Sigarette e gondolieri [37]

gondolaRevisione del 14 nov 2018 – Perché ho cominciato a fumare a quattordici anni? Per dei tentativi di corruzione nei miei confronti, da parte dei gondolieri. Il mio lavoro estivo (per tre anni) in Cooperativa Gondolieri consisteva, infatti, tra l’altro, nell’assegnare le gondole (e relativi gondolieri) alle richieste degli alberghi.

Vediamo come, cogliendo così l’occasione per illustrare anche alcuni aspetti della vita veneziana.

I turisti, si sa, sono innamorati, a ragione, delle gondole e dei giri romantici in laguna, che si fanno a bordo delle gondole. Molte volte, per i turisti, si tratta del sogno di una vita: arrivano all’albergo e la prima cosa che fanno è prenotare una gondola per un giro romantico, serale, nel Canal Grande. Moltissime volte, è talmente grande il desiderio della gondola sognata, che non sono nemmeno interessati a chiedere il prezzo del giro in gondola. I giri sono organizzati in modo impeccabile: delle grosse imbarcazioni (peàte) vengono allestite per avere a bordo delle orchestrine. Queste imbarcazioni vanno dall’inizio alla fine del Canal Grande e sono seguite da sciami di gondole. In queste imbarcazioni si fa della musica, suonando, magari con un tenore o con un soprano, creando un’atmosfera romantica e suggestiva. Ricordo un baritono che intonava struggenti arie liriche, come ‘Oh dolci baci e languide carezze’ [Tosca di Giacomo Puccini], anche se tale romanza è per voce tenorile. Ricordo anche una turista francese che sull’aria operistica [E lucevan le stelle, Donizetti] piangeva senza ritegno, dalla commozione. Qualche lacrima era comunque frequentissima.  Le canzoni che vengono suonate sono molto melodiose e una parte non indifferente è riservata, oltre alle canzoni veneziane, alle arie napoletane, come ‘O’ sole mio’ eccetera.

In una gondola, ci stanno sette turisti ma il prezzo non è per turista bensì per gondola.  L’albergo prenota tre gondole? Vengono addebitate tre gondole per l’appunto: poi, se in una gondola c’è una persona o sette, il prezzo che paga l’albergo ai gondolieri  è sempre lo stesso.

Immaginiamo che telefoni in Cooperativa Gondolieri l’albergo e che prenoti due, cinque, sei gondole, quello che è: non è detto che la prenotazione corrisponda a quanto era stato previsto dalla Cooperativa: la Cooperativa riserva per ogni albergo un numero basso, prudenziale di gondole. Nella settimana precedente, una commissione della Cooperativa aveva elencato per ogni albergo e per ogni serata un certo numero di gondole e relativi gondolieri, distribuendo il lavoro in modo democratico tra i gondolieri dello stazio [stazione di gondole] più vicino all’albergo. Questa prenotazione-stima veniva fatta per non trovarsi completamente scoperti con l’organizzazione.

Ecco perché tutti i gondolieri vorrebbero essere iscritti agli stazi di San Benéto (San Benedetto, Bacino Orseolo, praticamente Piazza San Marco), Santa Maria del Giglio  (Alberghi del Canal Grande), Piazzetta San Marco o Danieli (San Zaccaria): sono le più vicine agli alberghi di lusso, per cui le mance sono mediamente molto più generose che negli altri stazi. L’iscrizione, tuttavia, segue delle regole che, pur se apparentemente semplici, sono tuttavia ferree.

