Polpi, seppie ed amianto [15]

PolpoAbbiamo perso il foglio di amianto! Ora altamente proibito (e a ragione) ma quella volta non si sapeva. Peccato. Oltre che alle note utilità in edilizia (se era così diffuso ci sarà pur stato un motivo), era utilissimo a noi giovanissimi pescatori veneziani. Vediamo come si procedeva.

Il nostro obbiettivo era pescare polpi (folpi in dialetto) e seppie. I polpi si pescavano con un amo trainato a strascico, dalla barca, di solito un sandalo, con un pezzetto di gambero infilato nell’amo.

Bisognava conoscere bene la zona e far oscillare il gamberetto davanti alla probabile tana, perché il polpo ama qualche roccia che abbia degli anfratti, onde potersi nascondere. Si può andare a polpi anche d’inverno, a patto di aver perlustrato il fondale d’estate, quando si deve cercare bene, immergendosi, in una zona con qualche roccia e con qualche minuscola grotta.

TanaPer sapere se la grotta è abitata dalla nostra povera preda, bisogna vedere se davanti alla grotta si trovano una serie di sassolini ordinatissimi che fanno da limite della proprietà: all’interno dei sassolini, il territorio è del polpo, lì comanda lui e c’è la massima pulizia. Al di fuori del confine… beh, quella è terra di nessuno e il polpo vi getta tutti gli avanzi dei suoi pasti. Commovente: d’altronde è noto che il polpo è capace di togliere un tappo da una grossa bottiglia per mangiarsi il gamberetto posto nell’interno. Inoltre, se scoprite una tana e prendete il polpo all’amo, entro breve (quindici giorni circa) arriverà un altro polpo ad occuparla: noi avevamo quindi una specie di mappa dei luoghi preferiti dagli animali.

Il polpo, appena preso, va sbattuto senza pietà contro il fondo della barca per sfibrare i suoi tessuti, altrimenti è durissimo e poco commestibile. Una volta presi i polpi necessari per sfamare i grandi pescatori, si mette una coperta sul fondo della barca, con un foglio del famigerato amianto sopra.

Pentola

Sopra l’amianto, dei pezzi di meta incendiabile e infine la pentola. L’amianto serviva per evitare il propagarsi del calore verso il basso e, nel caso l’amianto non avesse resistito alla fiamma (mai successo…) si sarebbe sentito l’odore di bruciato della coperta, prima che il fondo della barca si rovinasse.

 Come si procede?

Nella pentola si mette acqua salsa, si mettono patate intere con la buccia (parzialmente precotte se molto grosse) e si mettono i polpi. Si accende il fuoco.
A bollitura effettuata (il problema è che si rischia di mangiare i polpi crudi o le patate crude) con un coltello si pelano le patate, si tagliano i polpi e le patate a pezzettoni e si mette il tutto in una terrina, dove si aggiunge un bicchiere di aceto. Se siete dei ricchi signori potete aggiungere olio (sempre dopo dell’aceto, in modo che il cibo non sia unto) e pepe.

Per quanto riguarda le seppie, invece, la tecnica richiede di riconoscere la seppia femmina, che deve essere viva. Le femmine sono più grandi e solitamente sul marroncino mentre il maschio è striato. Nel dubbio, meglio farsi dare due o tre femmine da un pescatore e conservarle in un secchio con acqua salsa. Si lega la femmina a uno spaghetto sottile e quando lo spago si appesantisce vuol dire che è arrivato un maschio, il quale rimane avvinghiato… ogni commento è superfluo…

Con una retìna, si raccolgono entrambi e si mettono nel secchio, onde evitare getti di inchiostro che potrebbero sporcare e la barca e i vestiti. Se non abbocca niente, forse allo spago non è appesa una femmina (ma un maschio) e la femmina non gli corre dietro… ogni commento è superfluo.

Oggi, che non si possono più usare i fogli di amianto, come si farà? Ai posteri l’ardua sentenza.

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Un pensiero su “Polpi, seppie ed amianto [15]”

  1. I tuoi ricordi mi fanno rinverdire ogni giorno momenti di vita trascorsi ed alle volte inseriti in scatole lontane dal vivere quotidiano grazie quindi è buon lavoro ,mantieni sempre “freschi” i tuoi articoli
    Marino favrin

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