Inchiostro e caorlìna [16]

CaorlinaQuesto blog vuole dimostrare quanto sia solitamente scarsa la convinzione delle persone e quale sia la loro influenzabilità di fronte ad un gruppo concorde. Insomma, da un punto di vista psicologico, molto spesso le persone seguono ciò che fanno gli altri.

Anche se gli altri sono stupidi, è probabile che qualche intelligentone non abbia la forza di opporvisi, non abbia la forza di rimanere nelle sue convinzioni e che in quel momento gli sembri invece più giusto fare quello che fanno gli altri, indipendentemente dal perché.

Ed ecco l’episodio, che a me personalmente è servito per imparare a non seguire supinamente gli altri, anche se siano un gruppo concorde e soprattutto ho imparato a riflettere attentamente prima di seguire certi esempi.

Siamo nel giugno 1958, ultima ora dell’ultimo giorno del primo anno di ragioneria. In prima ragioneria, quella volta c’era un’ora alla settimana di calligrafia (= bella scrittura), istituita allo scopo di scrivere bene nei libri contabili: non c’erano ovviamente computers né altre macchine. L’ora di calligrafia, per combinazione, cadeva l’ultimo giorno di scuola e ognuno aveva quindi il suo calamaio nella sua cartella, oltre ad una penna e ad un pennino, in quanto nei libri contabili si scriveva con un canotto di ambra e con un pennino gotico arrotondato. L’ultima ora era un’ora di religione: dopo la benedizione del professore di religione, ci trovammo liberi; la finestra della classe dava sul canale e uno scolaro, B.G., forse il più teppista di tutti, decideva di lanciare il suo calamaio fuori dalla finestra, naturalmente senza guardare se nel canale passasse qualcuno; in realtà non lo avrà nemmeno pensato: era preso dal bel gesto (beau geste, come dicono sempre i francesi, per spiegare una stupidaggine imprevedibile). Manco a dirlo, quasi tutti, alcuni immediatamente e alcuni dopo qualche attimo di esitazione, fecero la stessa cosa. Da accertamenti successivi, risulterà approssimativamente che circa 6 su 36 non avrebbero effettuato il lancio.

Finisce così l’anno scolastico e si riprende l’anno scolastico successivo col primo ottobre 1958. Alla prima ora di scuola, si presenta in classe il preside infuriato: nel canale passava un ortolano con la sua caorlina piena di verdura. Risultato: ortolano al pronto soccorso e tutta la verdura rovinata, inoltre tutta la caorlina da ripitturare. Il preside comunica che tutta la classe sarà sospesa per un giorno e che ci sarà un sette in condotta per tutti, anche per quelli che erano già in prima classe dall’anno precedente, bocciati e che quindi non c’entravano assolutamente niente coi calamai. Spiegazione del preside: tanto peggio per loro, così imparano a farsi bocciare.

Le famiglie ricevettero una lettera: se ci sarà da pagare dovranno pagare le famiglie stesse ma poi, invece, non successe più niente.

Quasi tutti hanno lanciato i calamai, comprese le ragazze, le quali si sarebbero forse dovute distinguere per tranquillità e poca propensione ai colpi di testa.

Cosa concludere? Si tratta forse di follia collettiva ispirata da un teppista, il primo lanciatore?

E quali sono le colpe del secondo, che ha seguito a ruota il primo? Il secondo non aveva alcuna influenza da parte del gruppo, che ancora non esisteva: l’unica influenza era quella di un teppista, eppure il secondo lanciatore lo ha seguito, senza ragionare, novello teppista anche lui. Analizzando nel dettaglio, i primi cinque hanno deciso tutti indipendentemente, costituendo nei fatti, solo allora, un gruppetto che poteva dare inizio ad una certa influenza. Se cinque decidono, tutti gli altri allora ne sono influenzati? Sono premesse che hanno implicazioni di tipo nazista. Mi sembra che i tedeschi, con le debite proporzioni, abbiano le stesse colpe nei confronti del nazismo: tutti sapevano ma nessuno si è opposto e in un certo senso tutti hanno seguìto i pochi trascinatori. C’è da riflettere seriamente sulle nostre leggi che puntano solo sulla responsabilità individuale, la quale, in episodi come questi, subisce un enorme ridimensionamento.

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