Aldo e Maria [22]

AldoMaria
Carnevale a Venezia 1981: Piazzetta San Marco con le silhouettes di Aldo e Maria.

Aldo e Maria sono due contadini veneti del basso Piave, appena sposati, che decidono di prendersi un giorno di festa (come viaggio di nozze) e di recarsi al Carnevale di Venezia.

Non erano mai stati da nessuna parte e sembrava loro una bella, splendida occasione per vivere il bel mondo. Per non sottoporsi a spese eccessive, pensano bene di partire da casa con un fiasco di vino raboso (che tra l’altro fa sangue) e nella borsa di finto leopardo plasticato di Maria mettono due meravigliosi panini con la sopressa, ottenuta dalla macellazione del maiale dell’anno precedente, sopressa ormai stagionata. A buon conto, si portano appresso anche quattro uova sode con un cartoccetto di sale e un altro pezzo di pane, per mangiarlo eventualmente con le uova sode. Aldo voleva portare anche un barattolo di cetrioli sott’aceto, di quelli preparati in autunno: Maria suggerisce che tale barattolo avrebbe potuto macchiare la borsa di leopardo e poi, comunque, ci si poteva anche sbrodolare, il che non avrebbe fatto fino. Pensano anche di non portare la grappa (troppo ingombro) e di portare un bicchiere solo per il vino, sempre per questioni di ingombro: avrebbero bevuto entrambi il raboso con lo stesso bicchiere, tanto, erano sposati e non ci sarebbe stato problema alcuno…

Sembra, a detta della loro comare, che il primo treno per Venezia partisse dalla stazione di  Noventa di Piave alle sei del mattino: dato che si trattava anche del loro viaggio di nozze, volevano gustarselo interamente e quindi era meglio partire il prima possibile. Dato inoltre che a mala pena entrambi leggevano solo lo stampatello ed anche con una certa fatica, sarebbe stato meglio comunque arrivare presto alla stazione, in modo d’aver tempo di chiedere lumi al bigliettaio e di rassicurarsi circa l’orario preciso, piuttosto che esplorare tramite lettura gli orari esposti nelle bacheche. Ecco quindi che partono da casa, in bicicletta, alle quattro e mezza circa e arrivano alle cinque e un quarto alla stazione di Noventa. Trovano un posto per le due biciclette e, in una freddissima, nebbiosa, infame mattina di febbraio (è carnevale…) devono mettersi fuori dalle porte della stazione perché a quell’ora era tutto chiuso.

Il bigliettaio arriva quando mancano cinque minuti alle sei (poi sapranno dal bigliettaio stesso che il treno era proprio alle sei) e vende loro due biglietti di seconda classe, con andata per Venezia Santa Lucia e con ritorno per Noventa di Piave. Prendono il biglietto di seconda classe e non di terza, perché si tratta del loro viaggio di nozze e pertanto vogliono trattarsi bene.

Si fermano sul marciapiede del binario. Il capostazione vede i due e intuisce di doverli avvertire di stare lontani dalla linea gialla: potrebbe essere molto pericoloso. Aldo approfitta per chiedere al capo come si faccia a distinguere un vagone di seconda classe: sono, forse, i vagoni colorati differentemente? Purtroppo no ma ci sono due asticelle verticali sui vagoni di seconda, asticelle che denotano appunto tale classe: sono chiamati numeri romani… Aldo non capisce bene ma afferra il concetto delle due asticelle. Il capostazione dice ad Aldo che comunque un vagone di seconda classe dovrebbe fermarsi proprio davanti a loro e aggiunge di fare molta attenzione col fiasco che Aldo reca in mano: faccia attenzione a non romperlo, il fiasco, ché dovrebbe pagare i danni dell’insudiciamento del vagone. Aldo chiede anche quante fermate ci siano prima di Venezia. Il capo risponde che a Venezia Santa Lucia il treno non proseguirà oltre: tutti devono scendere e così non è possibile sbagliare.

Aldo si rivolge a Maria: “Quante cose nuove, Maria, forse era meglio stare a casa…”

Maria non fa a tempo a rispondere che un altoparlante gracchia: “Treno 415 In arrivo da Trieste, diretto a Venezia… prima e seconda classe al centro…”

Fortuna vuole che veramente davanti a loro si fermi un vagone con le due asticelle. Aldo: “Hai visto Maria, il capo ha indovinato dove si sarebbe fermato…”

 Salgono ed entrano nel primo scompartimento, dove sta seduto un sacerdote. “Buon giorno reverendo.”, “Sia lodato Gesù Cristo, figlioli.”

Il prete prosegue nella lettura di una ponderosa Bibbia che incute una rispettosa impressione ad Aldo e Maria. Aldo tocca il gomito di Maria e fa un cenno col capo indicando il prete, come dire: “Guarda cosa fa, guarda come legge…”

Ad un certo punto, il prete decide di prendere un appunto ed estrae dalla tonaca un lapis: scrive una lunga annotazione in terza di copertina.

