Il Veneto è il migliore [35]

Europa

Uno qualunque di noi, durante la sua vita, impara sempre di più e poi, sotto sotto, si convince, forse a ragione, di essere il migliore.

Una volta arrivai a Pordenone alle 7 e 30 del mattino ma il mio appuntamento con un avvocato era alle 8. Mi sono così seduto ad attendere in una panchina dei giardini pubblici e c’era nelle vicinanze un operatore ecologico comunale (che una volta si sarebbe chiamato spazzino, ma ora non più), il quale mi salutò affabilmente e si sedette vicino a me sulla panchina, accendendosi una sigaretta, con la chiarissima intenzione di farsi una bella chiacchierata.

Dopo un poco eravamo in confidenza e seppi che il suo era il miglior lavoro del mondo: libero, all’aria aperta, senza eccessive preoccupazioni… il sindaco in confronto conduceva una vita grama, gramissima, piena di problemi… avrà anche guadagnato di più, il sindaco, ma per cosa, poi? insomma, la sua era un’esistenza invidiabile ed invidiata dai suoi amici, del quale fatto io non avevo alcun motivo di dubitare. L’operatore era, dal suo stesso punto di vista, sicuramente il migliore di tutti. Quella volta mi convinsi che tale regola fosse diffusissima, se non universale.

Lo stesso vale per una popolazione: noi veneti non siamo forse i migliori in assoluto? Il guaio è che anche gli altri la pensano allo stesso modo. Sicuramente gli abitanti del Monte Athos, piccolo promontorio greco, ci spiegherebbero che i greci sono la miglior popolazione del mondo e, tra tutti i greci, per il chiarissimo motivo tale e anche per il chiarissimo motivo tal’altro, i migliori tra tutti  i greci sono sicuramente loro.  

D’altronde, questa è la spinta che ha creato l’ossatura fondamentale delle popolazioni. Da un punto di vista scientifico (antropologico), dalla notte dei tempi, l’uomo si è organizzato in raggruppamenti per meglio difendere se stesso: non abbiamo le armi naturali del leone. Chiamiamola famiglia, gruppo, orda, clan e così via: l’istinto dell’orda è talmente forte che ancora oggi all’alza bandiera o all’inno nazionale proviamo il sacro brivido lungo la schiena, che si chiama orripilazione; i peli dello scimmione raggruppato in orda si alzavano, come ancora oggi fa un gatto, per incutere più paura alle altre orde, al nemico. I maori nel rugby non fanno diversamente.

Quindi i veneti sono contenti di essere veneti e pensandoci bene deve essere vero: i veneti sono i migliori… ma sembra che sia proprio vero… per lo meno, sembra a noi.

Il famoso ‘miracolo del nord-est’, che ci è piovuto addosso a nostra insaputa, deve pur aver avuto un fondamento: tutto sommato ce lo hanno riconosciuto gli altri, stupiti dal confronto con noi veneti. Eravamo dei super-men senza saperlo! Almeno i tedeschi lo sanno (o credono di saperlo) ma noi nemmeno lo sapevamo. Mi viene in mente un personaggio di Molière che torna a casa da teatro e, con la massima felicità, dice alla moglie: “A teatro hanno detto che quando uno parla, se non fa poesia fa della prosa: moglie! ho sempre fatto prosa per tutta la vita e non me ne rendevo conto!”

E allora cerchiamo di spiegarci il miracolo: ho approntato una cartina col Vecchio Mondo, conosciuto da tremila anni ed ho considerato il Veneto (o meglio, la Valle del Piave…) come il centro di tale Mondo Conosciuto.

Ci sono due caratteristiche che vorrei porre in risalto: quella Orizzontale e quella Verticale.

Quella Verticale riguarda un eccesso di Individualismo andando verso Sud oppure un eccesso di Collettivismo andando verso Nord. Noi, invece, siamo il giusto equilibrio. Né troppo a Nord, né troppo a Sud.

