Gli autisti e le damigiane [47]

lupetto
Il Lupetto OM, pronto per essere caricato, con le damigiane vuote.

Luglio, negli anni ’70. Una giornata di sole intenso. Alle 9 di domenica mattina, con il caldo già elevato, arriva nel cortile della cantina una grossa berlina blu, con due personaggi noti a livello nazionale coi quali abbiamo un vecchio rapporto di amicizia.

Vengono dal padovano e al loro seguito ci sono due autisti-operai, alla guida di un camioncino Lupetto OM, carico di sei damigiane ancora vuote. L’obiettivo della visita è tornare a casa, nel padovano, con le sei damigiane ma questa volta piene del vino migliore.

Quale vino? Beh… si assaggerà, che diamine, si valuterà, si discuterà, dipende anche dai gusti, no?

Dato il rapporto di amicizia, all’interno della cantina, fresca, freschissima, un vero ristoro, abbiamo preparato un tavolo con la classica tovaglia provenzale a quadri bianchi e rossi. Sulla tavola, fanno bella mostra di sé parecchie cose stuzzicanti: uova sode, salame, sopressa, formaggio di latteria, formaggio piccante stagionato, pane casareccio, pomodori sott’olio, cetrioli in salamoia, oca fredda affumicata, un poco di coniglio arrosto, verdura cotta e, per chi vuol stare a dieta, crackers e grissini… che poi non furono toccati.

D’altronde, gli ospitati erano partiti da casa molto presto e i due autisti prima ancora, per preparare il camioncino e per la strada avevano bevuto solo un caffè. Ah, quanta roba avete preparato, peccato andrà sprecata, assaggeremo solo il vino e ce ne andremo per non disturbare, anche troppo gentili, anche a casa nostra ci aspettano e oggi uno degli autisti ha pure gente a pranzo e l’altro al pomeriggio deve andare nel posto X. Dice uno dei due ospitati: “Almeno un panino, però… si potrebbe approfittare per berci assieme uno o due dei vini candidati al trasporto…”

Ma quali candidati… come sanno tutti coloro che sono nel giro del vino, non si può assaggiare seriamente un vino mangiando squisitezze del genere e tanto meno il formaggio, sia quello fresco che quello stagionato: anche l’aceto, dopo il formaggio, non dispiacerebbe più di tanto… un vero esperto avrebbe chiesto se lo prendevamo in giro… ma essendo amici, lo scopo non era quello di rifilare delle porcherie, bensì quello di passare un paio d’ore in allegria. Tanto, di solito andava a finire: “Fate voi, dateci il vino che vi sembra meglio…”

Comunque, a quel punto era chiaro che non si trattava di assaggiare vino ma di convivialità.

I due autisti, diciamo Antonio e Bortolo, offrivano gli spunti più divertenti:

“Senti Bortolo, questa sopressa, e sì che noi a Padova di sopressa ce ne intendiamo… bisogna berci su un altro tocai… così fresco… dopo, Bortolo, guidi tu?”

“Sicuro, Antonio, dopo guido io…”

Ma, forse ancora meglio, il merlot andava giù con l’oca fredda affumicata che sembrava un nettare. “Senti Antonio, quest’oca affumicata… tocca le tette alla regina: con questo merlottino… dopo guidi un poco anche tu?”

“Sicuro, Bortolo, dopo guido un poco anch’io…”

Parentesi: solo il sarto di corte, privilegiatissimo, ha la facoltà di toccare le tette alla regina nel provare a Sua Maestà gli abiti nuovi. Toccare le tette alla regina significa quindi godere dei massimi privilegi, distinguersi inconfondibilmente tra tutti gli altri: come l’oca fredda affumicata, per l’appunto.

Guida tu che guido io, all’una erano ancora là, quando decisero che basta, bisognava assolutamente rincasare.

Una damigiana (54 litri) di tocai da bere in ginocchio, dal retrogusto di fieno appena tagliato, da bere con tutto tranne che con cibi acidi.

Una damigiana di cabernet dall’inconfondibile profumo di viole, vino da meditazione obbligatoria dal quarto bicchiere in poi.

Una damigiana di ramandolo (bianco), dolce, dal profumo di pesche, vino da dessert, da dolci e per molti (me compreso) da aperitivo.

Una damigiana di ancillotta, vino rarissimo di provenienza nordamericana, immune, come il clinton, da oidio, fillossera e peronospora. Corposo, amabile ma non troppo, adatto per gli insaccati freschi.

Una damigiana di merlot, vino ancora da scoprire, lo stanno scoprendo i toscani e gli umbri, a mio avviso uno dei migliori vini in assoluto. Da provare con la pasta al ragù, coi pasticci di ortiche, con le frittate e con la frutta secca, dov’è buono peraltro anche il tocai.

Una damigiana di raboso Piave: si beve solo stagionato, tenuto in botti di castagno, leggerissimamente frizzante, adatto ai salumi stagionati e al formaggio piccante.

Paghiamo, non pagate, pagheremo, a buon rendere, ah, che ospitalità eccetera.

Non sanno bene la strada: vero o non vero, il tasso alcolico non è dei più bassi e allora mi offro di precederli con la mia automobile per sei chilometri, sino alla Statale 53 Postumia: poi, alcol o non alcol, basta seguire il traffico: il traffico stesso li porterà verso Padova e Vicenza.

autistiSalutano tutti. Guardate la piantina: esco dalla cantina e dopo 50 metri c’è lo stop della provinciale. Sono seguito dalla berlina e con la coda dell’occhio vedo il camioncino con la freccia a sinistra, fermo allo stop, che sta per avviarsi.

Mi inoltro per quattro chilometri circa e poi, guardando nello specchietto, vedo solo la berlina ma non vedo il camioncino. Mi fermo e dico ai due distinti signori della berlina: “Aspettatemi qui a destra, non muovetevi: vado a vedere se trovo il camioncino.” Dato il tasso alcolico, avevamo fatto i quattro chilometri a passo d’uomo e quindi erano trascorsi non meno di dieci minuti. Torno indietro e… i due autisti erano ancora fermi col camioncino allo stop… avevano fatto 50 metri!

Mi metto in parte con l’automobile, scendo, e parlo con Bortolo che era al volante:

“Allora, Bortolo?”

“Stop! C’è lo stop!”

“Si ma… saranno passati quindici o venti minuti…”

Bortolo, strabuzza li occhi, guarda Antonio che dorme di gusto e dice, con una certa tristezza nella voce:

“Ah! sì ma… prima di uscire dallo stop… bisogna guardare bene… non vorrei pericolare…”

Poi ho saputo che berlina e camioncino sono arrivati sani e salvi in quel di Padova alle sette di sera: per la strada, ogni dieci chilometri, si fermavano nei bar a sciacquarsi il viso e a bere acqua e caffè: a volontà.

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