Cróstolo, politico veneto [43]

MASCHERAAvvertenza per il lettore che crede di capire e sapere tutto: il contenuto di questo scritto è un puro passatempo domenicale, un divertissement, come dicono i nostri cugini francesi. Ogni riferimento a fatti, situazioni, persone, cròstoli, galàni e frìtole di carnevale è dovuto al caso, il quale non è la Provvidenza Divina.

Parliamo di Piero Cróstolo, oscuro politico veneto.

Semanticamente, dal Devoto-Oli 2010, si ricava:

Galàni: Dolci veneziani di carnevale, di pasta dolce tirata a sfoglia, tagliata a strisce che vengono annodate a fiocco e quindi fritte. Il singolare galàno (galàn in veneto) è ‘Sfarzoso fiocco adoperato come guarnizione; ornamento vistoso, fronzolo’. N.b. lo sfarzo è quindi naturalmente connaturato col galàno, come condizione esistenziale e come riempitivo.

Frìtola [frittèlla]: Cucchiaiata di pasta semiliquida, semplice o lievitata, fatta con farina, riso o semolino, spesso impastati con altri ingredienti (uova, zucchero, uva passa, ecc.), fritta in padella; dolce tipico in alcune solennità. Figurativo: Vistosa macchia d’unto. L’unto può essere Unto del Signore ma anche unto di vergogna (ònta) e ci sono comunque delle situazioni dove la vergogna viene scartata a priori e quindi la frìtola sussiste soltanto come unzione sacra.

Cróstolo (termine veneto anche italianizzato): Nome dei dolci fritti detti altrove cenci, frappe, chiacchiere. I cenci (morali?), la frappa (ornamento superfluo e non adatto: come farebbe un vanaglorioso pavone) e le chiacchiere altisonanti ben si attagliano al nostro commento.

Venendo a Piero Cróstolo, dobbiamo dire che costui ha tutte le doti per essere un buon politico: religioso, crede nella carità verso il prossimo e nel fare il bene.

Il nostro Cróstolo non è, tuttavia, uno sprovveduto miserabile: intuisce, capisce, afferra al volo le situazioni e, soprattutto, sa distinguere inequivocabilmente i casi della politica. Anche chi è in odore di santità ha bisogno di un certo savoir faire (= saper fare): Sant’Ignazio di Loyola inventò l’Ordine dei Gesuiti proprio per questo. Ed è per questo specifico, fondamentale motivo che il nostro Cróstolo, parlando coi genitori di bimbi in fasce, dove lui fa occasionalmente da padrino, si permette innocentemente di suggerire: “Fate studiare il pupo su delle materie di Chiesa: Santa Madre Chiesa ha molta esperienza di debolezze umane e una preparazione in proposito può essere importante per far del bene: magari anch’io avessi potuto studiare certi argomenti…”

Il nostro eroe un giorno stilò un elenco di persone a cui far del bene: ogni giorno aggiungeva dieci nomi e dopo un anno la lista aveva la bellezza di 3660 nomi (era un anno bisesto, anno senza sesto [screanzato]). Poi, l’anno successivo (che non era bisesto) si accinse a cancellare i meno meritevoli (mai dare perle ai porci) in ragione di altrettanti dieci al giorno: per la differenza di creanza dei due anni consecutivi, rimasero alla fine dieci nomi, tra i quali ovviamente anche il suo: conosceva bene se stesso e sapeva i propri meriti, il proprio valore. Se era diventato qualcuno ci doveva pur essere anche una ragione oggettiva…

Insomma, si trattava di riflettere bene sugli altri nove, perché è vero che bisogna far del bene ma non tout court [= senza discernimento]: questo lo può fare un francescano o, verbigrazia, un domenicano. Chi ha profumi, studi e sottili distinguo gesuitici deve impegnarsi a far del bene solo a chi se lo merita.

