La tombola in Piazza San Marco [39]

TombolaPiazzetta
Tombola in Piazza San Marco. Fotografia dell’agosto 1961, scattata dal Campanile di San Marco. La fotografia è un’esclusiva e tutti i diritti sono riservati ad Ernesto Giorgi. Voigtländer Vito BL Color Scopar 2.8 50 mm.

Il Comune di Venezia organizzava una Tombola di Beneficenza con estrazione in agosto, una sera di sabato:

  1. La torre quadrangolare con i numeri che venivano estratti da un’urna situata al punto 2. Dal punto 2 si gridava l’estrazione e all’interno della torre quattro incaricati inserivano nelle feritoie i fogli di carta coi numeri chiamati. Sempre all’interno c’erano delle luci che illuminavano in trasparenza i fogli di carta stessi.
  2. Il palco dove si trovavano l’urna coi 90 numeri e le autorità. Un bambino bendato estraeva di volta in volta una pallina di legno costituita da due semisfere avvitate e contenente un foglio di carta col numero estratto.
  3. I tavolini del Caffè Floriàn: la sera dell’estrazione non c’erano perché la Piazza e la Piazzetta erano gremite di folla.
  4. Il museo Correr: nei suoi balconi c’erano dei controllori dei fuochi (di cui diremo sotto) e di eventuali disordini in Piazza, che comunicavano alle grida col palco delle autorità.

Incaricati del Comune si trovavano in tutti gli angoli della Piazza e della Piazzetta: ripetevano i numeri estratti a chi lo richiedeva, controllavano la cartella di chi asseriva di aver vinto e in caso di vincita accendevano una torcia di segnalazione: tutti gli incaricati nella Piazza e nella Piazzetta accendevano allora la torcia anche loro e l’estrazione veniva sospesa sino a quando il vincitore non fosse giunto al palco principale: impresa non facile, data la calca incredibile. Degli incaricati con una bandiera rossa col leone marciano scortavano il vincitore sino al palco e lo difendevano da malintenzionati che avrebbero potuto sottrargli la cartella vincente. Arrivato al palco, in caso di vincita, si apponeva un timbro e una firma sulla cartella, per evitare che si potessero avere più vincite sulla stessa riga. Il vincitore  non incassava il premio ma lasciava le sue generalità per incassare nei giorni successivi.

Le vincite erano le solite: ambo, terno, quaterna, cinquina, tombola, primo tombolino e secondo tombolino (quest’ultimo non ogni anno).

Dopo i primi due numeri, solitamente, almeno tre o quattro vincitori si recavano sul palco. Dopo il terzo numero, qualcuno che non aveva reclamato l’ambo vinceva il terno relativo, con sommo disappunto di tutti che commentavano sulla vastità del deretano dei vincitori.

Se poi (è successo un paio di volte) qualcuno avesse fatto silenzio sul terno e avesse anche intivà [azzeccato] la quaterna, apriti cielo! I commenti diventavano furibondi… “No ghe bastàva el terno! El gà vùo el coràgio de spetàr ła quadèrna! ‘sto desgrassià! E ła ghe xè ‘ndàda benòn! El gà da avèr la màre pòco de sèsto!” [Non gli bastava il terno! Ha avuto il coraggio di aspettare la quaterna! Questo disgraziato! E gli è andata benissimo! Deve avere la madre poco seria!] E tutti gli astanti annuivano…

I premi erano molto consistenti: quando un quotidiano costava 30 lire e un operaio guadagnava 40 mila lire circa, la tombola era sull’ordine del mezzo milione: un anno di paga di un operaio. Gli altri premi erano comunque in proporzione. Ricordo che lo stesso costo del quotidiano si è quasi sempre avuto (per anni) per un caffè al bar, per sei uova, per un litro di latte, per un gelato non troppo grande e per un chilo di pane: anche oggi più o meno ci siamo, tranne forse per il pane, che comunque varia moltissimo.

Siccome in una ventina di numeri chiamati (sui quindici di una cartella) si arrivava alla tombola, i due tombolini di consolazione erano stati fatti per prolungare un poco la festa. Per lo stesso motivo, dopo la tombola sul palco suonava per qualche minuto anche un’orchestra (ma non ogni anno). Si parlava di un terzo tombolino con inevitabile diluizione dei premi ma la gente accettava a mala pena il secondo tombolino: si preferivano i premi sostanziosi. Si era parlato anche di primo e secondo terno, prima e seconda quaterna e prima e seconda cinquina ma non se ne fece mai niente.

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