Contro ordine, compagni! [17]

Comunanti
Comunisti e protestanti: i nuovi comunanti.

Revisione 7 nov 2018 – I fatti di cui parlo risalgono all’autunno 1959. Il corpo insegnanti italiano, con idee di sinistra, stava ricevendo degli ordini impartiti dall’alto, a livello nazionale: tali disposizioni dovevano essere state decise, ovviamente, qualche tempo prima.

Appena finita la guerra, Togliatti, alla Costituente, si era espresso a favore della magistratura giudicante eletta dal popolo e, per questo, sostenne anche le giurie popolari. Insomma, l’ordine di scuderia era di ignorare la magistratura in quanto era un ‘ordine autonomo e indipendente’ e non un potere, e soprattutto nessun potere veniva previsto per i pubblici ministeri, così come accadeva nei civili paesi del Regno Unito (dove la polizia svolge le indagini) e della Francia, dove i P.M. dipendono dal ministero che comunica per iscritto le direttive. Nel 1954, ci si accorse che in Italia si decideva tutto in istruttoria e inoltre non esisteva il principio del ‘primo entrato, primo uscito’, come non esiste nemmeno ora: un dibattimento da discutere in aula giudiziaria poteva ( e può, tuttora) essere messo sotto il mucchio dei processi da celebrare, se la magistratura riteneva di farlo ed aspettare a tempo indefinito.

Si deve anche sapere che esisteva, dal 1944, l’Istituto di Studi Comunisti (Scuola delle Frattocchie, che nel 1950 mutò il nome in ‘Istituto Togliatti’), il quale riprendeva l’archivio Bucharin, di cui riportiamo alcune righe, tratte dal Capitolo 77 del testo ‘I compiti distruttivi del comunismo’, di Bucharin:

Nell’istruzione, come in ogni altro campo, il Partito comunista si trova di fronte  a compiti non solo costruttivi, ma anche distruttivi. Per quanto riguarda il sistema scolastico borghese, si deve procedere alla soppressione immediata di tutto ciò che faceva della scuola uno strumento di dominio della borghesia. In particolare, nella società borghese, la scuola, nei suoi gradi superiori, è destinata solo alla classe degli sfruttatori. Queste scuole, cioè i licei, i collegi, gli istituti e le accademie militari, debbono essere eliminate.

Il personale insegnante della scuola borghese diffonde l’istruzione e la menzogna di classe. Quella parte del personale della vecchia scuola che non vuole, o non può, essere utile alla educazione comunista delle masse, deve venire inesorabilmente allontanata... omissis…

…e nel successivo Capitolo 78 – ‘La scuola come strumento d’istruzione e d’educazione comunista’, che riportiamo interamente:

In Russia, la borghesia non rappresentava che un’insignificante minoranza della popolazione. Questo non le ha impedito di servirsi della scuola, come degli altri organi d’oppressione di classe, per l’educazione e l’ammaestramento di milioni di lavoratori e di imporre così il punto di vista e la morale della minoranza alla enorme maggioranza della popolazione.

In Russia, la classe operaia, benché in minoranza, dirige ed organizza, politicamente parlando, la lotta di tutti i lavoratori. È naturale che, impadronitasi della scuola, essa la utilizzi prima di tutto per elevare le classi arretrate della popolazione ad un grado superiore di coscienza comunista. La borghesia si serviva della scuola per asservire i lavoratori, il proletariato l’utilizzerà per la propria liberazione. Con il suo sistema di insegnamento, la borghesia educava i figli dei proletari secondo principi borghesi; il nostro fine invece è quello d’educare i figli della piccola e grande borghesia secondo principi proletari. La scuola comunista deve compiere, nel regno dello spirito e della psicologia, la stessa rivoluzione, la stessa espropriazione, che il potere sovietico ha effettuato, attraverso la nazionalizzazione dei mezzi di produzione, nel regno economico. Bisogna educare la coscienza umana alle nuove relazioni sociali. È difficile edificare la società comunista fra persone che, in molti campi della vita ideologica, restano ancora sul terreno della mentalità e dei pregiudizi borghesi. Bisogna che la scuola adegui il modo di pensare generale alle nuove relazioni sociali, e soprattutto educhi una nuova generazione, che procederà, con tutta la sua psicologia, sul terreno della nuova società comunista. A ciò debbono mirare le riforme scolastiche, di cui una parte è già stata attuata, mentre un’altra è ancora da realizzare.

