la ricchezza… e indovinate cosa commissionavano agli artisti? Ovviamente dei soggetti essenzialmente religiosi: quadri o affreschi che fossero. Quindi l’artista dipingeva su ordinazione e non certamente a suo piacimento. Altro che ispirazione divina: era l’ispirazione dei ducati d’oro dei preti…

La lettura va quindi completamente ribaltata ed elenchiamo le due chiavi relative:
• Chiave tradizionale ma infondata: la religiosità è sempre stata una costante, tant’è vero che le più belle teste, gli artisti, dipingevano principalmente soggetti religiosi.
• Chiave nuova, fondata sui fatti: quante più opere religiose ci furono in un periodo, tanto più in quel periodo la ricchezza fu nelle mani della Chiesa e il denaro superfluo, invece di andare ai poveri (che certamente non mancavano) veniva speso per velleità di potenza e protagonismo, insomma per vanagloria, anche se ciò ha creato un vivaio di opere d’arte meravigliose. Quanti poveracci hanno pagato per questo vivaio?

Concludiamo questo blog scrivendo che la saggezza popolare si rivela una volta di più anche in questo: diffidare della Chiesa, quanto meno dai vescovi in su. Non è da diffidare tuttavia dei cappellani, altri poveracci sprovvisti addirittura di sindacati…

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