Sottintesi veneti 2 [21]

 

TrippeRevisione del 7 nov 2018 – Il nostro amico signor Antonio C., (vedi articolo 14) piccolo possidente dal carattere notoriamente iracondo, in un’assolata mattina di sabato si reca a comprare la carne alla macelleria del paese: il macellaio lo tratta benissimo, sia perché Antonio è un tipo iracondo e potrebbe protestare, sia perché Antonio è anche mediatore di bestiame e procura spesso al macellaio dei bovini di alta qualità.

Comprata la carne, il signor Antonio rincasa in bicicletta con il suo bravo pacco dalla inconfondibile carta-paglia gialla, che denota inequivocabilmente un acquisto in macelleria.

Passa, come già sappiamo, davanti al Caffé del paese e accenna a un saluto con un burbero cenno della testa in direzione degli sfaccendati seduti fuori del Caffè stesso. Una voce si leva, come al solito, allora dal gruppo degli sfaccendati. La voce si rivolge, in modo stentoreo, agli altri sfaccendati seduti attorno: 

Voce dal Caffé: “Savéo trìpe che i bechéri vénde ‘sto àno…” [Sapete: quante trippe i macellai stiano vendendo quest’anno…]

Trippe2A queste parole, Antonio inchioda la bicicletta, scende, apre il pacco con delle costate meravigliose, lo getta per terra, calpesta le costate sotto i piedi e grida, rivolto a sé stesso:

Toni! èco le to trìpe, Toni! àssa che le magne i porèt, adès che le è pestade!” [Ecco le tue trippe, Antonio! Lascia che le mangino i poveri, adesso che sono calpestate!]

E se ne va, lasciando le costate sulla strada.

Sottintesi:

Le trippe sono forse la carne più economica e notoriamente il signor Antonio era benestante. L’insinuazione quindi si basava sul contenuto del pacco di carta paglia: Sappiate tutti, dato che quest’anno il macellaio vende tante trippe, che anche in quel pacco ci saranno trippe, quindi il signor Antonio si presenta come benestante ma in realtà compera trippe come i poveracci.

Cosa poteva fare Antonio?

  • Se fingeva di non sentire, il dubbio sarebbe rimasto e il ridicolo lo avrebbe coperto per l’eternità (nella sua mente).
  • Se rivolgeva la parola al gruppo e apostrofava i presenti, questi ultimi avrebbero potuto eccepire che nessuno di loro aveva mai rivolto la parola ad Antonio e che avevano parlato tra loro.
  • Non restava che improvvisare un soliloquio, lasciando le costate per terra, calpestate sotto i piedi: lasciarle a chi credeva di essersi preso gioco di lui.

Tutto questo, in frazioni di secondo. Antonio confermava di avere quindi una capacità di analisi immediata eccezionale.

Scenetta #2

                     Antonio C. era amico dei semplici e con queste persone per nessun motivo al mondo avrebbe sfoderato la sua arroganza o la sua iracondia: probabilmente, potremmo allora concludere, si trattava di atteggiamenti simulati, esibiti per fare un certo effetto con chi non sapeva o non voleva stare al proprio posto. Ognuno deve accettare di buon grado il rango che gli compete: questa è la cultura del Piave.

Allora, dicevamo, sono le due del pomeriggio di una calda estate e Antonio, nel nostro Caffè, sta leggendo il giornale. Nel tavolo accanto, a debita e rispettosa distanza di due metri circa, sta seduto Piero, il semplicione del paese, che mai più può iniziare un dialogo con Antonio: deve attendere, caso mai, che il primo a parlare sia quello di rango più alto, in questo caso, il primo a parlare dev’essere Antonio. Non mi risulta che questa regola abbia mai avuto eccezioni.

Piero vive con la madre, in ristrettezze, ché nessuna certamente lo ‘prenderà’ [s’intende come marito]. Piero si sta facendo una sigaretta malandata usando una cartina e del tabacco trinciato comune. Sta provvedendo a leccare la cartina per acconciare la sigaretta al meglio. Il barista sa che dovrà dargli il fiammifero: d’altronde, per buon cuore, gli ha già dato gratis un piccolo bicchiere di merlot. Piero non lo potrebbe comunque pagare e se lo tiene sul tavolo come una pìsside. Piero è indeciso: non sa se prima fumare e poi bere l’ombra o viceversa. Sta meditando.

Antonio legge sul giornale che, a partire da quel mese, tutti i membri della famiglia Agnelli avranno un appannaggio mensile di dieci milioni. Con dieci milioni, allora, si comperavano, all’incirca, sei o  sette villette.

Antonio decide di rivolgere la parola, con cameratismo, a Piero:  Pièro, scoltéme puìto, tùti quéłi de ła faméia Agnelli da incuò i varà, d’ogni méxe, na pensión. Prové a dìser, Pièro, prové a indivinàr ma vé da dìser tànt, tànti schèi…

[Piero, ascoltatemi bene, tutti quelli della famiglia Agnelli riceveranno d’ora in avanti, ogni mese, una cifra di rendita. Provate a dirla, Piero, provate a indovinare… ma dovete dire tanto, una cifra grossa…]

Piero ci pensa su e dice : Tànt, bisògna dìser tànt… dièxe miłe, siór Antònio, dìse dièxe  mìłe frànchi d’ògni méxe…

[Tanto, devo dire tanto… dieci mila lire, signor Antonio, dico dieci mila lire ogni mese…]

Antonio lo guarda sorridendo e dice: De pì, Piero, vé da dir tànt, tànt de pì…

[Di più, Piero, dovete dire tanto, tanto di più…]

Piero è un pochino a disagio: De pì, ma còssa, pò… bón, zénto mìłe frànchi! zénto mìłe frànchi de pensión d’ògni mése! 

[Di più… ma quanto, poi… bene… cento mila lire! Cento mila lire di rendita ogni mese!]

Antonio, ridendo: Nooo, Piero, dièxe milioni d’ògni méxe! Dièxe milióni!

[Nooo, Piero, dieci milioni al mese! dieci milioni!]

Piero si alza di scatto in piedi, con la sigaretta da finire, agitatissimo, si avvicina al banco, guarda il barista, guarda Antonio, infine guarda il soffitto, torna a sedersi al tavolino, torna al banco del bar, annaspa, si fa il segno della croce e mormora con un filo di voce: Mària vèrgine… Mària vèrgine… e l’óra, quànti café bèviłi…

[Oh, Madonna mia… ma allora, quanti caffè bevono…]

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