Per giorni si arrovellò sui nove candidati (superstiti) a ricevere il bene ma… per non esporsi a critiche future e per non sentir dire che aveva per oscuri motivi aiutato degli immeritevoli… novello Alessandro Magno, tagliò il nodo gordiano: avrebbe aiutato solo se stesso, avrebbe fatto del bene solo a se stesso, per i seguenti motivi:

  • Chi più di lui poteva sapere se Piero Cróstolo era meritevole?
  • Se qualcuno avesse osato sollevare critiche (le linguacce, si sa, non mancano mai…), magari non malevole ma pur sempre critiche, foriere di calunnia, avrebbe potuto tacitarlo a ragion veduta.
  • Al di là del Principio di Carità, lui avrebbe saputo utilizzare comunque e sicuramente nel modo migliore i proventi dei benefici.

E così, cominciò a far del bene a sé stesso, per ragioni caritatevoli, s’intende. Per non essere esposto a continue suppliche di aiuto, suppliche alle quali non era certo di poter resistere, dato il suo cuore cristianamente predisposto alla carità, si ritirò fuori Venezia in una vecchia casa, che aveva provveduto a restaurare coi frutti sudati del suo lavoro. Niente di eccezionale, per carità, solo qualche milione di Euro: era una vecchia casa… si poteva forse dilapidare un’opera d’arte?.

Nella vecchia casa, dunque, approfondì la sua istruzione e così ebbe occasione di leggere la divina frase: “Ama il prossimo tuo come te stesso.” Questa frase lo sconvolse: Non la sapevo, si disse… è sicuramente una frase filantropica… il mio prossimo… ma, perbacco! sono mia moglie, i miei figli, i miei genitori, i miei suoceri, i miei amici; questo è il mio vero prossimo. L’insegnamento divino dice di amarli come se stessi… tuttavia, questa è un’astrazione… come tradurla in pratica? Eureka! (= gò trovà in grego) Ho trovato! Aiuterò il mio prossimo con gli stessi benefici che riservo a me stesso! E, novello Archimede, corse fuori nudo nel giardino, dove purtroppo, incocciò in un ramo, ottenendo dalla Provvidenza un bernoccolo tale da richiedere l’indispensabile intervento di un elicottero.

E così, Piero Cróstolo, una volta riavutosi dal trauma, decise di aiutare i suoi parenti ed amici: ama il tuo prossimo come se stesso. Poteva un cristiano ignorare l’altissimo insegnamento?

Ma il nostro devoto eroe era anche un’esteta: aveva deciso di costruire un modellino di diga. Questo per il godimento del popolo, al quale non basta il pane ma anche servono dei divertimenti. Si trattava di creare una diga di ciottoli, come il lago di Bilancino in Toscana. I ciottoli costavano un centesimo di Euro all’uno, e quindi la comunità avrebbe potuto sopportarne benissimo il costo. Per farsi anche del bene, fedele al suo principio, aveva chiesto (o gli era stato offerto: è lo stesso) una percentuale modesta del dieci per cento: bisognava pur che facesse del bene al più meritevole. Per evitare comunque la chiacchiera (alias il cróstolo…) delle male lingue, un suo caro amico commercialista (che era tra i beneficiati, s’intende) gli aveva suggerito (anzi, gli aveva fatto) una Società nella Confederazione Elvetica dove sarebbero affluiti i suoi sacrosanti diritti economici. A chiacchiere estreme, estremi rimedi.

Poi, improvvisamente, venne a sapere che i ciottoli erano rotondeggianti e quindi potevano essere causa di frana della diga. Non poteva, dopo che faceva del bene, essere contemporaneamente responsabile di un eventuale dissesto. Venne così a sapere che in Croazia c’erano invece dei ciottoli ottenuti con la dinamite, a spigolo vivo, che s’incastravano l’uno nell’altro, rendendo la diga sempiterna: purtroppo, i ciottoli croati costavano un’enormità ma sarebbe stato disdicevole chiedere percentuali superiori al consueto. La fortuna aiuta i puri di cuore: un altro suo amico avvocato (che era tra i beneficiati, s’intende) gli suggerì:

“Dato che c’è la Società in Isvizzera, si può fare che quella comprerà i ciottoli croati e che quella stessa li rivenderà a chi deve costruire la diga: in questo modo avrai un utile enormemente maggiore e pertanto potrai fare del bene (a te stesso)m in modo enormemente maggiore.”

E così fu. Piero Cróstolo era nelle condizioni santificanti di fare tutto il bene che avesse desiderato.

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