Ungheria 1956 e i voltagabbana [25]

ungheriaunita

Quella volta, nell’ottobre 1956, avevo tredici anni e avevo appena iniziato la terza media. Esplose la rivoluzione ungherese. La radio e la televisione (da poco iniziata con l’unico primo canale in VHF) ci tenevano informati. Ma, come al solito, le opinioni diverse da quelle del regime democratico venivano date dai quotidiani con titoli a nove colonne.  Per dare un’idea della confusione, riporto i quotidiani del 25 ottobre 1956.

L’Unità: “Ungheria impegnata nella lotta contro il tentativo di una restaurazione reazionaria – LE BANDE CONTRORIVOLUZIONARIE VENGONO COSTRETTE ALLA RESA DOPO I LORO SANGUINOSI ATTACCHI CONTRO IL POTERE SOCIALISTA – Da una parte della barricata a difesa del socialismo.”

UNGHERIAcorriere

Il Corriere della Sera: “Continua la disperata rivolta degli ungheresi per abbattere la tirannia comunista – GLI INSORTI COMBATTONO NELLE VIE DI BUDAPEST CONTRO I CARRI ARMATI DELL’ESERCITO SOVIETICO – Aerei russi mitragliano la popolazione.”

Non stiamo qui a discutere chi avesse quale opinione e perché: lo scopo di questo blog è quello di individuare un tipo di personaggio pericolosissimo perché a seconda delle circostanze può essere da una parte (giusta o sbagliata che sia) oppure dall’altra (giusta o sbagliata che sia). Prendiamo ad esempio del nostro discorso il signor X.

Studia a Padova e si iscrive durante la seconda guerra mondiale al GUF, Gruppo Universitario Fascista.

L’iscrizione è a base esclusivamente volontaria e accoglie  i giovani tra i 18 e i 21 anni che provenivano dalla GIL (Gioventù Italiana del Littorio) ed erano iscritti ad una università.

I compiti erano, come si dice in (http://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_universitario_fascista):

  • Attività politico-culturali, con l’obiettivo di preparare e selezionare giovani. Esse erano effettuate tramite la Scuola di Mistica Fascista, che organizzava e coordinava corsi di preparazione politica, Prelittoriali e Littoriali di cultura, arte e lavoro, il Teatro sperimentale del GUF, le sezioni cinematografiche, radiofoniche e di stampa universitaria,
  • Attività sportive, con l’organizzazione di Agonali, Littoriali dello sport, Settimane Alpinistiche e Marinare,
  • Attività assistenziale, effettuata tramite case e mense dello studente ed ambulatori medici.

Dato che si trattava di una iscrizione esclusivamente volontaria, io, personalmente, non mi sarei iscritto per vari motivi. Se invece avessi voluto iscrivermi, ne avrei potuto ricevere in seguito lustro oppure infamia, a seconda dell’evoluzione delle cose nel tempo e a mio rischio e pericolo. Ma il potenziale voltagabbana si iscrive e poi, visto l’esito della guerra, se ne esce con questa dichiarazione: “Il GUF era in effetti un vero e proprio vivaio di energie intellettuali antifasciste, mascherato e fino a un certo punto tollerato.” Conferma il regista Turi Vasile: “…all’interno dei GUF si approfittava di questa situazione d’indulgenza che allora si riservava, per retorica o per eccessiva sicurezza, alla gioventù, per liberarci di ogni condizionamento ideologico”. Insomma una giustificazione di un tradimento: faccio da quinta colonna… in ogni caso, sarebbe un comportamento che non insegnerei a mio figlio. Ma non sono di questa opinione ad esempio Mirella Serri, docente di letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università La Sapienza di Roma, la quale afferma che gli iscritti al GUF erano consci di quello che facevano e non c’era alcuna possibilità di essere frondisti e della stessa opinione è Davide Lajolo, che dal 1949 al 1958 fu direttore dell’Unità: uno quindi che le cose avrebbe dovuto saperle. Sembra quindi lecito avere delle perplessità sul fatto che il nostro X fosse un finto fascista e in proposito mi sovviene un insegnamento di mio nonno, cavalier Cesare Giorgi: “I voltagabbana sono come i lupi: perdono il pelo ma non il vizio.” Finito il periodo fascista, forse non era più conveniente rimanere a destra… oppure si poteva semplicemente concludere la mascheratura?

Parecchi personaggi hanno pensato bene, nell’immediato dopoguerra, di cambiare casacca, passando dalla nera alla rossa.

