La mucca e il vitellino [29]

muccaPerso nell’infanzia. Escluso dal mondo degli adulti. Questa condizione del ragazzino è frustrante: qualunque cosa ti passi per la mente e tu abbia idea di mettere in pratica, in realtà non sei ancora nessuno e questo sino a quando tu non abbia ricevuto l’imprimàtur, cioè il riconoscimento degli adulti.

Lo sai che è così e ne hai continue conferme perché, quando un discorso si fa interessante, è proprio allora che ti senti dire: “Cosa stai qua ad ascoltare… non sono cose per te.” Da vergognarsi ed arrossire sino alla radice dei capelli. Beati i rossi di pelo, che rossi lo sono già.

Le donne nei filò quando parlano tra loro fanno lo stesso nei tuoi confronti e in realtà tu non sei mai preso sul serio: un poco perché veramente sei troppo giovane e un poco perché gli adulti provano un certo compiacimento nel rinfacciarti la tua immaturità. In certi casi ti ridono anche dietro, come se loro non fossero mai stati ragazzini, come se il crisma dell’iniziazione loro l’avessero sempre avuto. Certamente lo fanno per pavoneggiarsi, questi adulti villanzoni e insensibili…

Un primo piccolo indizio di crescita te lo può dare forse la Cresima di Santa Madre Chiesa: è un primo riconoscimento, preso ad imitazione dei riti pagani per i cacciatori ma è chiarissimo che non si tratta ancora dell’inserimento tra gli adulti della comunità. Il prete, per questi argomenti, non ha il prestigio dei capifamiglia laici. Aspetta, arriverà il giorno… e il giorno, prima o poi, quando magari non ci credi più, arriva. La causa può essere ad esempio la mucca che deve partorire: per la prima volta vieni messo al corrente del parto prossimo venturo, senza che tu lo debba origliare attraverso le porte. Significa che quelli che contano hanno deciso che tu faccia il grande salto, anche se certi altri della tua età non sono magari ancora pronti per il salto stesso. Ma non si va troppo per il sottile e si è fatto sempre così: in maniera empirica, loro decidono che tu, questa notte, farai parte del mondo adulto. Aiuterai i grandi per il parto e questa sarà la tua iniziazione. La vita in realtà non è altro che una serie di riti di passaggio e d’iniziazione, celebrati dalla nascita in poi.

Però debbono pur spiegarti qualcosa… e improvvisamente vieni a sapere un sacco di cose che sino a quel momento ti erano state nascoste.

Se il capo contadino o qualcuno dei vicini ha sufficiente esperienza, allora non serve proprio che ci sia anche il veterinario, a meno che la mucca sia primìpara [= al primo parto] (in questo caso conviene spesso che il veterinario ci sia) o si temano complicazioni. Siccome le complicazioni sono sempre possibili, meglio comunque avvisare il veterinario del parto imminente senza tuttavia farlo venire: verrà eventualmente solo in caso di necessità. Ci si potrà chiedere: ma se viene allertato, egli vorrà pur venire… ma non è così, perché le mucche hanno il vezzo di partorire dalle quattro alle sei del mattino e questa è la ragione per la quale il veterinario, dopo una giornata di lavoro, preferisce possibilmente non venire: un salame o una sopressa gli saranno comunque recapitati se le cose andranno bene. Se il parto invece dovesse andar male, allora non ci saranno regali: i regali porterebbero altra, ulteriore scalogna.

Verso le dieci o le undici di sera ci si riunisce nella stalla e si preparano sciolte alcune balle di paglia, per dormirci sopra nel caso (quasi sicuro…) che le cose vadano per le lunghe, sino all’alba. Vi consiglio di non dormire mai sulla paglia perché ha una conduzione del calore assurda: quando vi coricherete, proverete un calore enorme, molesto, soffocante e quando vi sveglierete vi sentirete ghiacciati e fradici in un bagno di sudore malsano.

PartoA partire dalla mezzanotte, la mucca va tenuta legata per il collo con una grossa catena d’acciaio, assicurata alla mangiatoia, questo perché durante il parto non si muova eccessivamente. La mucca viene fatta sdraiare sulla paglia ma quasi sempre lo fa già spontaneamente, afflitta dal peso e dalle doglie.

Quando le acque si rompono, il contadino anziano (o il preposto) si lava in un secchio le mani, accuratamente, se le asciuga e le cosparge abbondantemente di vaselina filante. Entra con le mani e fa sporgere le due zampe anteriori del vitellino. Le fascia accuratamente con un panno morbido e le lega sopra il panno ad un estremo di una fune lunga, di due centimetri di diametro, appoggiando la fune sulla scala a pioli, inchiodata al pavimento di terra battuta con due enormi chiodi, in modo che la scala non possa muoversi. Il panno serve per evitare abrasioni sulle zampe del vitello. Il nodo, solitamente, è una gassa d’amante.

In quattro persone (almeno) afferrano la fune e mettono i piedi sopra i pioli, in modo da non scivolare e, lentamente, seguendo le istruzioni del capo, fanno marcia indietro utilizzando i pioli come appoggio sicuro. Il momento più pericoloso è quando il vitellino si trova ancora impegnato nella madre per i fianchi: potrebbe soffocarsi e allora tra i presenti aumenta la tensione. Appena il vitellino è uscito, qualcuno lo sostiene e il preposto, con uno spago annodato, unto di vaselina, recide il cordone ombelicale.

Il vitellino viene sdraiato accanto alla madre, avendo cura di incerottare per bene l’ombelico. Subito dopo, per prima cosa si dà da bere alla madre el beverón [il beverone]: le donne hanno preparato un secchio da venti litri circa, riempito per metà di acqua più tiepida che calda, poi due o tre litri di vino raboso rossissimo, un litro e mezzo di caffè forte e un chilo o due di semola, il tutto ben mescolato. La mucca se lo beve tutto con soddisfazione e allora, solo allora, comincia a guardare la sua creatura. Bisogna evitare al vitello un possibile marasma e dei colpi di freddo, cercando di attivare la circolazione del sangue: si cosparge allora abbondantemente il vitellino di una mistura di sale grosso e di sale fino, frizionandolo con uno straccio pulito e ripetendo una seconda volta l’operazione. La mucca è ghiottissima di sale e per far questo lecca il vitellino, trovando dapprima il sale grosso che le dà soddisfazione: il sale fino, nel pelo, fa sì che la mucca continui a cercare. Bisogna stare attenti che la mucca non lecchi l’ombelico e per questo si era messo il cerotto. Per questa ragione e per finezza alcuni cospargono la zona attorno all’ombelico con qualche tintura di erbe amarissima, comperata apposta in farmacia, in modo che la mucca eviti di leccare la zona dell’ombelico, pur massaggiando il vitello per prendersi il sale. Massaggio automatico del vitellino…

A questo punto è fatta: di solito l’alba c’è già stata da un pezzo ed anche i lavoranti fanno una bella merenda a base di polenta e latte, pane, salame, vino, caffè e una bella grappa per farsi coraggio. La grappa è sempre e soltanto per farsi coraggio, mai per farsi vedere uomini, come gli anglosassoni.

Ed ecco che il neòfita potrà dire con sussiego: “Son ‘ndàt a far nàsser el vedèl…” [Sono andato a far nascere il vitello…]

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