Aldo, esterrefatto, dice a Maria a bassissima voce: “Varda, Maria… el gh’in zonta…” [Guarda, Maria, ne aggiunge…] che analiticamente significa: “Non gli basta un libro enorme: è talmente competente che trova il modo di aggiungerci qualcosa di nuovo…”

Arrivano alla stazione di Venezia Santa Lucia, si prendono per mano e s’inoltrano nella più bella città del mondo. Vanno al pontone del vaporetto e chiedono il prezzo del biglietto per Piazza San Marco: la cifra è spaventosa e allora chiedono ad un facchino se si possa arrivare in Piazza a piedi. Il facchino risponde che per potere si può… ma saranno tre chilometri… e indica la Strada Nuova affollatissima, non possono sbagliare.

Aldo: “Maria, cosa saranno mai tre chilometri, così ci vediamo la città e le maschere del carnevale…” Maria annuisce, tutta contenta.

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Carnevale a Venezia 1981: la Strada Nuova

Chiedendo una decina di volte, riescono ad arrivare in Piazza, in una bolgia infernale, caratteristica del carnevale. Ormai è quasi mezzogiorno e si siedono sopra i gradini della Loggetta del Sansovino, dove pensano di consumare la loro colazione. Per loro fortuna, i vigili non li vedono o fingono di non vederli, dato il loro aspetto semplice (è proibito consumare la colazione al sacco perché i veneziani non ci possono guadagnare: o forse per il decoro? Non si sa…) e così si rifocillano, sbafandosi tutto, panini, uova, vino.

Ora ci vorrebbe proprio un buon caffè… per loro disgrazia, il caffè più vicino alla Loggetta è il Floriàn, il caffè più caro del sistema solare. Aldo intuisce come non sia il caso di sedersi ai tavolini ed entra con la Maria direttamente all’interno, dove i due caffè, pensa, costeranno una cifra ragionevole: sono pur sempre due caffè serviti al banco… Purtroppo, i due caffè per i nostri amici, in piedi, al banco, costano dieci volte la cifra ragionevole immaginata da Aldo.

Caffè in piedi del Floriàn:

  • Subito dopo aver pagato, il caffè, con quello che è costato, sembra cattivissimo.
  • Dopo un po’, si decide che il caffè era addirittura buono, almeno ci si consola del prezzo.
  • Ecco perché tutti dicono del caffè del Floriàn: “Buooono, però…”
  • In conclusione, anche se il caffè fosse cattivo, tutti lo definirebbero buono, per non sfigurare col prezzo pagato.

Di buttare via il fiasco, ormai vuoto, non se ne parla nemmeno: sarebbe uno spreco. Anzi, in attesa dell’orario del treno di ritorno, aggirandosi tra le maschere carnascialesche in Piazzetta, Aldo ha un’idea luminosa: “Maria, andiamo dai gondolieri sul pontile e chiediamo se mi riempiono il fiasco di acqua della laguna, così avremo anche un ricordo…”

Maria annuisce tutta contenta e Aldo si avvicina al pontile delle gondole. Scorge un gondoliere e gli porge il fiasco mentre dice: “Mi scusi, potrebbe riempirmelo d’acqua della laguna per ricordo…”

Il gondoliere riconosce in Aldo un bonaccione: annuisce, prende il fiasco e rimanendo sulla sentina della gondola si china nell’acqua e riempie il fiasco per poco più della metà. Lo restituisce ad Aldo senza dire assolutamente niente. Aldo ringrazia ma gli rimane sul gargarozzo la domanda: “Perché mai non me l’avrà riempito del tutto…”

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Carnevale a Venezia 1981: la Piazza San Marco con una maschera dei Tarocchi: l’Innamorato.

Se ne sta andando, quando si accorge di non farcela proprio a rimanere nell’ignoranza; ritorna sui suoi passi e chiede al gondoliere: “Mi scusi, non vorrei importunare, ma non poteva riempirmelo del tutto?” Il gondoliere lo guarda, accenna con un largo gesto del braccio alle alghe scoperte sulla riva e sulle bricole (briccole in italiano), alghe che sono quasi del tutto all’asciutto e con aria professorale dice:

Ma benedeto lù, xè bassa marèa, no’l vede le alghe sùte: se ghe lo fasésse pien, dopo un fià la marèa la cressarìa e… puff… l’acqua la ghe ‘ndarìa tuta de fóra…”

[Ma benedetto lei, siamo in bassa marea, non vede le alghe asciutte: se le riempissi il fiasco, dopo un poco la marea crescerebbe e… puff… l’acqua le andrebbe tutta fuori…”

Aldo ringrazia con un sorriso appagato e dice alla Maria: “Maria, questa non la sapevo: quando torniamo a casa la voglio raccontare a nostro compare…”

Maria annuisce, tutta contenta…

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