Fin qua, il compagno Bucharin: eppure, quanti di noi se ne sono dimenticati? ma proseguiamo…

L’ordine era quindi di prendere in mano l’istruzione, perché, nel quadro ipotizzato, la magistratura era semplicemente un ordine e non un potere e si poteva trascurare. Ma quando Togliatti si accorse, circa nel 1954, che la magistratura era invece un potere di fatto, partì il ‘Contro Ordine, compagni!’, come amava ripetere Giovannino Guareschi, ancora oggi uno degli scrittori italiani più venduti nel mondo (con buona pace delle sinistre).

Guareschi
Giovannino Guareschi

Giovannino era comunque dispiaciuto, perché con Stalin aveva una vaga somiglianza.

Il nuovo ordine di Togliatti fu: “Non dobbiamo prendere in mano solo l’istruzione ma l’istruzione ed anche la magistratura!” E così fu.

Per contrasto, e questa cosa non fu gradita a certi militanti, Togliatti ebbe una notevole apertura nei confronti della religione.

Il compagno Palmiro disse infatti: ‘Un principio da applicare è la rivendicazione delle libertà di coscienza, di fede, di culto, di propaganda religiosa e di organizzazione religiosa. Il progetto di Costituzione, per questa parte, ci soddisfa… consideriamo definitiva la soluzione della questione romana, e non vogliamo in nessun modo riaprirla… riteniamo che il Concordato sia uno strumento bilaterale e che solo bilateralmente potrà essere riveduto.’ (Riportato senza correggere la consecutio temporum).

Bisognava quindi prendere in mano la magistratura e la scuola ma non mostrarsi completamente atei per non dispiacere a milioni di lavoratori cattolici: almeno per il momento.

Era difficile essere pedissequamente osservanti a queste disposizioni contraddittorie e così, poteva il professore di lettere W.A. trovare qualche acconcia soluzione? Sì, poteva, seguendo i suggerimenti dell’Ordine delle Menti Bacate, le quali s’inventarono il movimento dei comunanti: comunisti e protestanti contemporaneamente, cogliendo fior da fiore da ciascuna filosofia. Dal comunismo, tutto ciò che poteva sembrare opportuno e così pure dalla religione cristiana e protestante. E l’acuto lettore chiederà: e perché mai protestante? Ma appunto perché protesta! La profondità del ragionamento di questi personaggi non andava oltre all’esame di un nome formale: se protesta, tale religione è forse più acconcia ad una ribellione, ad una rivoluzione come poteva essere il comunismo.

Spiace che una mente feconda come quella di Palmiro Togliatti non abbia avvertito i suoi sudditi: “Compagni, noi comunque siamo e resteremo atei: ma dobbiamo fingere, per non perdere consenso, di essere un pochino, solo un pochino, religiosi…”

Tuttavia, non lo disse e… costrinse involontariamente le Menti Bacate (del noto Ordine) a fare i salti mortali, allo scopo di conciliare l’inconciliabile. E così, quando io avevo sedici anni, dovetti vivere il paradosso di cui diremo sotto.

Allevato in una famiglia di quelle additate da Togliatti come nemica del popolo (e sì, diciamolo: allevato in una lurida famiglia borghese che rappresentava una insignificante minoranza), non ero affatto interessato a Lenin, a Stalin e via discorrendo: ero interessato alla scuola, dove cercavo di stare attento il più possibile e questo perché più stavo attento e meno avrei studiato a casa, quando, nel pomeriggio, volevo avere il maggior tempo libero possibile per andare a giocare al calcio, una delle mie grandi passioni.

E così, il professor W.A., all’inizio dell’ora di lettere, esordiva: “Oggi il programma prevederebbe Giacomo Leopardi: ve lo studierete a casa e parleremo invece di Vladimir Il’ič Ul’janov, noto anche come Nicolaj Lenin.”

Lo scrivente, che per carattere (ovvero, brutto carattere: i caratteri sono sempre e soltanto brutti) mal sopporta certe imposizioni, esordiva: “Professore, io preferirei sentire Leopardi: poi, finita l’ora o le ore di oggi, se qualcuno vuol sentire parlare di Lenin, potrete mettervi senz’altro d’accordo…”

Al che, il nostro eroico professore proseguiva: “Qui comando io, ti faccio cacciare da tutte le scuole d’Italia eccetera eccetera eccetera.”

