Don Manzoni e il cappuccino [31]

CappuccinoRimaniamo nel nostro discorso degli esempi, che valgono più di mille insegnamenti. La cosa più diseducativa che si possa considerare è il detto ‘Fai quel che ti dico e non guardare quello che faccio’.


Forse capiterà anche a voi, ma per le persone che predicano bene e razzolano male io, personalmente, provo una profonda avversione. E ce ne sono molte persone del genere: politici, religiosi, uomini pubblici in genere, insegnanti, genitori, parenti ed amici, tutti pronti a suggerirti il da farsi ma anche tutta gente che inequivocabilmente fa cose diverse da quelle che ti suggeriscono. Penso che nei sacerdoti questo difetto sia addirittura al di là di ogni sopportazione e mi piacerebbe sapere quanti siano i laici che si sono allontanati dalla Chiesa per questo motivo. Si ha un bel dire che sono uomini anche i sacerdoti ma un minimo di coerenza non è forse necessario?
Una persona che dia l’esempio, anche se non parla, è molto più credibile, per l’insegnamento, di un facondo oratore. Il facondo conversatore che non dà l’esempio di ciò che afferma è un sepolcro imbiancato, un personaggio che trasforma in vuote chiacchiere anche i principi morali più sani.
Nella mia parrocchia veneziana di San Giovanni Battista in Bragora don Pietro Barbo, parroco, divenne papa nel 1464 col nome di papa Paolo II. Per diritto canonico, tutti i parroci successivi hanno ed avranno diritto ai calzini rossi, all’appellativo di Monsignore e ad una cifra mensile pro dignitate. [Per far vivere il Monsignore con maggior dignità].

San Giovanni
Venezia: Chiesa della parrocchia San Giovanni Battista in Bragora. La chiesa si trova in Campo Bandiera e Moro.

L’eroe di cui stiamo parlando, Don Manzoni:
• Non ha mai portato i calzini rossi perché diceva di non aver alcun merito in proposito.
• Devolveva sistematicamente ai poveri la cifra spettantegli pro dignitate.
• Brontolava in modo burbero se gli si rivolgeva chiamandolo Monsignore.
Era un uomo piccolo, tutto nervi e magrissimo. La sua perpetua era furibonda perché desinava una sola volta al giorno per risparmiare e dava tutto ai poveri: di tutto ciò non parlava mai, assolutamente, con nessuno. Aveva solo due tonache, sempre pulite e rammendatissime: le tonache erano consumatissime e lucide dall’uso continuo. Qualche dama ben pensante aveva fatto un esposto al Patriarca, cardinal Roncalli, il quale mandò a chiamare Don Manzoni per l’ennesima volta (sempre per ragioni analoghe). Si narra che Monsignor Manzoni entrasse nello studio del Patriarca con le seguenti parole: “Riverisco Eminenza: Lei mi manda a chiamare e oggi non ho ancora fatto il giro dei poveri.” Ogni mattina presto, infatti, andava nella gelateria bar Lazzarini, vicina alla chiesa, e ordinava un cappuccino e una fugassetta [brioche] che non pagava. Le poche volte che Piero Lazzarini osava dargli una brioche fresca, Monsignor Manzoni la tirava sulla testa del barista e diceva: “Vigliacco, sai che non posso pagare e che ne voglio una vecchia”. Poi voleva 1000 lire in monete da 50 da Piero per i poveri. Faceva il giro di tutti i tavolini e intimava: “Dammi 50 lire, se vuoi continuare a far la bella vita!” Era come madre Teresa di Calcutta: intimoriva tutti e raccoglieva altre mille o duemila lire: poi partiva di scatto e andava dai poveri con tremila lire in tasca: con 50 lire si comperavano due pagnotte…
Ma torniamo al Patriarca Roncalli e al suo discorso col convocato Don Manzoni:
“Monsignore, la Chiesa ha il suo decoro…”
“Eminenza, spesi per i poveri.”
“Ma lei ha anche l’appannaggio pro-dignitate…”
“Eminenza, spesi per i poveri.”
“Ma almeno una veste non rammendata…”
“Eminenza, spesi per i poveri.”
“Monsignore, se si impegna a comperarsi almeno una veste, la mia segreteria le verserà una cifra equivalente a quattro vesti: poi, se l’equivalente di tre vesti le spenderà per i suoi poveri, io non saprò niente…”
“Eminenza, a parte che i poveri sarebbero anche suoi, accetto e non parliamone più perché devo ancora fare il mio giro.”
Passarono ai saluti e Don Manzoni andò in segreteria a ritirare chi dice centomila lire, chi dice centocinquantamila.
Ma poi il Patriarca venne a sapere da una dama caritatevole che non aveva comprato alcuna veste e che aveva dato tutto il malloppo ai poveri.
Il Patriarca mandò allora a San Giovanni in Bragora un giovane prete messaggero, il quale disse a Don Manzoni:
“Monsignore, ho l’incarico da parte di Sua Eminenza di riferire che lei Lo ha imbrogliato…”
“Caro figlio mio, vai da Roncalli e digli che ho fatto un sogno: c’era Gesù Cristo che rideva di gusto e mi diceva ‘Meglio imbrogliare il Patriarca che imbrogliare i poveri…’”
E aggiunse: “Tu, comunque, non chiamarmi mai Monsignore, nessuno mi deve chiamare mai Monsignore, tranne… solo il Patriarca ha il diritto di chiamarmi così.”
Quando hai conosciuto un prete del genere, che spazio possono avere gli altri preti?
Imita quel che faccio e non badare a quel che dico.
Quando noi, ragazzini, chiedevamo insegnamenti sul come comportarci con le ragazze, ce li dava ed erano cose sconvolgenti per la loro verità ed io li ho sempre seguiti. Voi vorreste sapere tali insegnamenti? Ebbene: non li saprete mai.

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