Sottintesi veneti 2 [21]

 

TrippeIl nostro amico signor Antonio C., (vedi articolo 14) piccolo possidente dal carattere notoriamente iracondo, in un’assolata mattina di sabato si reca a comprare la carne alla macelleria del paese: il macellaio lo tratta benissimo, sia perché Antonio è un tipo iracondo e potrebbe protestare, sia perché Antonio è anche mediatore di bestiame e procura spesso al macellaio dei bovini di alta qualità.

Comprata la carne, il signor Antonio rincasa in bicicletta con il suo bravo pacco dalla inconfondibile carta-paglia gialla, che denota inequivocabilmente un acquisto in macelleria.

Passa, come già sappiamo, davanti al Caffé del paese e accenna a un saluto con un burbero cenno della testa in direzione degli sfaccendati seduti fuori del Caffè stesso. Una voce si leva allora dal gruppo degli sfaccendati. La voce si rivolge agli altri sfaccendati seduti attorno: 

Voce dal Caffé: “Savéo tripe che i vende ‘sto ano…” [Sapete: quante trippe si vendono quest’anno…]

Trippe2A queste parole, Antonio inchioda la bicicletta, scende, apre il pacco con delle costate meravigliose, lo getta per terra, calpesta le costate sotto i piedi e grida:

“Eco le to trìpe, Toni! àssa che le magne i pitòchi, adès che le è pestade!” [Ecco le tue trippe, Antonio! Lascia che le mangino i pitocchi, adesso che sono calpestate!]

E se ne va, lasciando le costate sulla strada.

Sottintesi:

Le trippe sono forse la carne più economica e notoriamente il signor Antonio era benestante. L’insinuazione quindi si basava sul contenuto del pacco di carta paglia: Sapete, dato che quest’anno il macellaio vende tante trippe, anche in quel pacco ci saranno trippe, quindi il signor Antonio si presenta come benestante ma in realtà compera trippe come la gente comune.

Cosa poteva fare Antonio?

  • Se fingeva di non sentire, il dubbio sarebbe rimasto e il ridicolo lo avrebbe coperto per l’eternità (nella sua mente).
  • Rivolgere la parola al gruppo e apostrofare i presenti non era possibile perché quelli del gruppo sfaccendato avevano parlato tra loro e quindi avrebbero potuto eccepire che nessuno di loro aveva mai rivolto la parola ad Antonio.
  • Non restava che improvvisare un soliloquio, lasciando le costate per terra, calpestate sotto i piedi: lasciarle a chi credeva di essersi preso gioco di lui.

Tutto questo in frazioni di secondo. Antonio confermava di avere quindi una capacità di analisi immediata eccezionale.

Scenetta #2

 

                    Antonio C. sapeva anche essere amico dei semplici e con queste persone per nessun motivo al mondo avrebbe sfoderato la sua arroganza o la sua iracondia: probabilmente, potremmo allora concludere, si trattava di atteggiamenti simulati, esibiti per fare un certo effetto con chi non sapeva o non voleva stare al proprio posto. Ognuno accetti di buon grado il rango che gli compete: questa è la cultura del Piave.

Allora, dicevamo, sono le due del pomeriggio di una calda estate e Antonio, nel nostro Caffè, sta leggendo il giornale. Nel tavolo accanto, a debita e rispettosa distanza di due metri circa, sta seduto Piero, il semplicione del paese, che mai più può iniziare un dialogo con Antonio: deve attendere, caso mai, che il primo a parlare sia quello di rango più alto.

Piero vive con la madre in ristrettezze, ché nessuna certamente lo ‘prenderà’ [s’intende come marito]. Piero si sta facendo una sigaretta malandata usando una cartina e del tabacco trinciato comune. Sta provvedendo a leccare la cartina per acconciare la sigaretta al meglio. Il barista sa che dovrà dargli il fiammifero: d’altronde, per buon cuore, gli ha già dato un piccolo bicchiere di merlot. Piero non lo potrebbe pagare e se lo tiene sul tavolo come una pìsside.

Antonio legge sul giornale che, a partire da quel mese, tutti i membri della famiglia Agnelli avranno un appannaggio mensile di dieci milioni, come cento mila euro odierni.

Antonio rivolge la parola con cameratismo a Piero: “Piero, ascolta, tutti quelli della famiglia Agnelli riceveranno d’ora in avanti, ogni mese, una cifra di rendita. Prova a dirla, Piero, prova a indovinare ma devi dire tanto…”

Piero ci pensa su e dice tra sé: “Tanto, devo dire tanto… dieci mila lire, Toni, dico dieci mila lire ogni mese…”

Antonio lo guarda sorridendo e dice: ”Di più, Piero, devi dire tanto, tanto di più…”

Piero è un pochino a disagio: “Di più… ma quanto… bene… cento mila lire! Cento mila lire di rendita ogni mese!”

Antonio, ridendo: “Nooo, Piero, dieci milioni al mese! dieci milioni!”

Piero si alza di scatto in piedi, con la sigaretta da finire, agitatissimo, si avvicina al banco, guarda il barista, guarda Antonio, infine guarda il soffitto, si fa il segno della croce e mormora con un filo di voce: “Oh, Madonna mia… ma allora, quanti caffè bevono…”

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