Supponiamo, ad esempio, che, al Danieli, per questa sera fossero state assegnate sette gondole coi relativi sette gondolieri, con nome e cognome: può succedere che un gondoliere già assegnato non possa presentarsi per vari motivi (malattia, impegni personali) oppure che il Danieli richieda più di sette gondole (rarissimamente ne vengono richieste di meno: di solito, ne vengono richieste sempre di più, rispetto a quelle prestabilite dalla commissione della Cooperativa). Sono quindi frequentemente necessari altri gondolieri. A questo punto, dovrebbe riunirsi nuovamente la commissione di assegnazione e questo potrebbe dover succedere ogni sera o quasi, perché problemi del genere sono  sempre all’ordine del giorno. E invece, per evitare lungaggini, le istruzioni della commissione erano che queste differenze andavano decise dall’incaricato, cioè, in questo caso, il sottoscritto, sempre con criteri prestabiliti e oggettivi ma il limite discrezionale era comunque elevatissimo. Senza contare i gondolieri che non telefonavano nemmeno per dirsi indisponibili o che telefonavano per dichiararsi indisponibili dopo mezzogiorno, termine ultimo consentito dalla Cooperativa. Questi ultimi, se non rispettavano gli impegni più di una volta, non erano più inseriti negli elenchi sino alla prossima assemblea trimestrale, che decideva in proposito. Di solito, questo succedeva per gli stazi periferici, legati ad alberghi con poche stelle, dove tutto sommato conveniva ‘stàr in tràsto’, [stare sull’asse trasversale della gondola] cioè attendere il turista di passaggio rimanendo in gondola, invitandolo col tradizionale grido ‘gondola, gondola!’.

Quindi, ogni sera o quasi, io dovevo riempire i vuoti che venivano a crearsi, con delle decisioni di emergenza. Inoltre, io andavo in una delle gondole (come lavoro straordinario), prescelta a mio piacimento, per fare da cicerone, in quattro lingue. La gondola col cicerone incassava mance fuori misura. Queste mance venivano divise in due terzi al gondoliere e un terzo al cicerone, cioè a me. Io guadagnavo più di mance che di stipendio: molto di più. Ovviamente la gondola da me prescelta era sempre tra quelle del Danieli o del Gritti Palace Hotel, per ovvî motivi…

Durante il giorno, s’iniziavano i tentativi di corruzione: ecco arrivare quel gondoliere che, non avendo avuto assegnazione per la sera, veniva in ufficio e mi metteva sul tavolo un paio di pacchetti di sigarette americane o egiziane ovali o turche, squisite. Io avevo un bel dire che non fumavo e che comunque non avrei potuto fare preferenze; la risposta invariabile era: “Allora butta via le sigarette ma ricordati di me, che ho famiglia.” Lo dicevano anche se erano scapoli.

Con le sigarette sul tavolo, la tentazione di fumare era irresistibile, anche se per un lungo periodo le sigarette mi fecero malissimo: nausea, vomito, giramenti di testa, tosse e mal di gola… ma, purtroppo, fumando, mi sembrava di essere un vero uomo… a quattordici anni. La natura ci aiuta, creandoci una nausea che dovrebbe servire da deterrente: quindi, per cominciare a fumare, bisogna essere proprio degli sciocchi.

Le mance erano elevate, perché veramente c’era la massima soddisfazione da parte del turista che lasciava la mancia stessa. Io prendevo di stipendio ventimila lire al mese ma non erano rare mance da diecimila lire, da dividere col gondoliere. Colui che dava la mancia, se ne usciva, nelle lingue più disparate, con espressioni sinceramente commosse come: “Grazie! forse, per mia moglie e per me, questa è stata la più bella serata della nostra vita.” A proposito: è incredibile il numero di lingue conosciute, magari anche superficialmente, dai gondolieri.

Finito il giro sul Canal Grande, non era raro, dietro ulteriore compenso, che i turisti facoltosi ‘per mettere qualcosa sotto i denti’ (come se al Danieli o al Bonvecchiati si patisse la fame…) si facessero portare anche in qualche locale chic, magari all’Harry’s Bar, in Calle Vallaresso, di fronte alla laguna o all’Antico Martini, vicino alla Fenice. In questi casi, le mance arrivavano quasi sempre anche dai proprietari dei locali dove portavamo i turisti: le mance venivano pagate il giorno dopo. Questo era unservizio ulteriore perché il gondoliere doveva attendere la fine della cena per riportare gli ospiti all’albergo originario e questo ulteriore servizio costava una cifra non indifferente.

E fu così che presi il maledettissimo vizio del fumo.

1 commento su “Sigarette e gondolieri [37]”

  1. Son cose risapute, ma raccontate in questo modo, anche se riferite a anni fa, risultano simpatiche e meritano decisamente un ruolo importante nella storia della vita quotidiana di Venezia

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