Morose proibite [34]

morosePer comprendere il valore di questa storia bisogna dare alcune delucidazioni sui costumi dei nostri genitori nel profondo della Valle del Piave.

  • Ai genitori si dava del ‘voi’: ‘vù, pare’ e ‘vù, mare’ [voi, padre e voi, madre].
  • Sempre per rispetto, era usanza di comunicare ai genitori i rapporti sentimentali e quindi dire: “Esco con la ragazza tale” (questo per i maschi: per le ragazze era assolutamente necessaria l’approvazione preventiva.)
  • Ovviamente, si potevano avere rapporti con l’altro sesso senza informare la famiglia ma, credetemi, non era consigliabile: in ogni caso, entro un paio di giorni, qualcuno che non pensava esclusivamente ai fatti suoi spifferava alla vostra famiglia tutto quello che avevate tenuto riservato.

Fatte queste premesse, parliamo di Nìbie (Annibale), commerciante di bestiame (non mediatore e quindi personaggio molto importante), signore distintissimo e corpulento, sulla settantina, sempre in completo scuro con tanto di panciotto e catena d’oro per l’orologio, con cappello di feltro a tesa larga e occhiali d’oro.

Nìbie alle due del pomeriggio si recava al nostro famoso caffè e veniva immediatamente circondato da una mezza dozzina di persone che attendevano, dalla sua affabilità e dalla sua simpatia, di sentire qualche storia della sua vita passata, non sempre vera ma che Nìbie raccontava in prima persona con un’arguzia piacevolissima.

Narra Nìbie che un bel giorno dovette assolutamente andare a parlare con sua madre per avere un serio colloquio ed esordì:

Vù, mare, savéo chi che ve ha maridà? No dise el prète, parle del vostro òn, del me sior pàre…” [Voi, madre, sapete chi vi ha maritato? Non dico il prete, parlo del vostro uomo, del mio signor padre…]

“Dimmi Annibale, ché ti ascolto…”

“Madre, avete sposato un mostro, un depravato, una brutta figura.”

“E perché mai?”

“Tre o quattro mesi fa gli ho detto che volevo vedermi con la Teresa P.: mi ha risposto, dopo una certa esitazione, di lasciar stare perché era la mia sorellastra. Non vi ho detto niente per discrezione e rispetto e ho cercato un’altra ragazza: ho pensato che sono cose che nella vita possono succedere. Quando ho trovato la Maria P. e l’ho informato, mi ha dato la stessa risposta: meglio di no… neanche quella volta vi ho detto niente: infine, l’altro giorno gli ho detto della Rosanna F. e indovinate! Neanche quella! Avete sposato una belva, un maniaco, mi tocca restare scapolo per tutta la vita, mi vergogno come un assassino! E io nel sangue ho la stessa tara! Sarò un maniaco anch’io! Vedrete, madre, che prima o poi mi comporterò da maniaco.”

“Annibale, stai calmo, tranquillo, non vergognarti di niente, non aver paura e trovati la morosa che vuoi.”

“Ma come! Con quello che vi ho detto…”

“Annibale, ti dirò… lui non è mica tuo padre… stai tranquillo…”

 

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