Naturalmente le chiacchiere sul fattaccio dilagarono.

Alcuni professori erano dalla mia parte: segnatamente, il sacerdote Don Germano, insegnante di filosofia e religione (non so se per convinzione o per posizione coerente), la professoressa Tolosani, insegnante di geografia, chimica e mineralogia, il professor Corvaja, illustre matematico, nonché altri, erano dalla mia parte. Il preside (un polacco) ed alcuni altri, erano contro perché sostenevano che, anche se c’era stato sicuramente un abuso da parte del professore (perché così il professore non avrebbe dovuto fare eccetera), dove andremo a finire se si diffonderà questa ribellione inaudita eccetera: e sì che stiamo parlando anche di uno dei migliori  allievi della classe…

Lo diceva anche Cicerone oltre 2000 anni fa: dove andremo a finire… ( o tempora, o mores).

Ma forse, chi scrive, semplicemente,  non era un ruffiano: dal contesto sembrava invece che, forse, i primi della classe dovessero per forza avere la spina dorsale deboluccia. D’altronde, uno che protesta non può essere un buon allievo, che diamine: questo è risaputo dai tempi di Cicerone.

Risultato: il professor W.A. non riuscì nel suo intento di farmi cacciare ma nemmeno io riuscii a far cacciare lui, con sommo fastidio del mio signor padre, che aveva preconizzato, ingenuamente, il licenziamento dell’energumeno da tutte le scuole d’Europa.  Inutile dire che agli occhi dei miei genitori guadagnai forse anche troppi punti (circostanza peraltro mai da loro riconosciuta).

Ma il colmo dell’ira veniva raggiunto dal professor W.A. quando venne a sapere che avevo distribuito (usando il ciclostile messo gentilmente a disposizione dall’insegnante Don Germano, il quale se avesse avuto i baffi ci avrebbe riso sotto) un volantino dove parlavo del comunante, nuovo ed inaudito comunista protestante, membro del notissimo Ordine delle Menti Bacate.

E così, per i due anni scolastici seguenti, nei primi due trimestri,  ebbi 8 e 9 in quasi tutte le materie (erano i miei voti, meritatissimi, dato che anche il contesto non mi era certo favorevole…) ed un bel 6 in condotta. In italiano e lettere, in un lampo di onestà, il professor W.A. mi aveva dato sette, o meglio, aveva dovuto darmelo a furor di popolo (per l’ammutinazione improvvisa degli altri allievi, per i quali ero una specie di Robin Hood): per ottenere il sette in lettere, ero stato torchiato come una vinaccia, ma alla fine la preparazione trionfò; l’applauso degli altri alunni indispettì vieppiù il professor W.A.

Al terzo trimestre di entrambi gli anni scolastici, dopo interminabili consigli di classe, dove il professor W.A. sputava sangue per farmi bocciare o quanto meno rimandare ad ottobre per la disciplina, il risultato ecumenico diventava: sei in tutte le materie ed otto in condotta, con gran soddisfazione di Don Germano.

Ti ho fatto promuovere, figlio mio! si tratta di una crociata! vinceremo! sono fatti gravissimi per il futuro dell’Italia! non sarà etica cristiana ma ho dovuto minacciare di andare in Vaticano per esporre i fatti a papa Roncalli, Giovanni XXIII (ex patriarca di Venezia), che mi tiene sotto la sua ala protettrice: il preside ha cambiato idea ed ha accettato di promuoverti. Minacce e ricatti non dovrebbero essere usati dai buoni cristiani ma tant’è: mi confesserò dal Patriarca attuale, oppure dal papa.’ (il patriarca era, in quel momento, Giovanni Urbani)

Non so come ringraziarLa, Don Germano…’

Per fortuna, una volta conseguito il diploma, del professor W.A. non ho più sentito parlare.

Tutto vero, verissimo, purtroppo per l’Italia… il mio è un episodio qualsiasi, chissà, tuttavia, come quanti altri.

Mi sovviene un vecchio proverbio veneziano: Chi no ga sàntołi, no ga bussołài. [Chi non ha padrini della Comunione o della Cresima, non ha nemmeno i dolcetti tradizionali relativi.]

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