Angelo e lo zolfo [54]

ForcaOvvero: tutti hanno la loro dignità.
Un bel giorno capita in cantina il sindaco del paese, un certo signor X, persona iscritta alla Democrazia Cristiana e che godeva ovunque della massima stima e rispettabilità.


Entra, saluta, come va, come non va… c’è un caso che sta a cuore al sindaco, quello di Angelo B, persona che faceva l’operaio in un’azienda che asfaltava strade e che aveva perso il lavoro per il gomito piuttosto alzato: era tuttavia costui una brava persona e aveva moglie e due figli a carico. Cosa si poteva fare? si poteva lasciare un cristiano abbandonato? lui (il sindaco) non voleva assolutamente forzare la mano ma, nel caso che si fosse trovata una soluzione, se ne sarebbe ricordato con gratitudine. Inoltre il sindaco diceva che forse Angelo, rimanendo sempre in mezzo al vino, forse, diciamo forse, si sarebbe stancato di bere… cura omeopatica?
Veramente era come mettere Topo Gigio a custodire il formaggio grana ma, così come il sindaco si sarebbe ricordato della soluzione positiva, forse si sarebbe anche ricordato della soluzione negativa…

Che fare? Il sindaco tuttavia era veramente una brava persona e pertanto la decisione fu presa: si proverà a fargli tenere pulita la cantina, gli attrezzi, scopare, lavare; la cantina era grandissima, da quattordicimila quintali, se voleva pulire ce n’era da fare.
Per un paio di giorni (non di più) Topo Gigio rimase lontano dal formaggio ma poi… poi… non più…
Dobbiamo ora aggiungere che nelle vasche di vino da mille quintali l’una si aggiungeva SO2, cioè anidride solforosa, detta anche ossido di zolfo. Questo gas ha importanti azioni antiossidanti, azioni conservanti ed antisettiche. Tuttavia, respirare questo gas in dosi superiori a quelle usate in cantina può provocare l’edema polmonare e l’inalazione prolungata di forti dosi può addirittura provocare la morte. Anche con le dosi da cantina, quindi, non è che faccia bene. Per far sparire l’anidride solforosa (ma non si riesce a farla sparire completamente e restano tracce della sua presenza nei bisolfiti, descritti anche nelle etichette delle bottiglie) bisogna ossigenare il vino come mostrato nell’illustrazione: dalla vasca esce un tubo col vino impregnato di anidride, sotto ci si mette una griglia, una forca o un arnese qualunque che frazioni la fuoriuscita del vino e che lo ossigeni. Il vino è risucchiato da una pompa idrovora e riversato nuovamente nella grande vasca. Il processo è ripetuto varie volte, in modo che il gas solforoso si disperda nell’aria il più possibile. Alla fine si fanno dei controlli chimici e, se l’anidride non è ancora a livelli accettabili, si deve ripetere il processo.

Angelo era magro come un baccalà e aveva una pancia enorme, probabilmente per colpa del fegato malato: in realtà, Angelo era nient’altro che pancia. Al mattino, dopo essere arrivato in cantina, cominciava i suoi lavori di pulizia: ogni tanto però, con le mani tremanti, immergeva una scodella sotto il getto di vino non ancora depurato e ne beveva cinque, sei, sette, otto, anche dieci o dodici scodelle colme. A quel punto, il tremito delle mani cessava e Angelo diceva agli spettatori esterrefatti : “Bisogna sentir se la ùa la sa da sólfero…” [Bisogna sentire se l’uva odora di zolfo…]. Non usava mai il termine vino: usava sempre e soltanto il termine uva, forse per un certo pudore, chissà.
Nessuno gli aveva dato tale incarico: se l’era inventato lui perché tutti, comunque, hanno la loro dignità e su chi ha trovato una sua dignità non si dovrebbe infierire.
Comunque, Angelo non rimase per molto tempo perché le sue mani tremavano sempre di più e la moglie pregava di non farlo bere. Ma era impossibile fermarlo: in una cantina uno, se vuole, trova sempre il modo di bere e lui voleva bere.
Conclusione: l’esperimento di Topo Gigio a guardia del formaggio, come auspicato dal signor sindaco, fu dichiarato completamente fallito e anche il sindaco stesso convenne che probabilmente la cantina non era il luogo più adatto alla dignità di Angelo e alla sua salute.

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