In parole povere, andando verso Sud, partendo dal Piave, si pensa troppo a se stessi e questo rovina ogni e qualsiasi forma di collaborazione, insomma più batte il sole e più si sta sotto a un albero e non si ha alcuna intenzione di collaborare; questo già in Italia Centrale: in Italia Meridionale ancora di più e figuriamoci in Africa… inoltre si pensa a fregare l’altro.

Andando verso Nord, sempre partendo dal Piave, collaborano troppo, perdono l’individualità, sembrano macchine! Già succede in Tirolo, figuriamoci in Isvizzera o in Germania: ancora più su, in Norvegia, Svezia sembrano delle fotocopie, fanno tutti le stesse cose. In più sono completamente senza sole, poveri, devono lavorare tutti assieme… inoltre si fidano troppo, non stanno accorti…

La caratteristica Orizzontale riguarda un eccesso di Determinismo andando verso Ovest oppure un eccesso di Fatalismo andando verso Est. Noi, invece, siamo il giusto equilibrio. Né troppo ad Ovest, né troppo ad Est.

In parole povere, andando verso Ovest, partendo dal Piave, si pensa troppo che tutto dipenda dalla volontà e che troppo poco dipenda dalla fortuna. In Ispagna le cose sono estremamente chiare: la più grande offesa che potete fare ad uno spagnolo è dirgli che vive ‘a la buena de Diòs’ che vive cioè di giorno in giorno con ciò che il buon Dio gli riserverà. Per gli spagnoli la fortuna non esiste, se non in letteratura. La parola stessa che designa la fortuna, la suerte, ha una connotazione estremamente negativa e designa (que suerte…) il nostro colpo di deretano. Non credono in una persona sistematicamente fortunata. Non si usa l’aggettivo fortunato: un tipo fortunato si dice un hombre con suerte: cioè con deretano.

Andando verso Est invece, sempre partendo dal Piave, non pensano che la vita dipenda da loro stessi ma dal destino e più vai a Est e più ne sono convinti: per non parlare dell’estremo oriente o dell’India, dove sembra che tutto sia già deciso addirittura prima della nascita.

La cartina è stata fatta per riflettere:

  • Inghilterra, eccesso di Determinismo e di Collettivismo: gli Inglesi fanno le cose tutti assieme, convinti che dipenda esclusivamente da loro.
  • Germania, un po’ di eccesso di Collettivismo ma, per quanto riguarda la fortuna la pensano quasi come noi: a loro le cose possono andare anche storte, agli inglesi no.
  • Russia: Collettivismo e una buona dose di Fatalismo, come gli slavi del Sud ma più collettivisti.
  • Greci e medio-orientali: individualisti, vogliono fare di testa propria ma se uno è scalognato c’è poco da fare. Inoltre cercano sempre di imbrogliarti.
  • Divertitevi a trovare degli altri accostamenti, riflettendo sulle vostre esperienze individuali.

Nota scientifica:

  • Luca Cavalli Sforza [Storia e Geografia dei Geni Umani – Adelphi – e Geni, popoli e lingue – Adelphi], che insegna a Stanford, ha fatto esattamente una cosa come quella descritta in questo blog, trovando riscontri scientifici per il genoma umano e per i gruppi sanguigni, con dei paralleli incredibili tra lingue e gruppi sanguigni, spaziando tra i vari punti cardinali.
  • Emile Benveniste [Il vocabolario delle istituzioni europee, 2 voll. – Einaudi – e Problemi di linguistica generale – Il saggiatore] sempre spaziando tra i punti cardinali, ha presentato delle meravigliose teorie per le parole che suonano dalla gola (ad Est) verso le labbra (ad Ovest) sì che, ad esempio, molte parole greche sono più gutturali delle corrispondenti parole spagnole, sempre che siano derivate dal greco. Non solo ma, avendo delle parole in francese o qualunque altra lingua occidentale, possiamo cercare di ricostruire la corrispondente parola mancante più ad Est…
  • Il dialetto veneto sta al castigliano esattamente come il dialetto ligure (più ad ovest del veneto) sta al portoghese (più ad ovest del castigliano).
  • Ciao, commentate, mandate idee…
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2 pensieri su “Il Veneto è il migliore [35]”

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