Mamma non mi alzo [7]

gondolaIl gondoliere a Venezia è stimatissimo. Per molte ragioni. Fin da quando capisce qualcosa, una persona che non appartenga al ceto signorile o alla nobiltà, sogna di essere selezionato come gondoliere.

Entrare nella categoria non è facile: i propri familiari devono avere parecchie conoscenze tra i gondolieri stessi e dare implicitamente delle garanzie di serietà. Il candidato deve essere noto per essere un tipo disciplinato, non bellicoso e disposto ad accettare l’autorità degli anziani. Deve essere una persona che generalmente porta rispetto ai maggiorenti. Ovviamente la famiglia deve essere veneziana da tempo immemore e il cognome deve essere sicuramente cittadino.

Il nostro eroe non deve essere eccessivamente gracile e cagionevole di salute, inoltre… deve saper remare alla maniera dei gondolieri… e quest’ultima condizione restringe la cerchia in modo enorme: praticamente, benché ciò non sia dichiarato per iscritto, solo i figli di gondolieri o i loro nipoti riescono a passare la prova di idoneità, che si effettua in presenza di un senato gondoliere, il quale decide a forte maggioranza ed inoltre ad insindacabile giudizio. Poi ci sono sempre un paio di anziani che devono essere d’accordo, maggioranza o no.

Che ci siano state delle eccezioni sarà pur vero, ma in tre anni di mia permanenza estiva nella Cooperativa ‘Daniele Manin’ non ne ho mai viste. Remare alla maniera dei gondolieri è difficilissimo. Intanto la gondola non è simmetrica ed è inclinata verso destra: col peso del gondoliere, che rema stando sempre sulla destra, la gondola si inclina ancora di più. Dato che si usa un unico remo (sulla destra), la remata del gondoliere, se la struttura fosse simmetrica, farebbe virare la gondola eccessivamente verso sinistra: il peso del gondoliere e l’asimmetria della gondola servono ad evitare appunto questo. A Cortina d’Ampezzo, dove mi volevo candidare come Maestro di Sci, vale una prassi analoga.

PremiStaiBisogna tuttavia che il colpo di remo sia perfetto: né troppo debole (la gondola non avanzerebbe) né troppo forte (la gondola andrebbe comunque verso sinistra). Il gondoliere tende allora, nel dubbio (magari per una corrente d’acqua causata da eliche presenti) a dare un colpo di remo un po’ più forte anzi che no: questa remata è la remata normale e si chiama ‘premi’, da premere. Come dicevamo, se la ‘premi’ dovesse risultare eccessiva e la gondola dovesse scarrocciare verso sinistra, il gondoliere assesterà immediatamente la remata ‘stai’, da ‘stai sulla tua rotta, preservala’. La remata ‘stai’ è una remata all’indietro, anche esponendo all’azione meccanica una superficie diversa della pala del remo, a seconda dell’effetto voluto. Il miracolo della forcola (scalmo) è che con un leggerissimo, impercettibile movimento il gondoliere passa dal ‘morso’ al ‘nasello di sotto’ come se niente fosse e la forcola accetta tutto questo. Se il movimento non è perfetto, ottenibile con pressione combinata indietro e in basso, si cade inevitabilmente in acqua perché il remo non trova il fulcro per la sua leva. Per fare indietreggiare la gondola, il fulcro passa invece sulla sanca (vedere figure), che è un’operazione da premio Nobel.

Forcola

Naturalmente è tutto molto, molto più complicato. Per un anno circa il gondoliere novizio non ha dimestichezza sufficiente e non ha quindi sviluppato gli automatismi: pertanto è silenzioso ed attento a non sbagliare, anche perché sta portando una bestia da quasi 11 metri, larga mediamente 1.40 in un fluido racchiuso talvolta in rii da tre metri scarsi (c’è solo il Canal Grande, oltre a quelli esterni come quello della Giudecca e tutti gli altri si chiamano ‘rio’), strettissimi e con un notevole traffico di imbarcazioni. In Cooperativa, per parlare di come andava un gondoliere novizio, si diceva: ”Nol parla…” [Non parla] intendendo che era ancora all’apprendistato, mentre un gondoliere esperto, quando trova un collega in un rio, saluta e fa qualche battuta.

 Molti forestieri danarosissimi si comperano forcole di poppa, forcole di prua e magari qualche ‘fero da próva’ dove ‘prova’ sta per prua e non per esperimento. I pezzi vengono utilizzati da questi signori come sculture ornamentali per abbellire la loro casa. Sull’estetica del ferro di prua (detto anche dolfin) ne ho sentite di tutti i colori e ho sentito varie contraddizioni: la cosa quasi sicura è che rappresenti i sestieri inseriti in una cornucopia. A poppa esiste un altro piccolo ferro simpaticissimo, fatto a ricciolo e che si chiama per l’appunto riço: ha funzioni protettive contro gli urti. Appena finita la guerra, si vedevano ancora parecchie ‘felze’, delle cabine nere per proteggere dal freddo, ora quasi scomparse.

Dopo questa dissertazione, dobbiamo dire che tra i gondolieri e il comune esistono degli accordi per il servizio pubblico. A Venezia ci sono solo tre ponti sul Canal Grande (oltre al nuovo Calatrava che è appiccicato al Ponte degli Scalzi e quindi in realtà non è per i veneziani un quarto ponte) e per chi ha fretta o per le persone anziane può essere scomodissimo fare il giro dell’oca per andare sino al ponte più vicino. Esiste quindi un servizio pubblico di traghetto che consente di passare da una riva all’altra del Canal Grande. Anche se ora sembra che tali traghetti siano diventati cari, negli anni ‘50 e ‘60 costavano poche lire e venivano effettuati con dei gondoloni da traghetto particolarmente capienti. I traghetti attivi sono ancora sei (dei quali tre solo festivi, ognuno dei sei coi suoi orari differenti) ma nel passato erano di più.

Nessun gondoliere ama molto essere di servizio nei traghetti, perché non si guadagna certo come portare i turisti in gondola ma la Cooperativa stabiliva e stabilisce i turni ‘de cavana’, (derivato da capanna) ai quali il gondoliere non può sottrarsi se non per comprovati motivi. Il nostro eroe era di turno in cavana ma fingeva di essersi addormentato nella sentina (calpestìo) di una gondola o forse s’era addormentato davvero. Al collega gondoliere che tentava di risvegliarlo per richiamarlo al servizio, rispose tra la veglia e il sonno: “Mama, no me also…” [Mamma, non mi alzo…] e il soprannome MamaNoMeAlso gli rimase appiccicato per sempre. Secondo me, è una storia inventata, perché una volta sentìi chiamare un altro gondoliere con tale appellativo. O era per citare precisamente il nostro eroe per creare un parallelo oppure, più probabilmente, tale appellativo si riferiva e si riferisce ad un pigrone qualsiasi che stenta ad alzarsi dal letto: di questo, tuttavia, non ho riscontro alcuno. Solitamente per definire un pigro a Venezia si dice: ‘El se fa in là’ [Si fa in là], sottintendendo: è uno che, se cade il mondo, si fa in là.

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