E torniamo al 1956, quando molti iscritti al Pci o intellettuali simpatizzanti si dimisero apertamente, essendo sì di sinistra ma non voltagabbana e quindi con un minimo di spina dorsale: parliamo di Antonio Giolitti, Reale, Vezio Crisafulli, Onofri, Natalino Sapegno, Purificato, Gaetano Trombatore, Carlo Aymonino, Carlo Muscetta, Loris Fortuna, Antonio Ghirelli, Italo Calvino, Elio Vittorini, Rachele Farina (elenco preso da Wikipedia) i quali presero le distanze in maniera netta dal Partito dopo l’appoggio dato all’invasione sovietica, in ciò unendosi alla critica nei confronti dell’invasione formulata pubblicamente da chi aveva già abbandonato da tempo il partito, come ad esempio Ignazio Silone.

Ma il nostro X è convinto, con la nuova casacca rossa e non più nera, che l’Unione Sovietica avesse fatto bene e condanna come controrivoluzionari gli insorti ungheresi: “Il compagno Antonio Giolitti ha il diritto di esprimere le proprie opinioni [pensate! Giolitti ha il diritto di esprimere le proprie opinioni! n.d.a.], ma io ho quello di aspramente combattere le sue posizioni. L’intervento sovietico ha non solo contribuito a impedire che l’Ungheria cadesse nel caos e nella controrivoluzione ma alla pace nel mondo.” (1956: citato in Gian Antonio Stella, «Principe rosso», violò il tabù del Viminale, Corriere della Sera, 8 maggio 2006).

Ma la gabbana va voltata o no? Se è vero quello che diceva mio nonno…

Il 26 settembre 2006, il signor X, in visita ufficiale in Ungheria, rende omaggio al monumento ai caduti della rivoluzione e alla tomba di Imre Nagy, confermando definitivamente di aver superato le posizioni assunte allora con il PCI di cui faceva parte. Ma in Ungheria, nel 2006, non lo volevano! Egli comunque disse: «Ho reso questo omaggio sulla tomba di Imre Nagy a nome dell’Italia, di tutta l’Italia, e nel ricordo di quanti governavano l’Italia nel 1956 e assunsero una posizione risoluta, a sostegno dell’insurrezione ungherese e contro l’intervento militare sovietico».

Ci vuole un bel coraggio, e il principio di mio nonno fu confermato.

Nagy è importante: prendiamo infatti da Wikipedia.

“Nagy (pronuncia noghi), già dirigente comunista inquieto, dal 23 ottobre al 4 novembre 1956 era assurto a capo del governo ungherese, aveva abbracciato la causa della rivoluzione democratica, annunciato l’abolizione del regime monopartitico e dichiarato la neutralità dell’Ungheria. Poi, si verificò la feroce repressione con i carri armati ordinata da Krusciov, il tiranno di Mosca. Arrestato a tradimento dai sovietici, che gli avevano promesso un salvacondotto per farlo uscire dall’ambasciata iugoslava dove si era rifugiato, fu impiccato il 16 giugno 1958. La sua condanna a morte era stata approvata, in una riunione di tutti i capi dei partiti comunisti del mondo, anche dal segretario del Pci Palmiro Togliatti. Questi, però (Togliatti), aveva ottenuto che l’esecuzione fosse rimandata a dopo le elezioni politiche italiane del 25 maggio 1958 (indovinate perchè…). Così, Nagy è entrato, da martire della libertà, anche nella storia d’Italia.”

Una gabbana voltata cos’altro può nascondere?

Fino a quando le questioni di principio e di coerenza non saranno considerate importanti, sino a quando non si pagherà per il cambio di casacca, sarà difficile costruire dei rapporti basati sulla fiducia reciproca.

Inoltre, questa gente ha la faccia tosta di dire: “Sì è vero, ero comunista sfegatato ed ho sbagliato: ma ho imparato un sacco di cose e posso dirti come non sbagliare…”

A costoro va risposto: “Hai sbagliato prima e continui a sbagliare adesso, perché la tua è esclusivamente una presunzione di raggirare ancora gli altri: sbaglierai anche in futuro e sei disprezzabile al massimo, non solo perché è chiaro che tu non stimi gli altri ma soprattutto perché tu non stimi te stesso: non stimando te stesso, non ti fidi di te e decidi alla meno peggio sull’impulso del momento.”

L’opportunismo è il cancro dell’umanità e “…i voltagabbana sono come i lupi: perdono il pelo ma non il vizio.”

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