Le signorine di Burgos [59]

EuropaBurgos si trova nella Comunità Autonoma di Castiglia e León, nella provincia omonima, nel nord della Spagna.

La città conta quasi 180.000 abitanti ed è uno spettacolo per il turista. Situata a 856 metri sul livello del mare, ha un’estate secca, più fresca e meno umida della Spagna mediterranea. La località era già abitata dal 4500 avanti Cristo. Chi va a Santiago de Compostela, in pellegrinaggio o turisticamente, ci passa per forza. Gemellata con Vicenza (i veneti nel mondo…), ha una cattedrale che l’Unesco ha classificato patrimonio dell’umanità, in stile gotico francese del XV secolo (1400-1500) di una bellezza eccezionale: queste chiese gotiche sembrano tutte uguali ma in realtà sono dei capolavori, tutti diversi tra di loro. Si dice che l’architetto Antoni Gaudi abbia tratto parecchi spunti per la sua Temple Expiatori de la Sagràda Famìlia che si trova In Barcellona, dove i lavori s’iniziarono nel 1882 e non sono ancora conclusi. Gaudi prese in mano il progetto nel 1883, a trentun anni e lo rese il più ispirato possibile alle cattedrali gotiche spagnole. Anche la Sagràda è stata dichiarata dall’Unesco patrimonio dell’umanità.
Quindi Burgos vale un viaggio e ci siamo andati in due.
Ma lo scopo di questo scritto è in realtà quello, ancora una volta, di invitarvi all’amore per la nostra terra, per i nostri costumi, per le nostre tradizioni e per la nostra lingua.
La cartina di questo articolo, oltre a farvi vedere dov’è Burgos, ha due frecce: una bianca che va dal Veneto alla Spagna e una rossa che va dalla Liguria al Portogallo. Le due frecce documentano un fatto che non ha ancora una spiegazione esaustiva e che è stato accennato primamente da uno scienziato francese, il linguista e semiotico Émile Benveniste (Aleppo, Siria, 1902 – Versailles, Parigi, 1976). Dice Benveniste che le consonanti gutturali, man mano che si va da est ad ovest, tendono a spostarsi dalla gola (gutturali per l’appunto) verso le labbra, ad esempio il suono K ad est tende a diventare B ad ovest. Così kérberos in Grecia diventa bérberos nel Maghreb, nelle montagne dell’Atlante. Quello che ci interessa tuttavia sono le osservazioni di Benveniste circa la sonorità e la fonazione dei dialetti. Così, dice lo scienziato, ‘Il dialetto veneto sta al castigliano (spagnolo) come il dialetto ligure sta al portoghese’. Dice inoltre che quando due persone parlano due lingue che abbiano la stessa sonorità e la stessa fonazione è come se fossero dei parenti non troppo lontani.
In buona sostanza, per sentirsi in famiglia, i veneti dovrebbero visitare la Spagna mentre i liguri dovrebbero visitare il Portogallo.
E lo dimostriamo, anche se non in modo proprio scientifico ma piuttosto simpatico.
Eravamo in due, mia moglie ed io, a colazione in una locanda a Burgos, dopo aver fatto i turisti per tutta la mattina. Chissà perché, quando parlavamo dei monumenti di Burgos parlavamo in italiano, forse per coerenza con gli scritti sulla guida turistica; quando invece parlavamo di altri argomenti, come del cibo spagnolo e delle usanze del posto, parlavamo il dialetto del Piave, oppure il veneziano.
Un paio di tavoli più in là, col tavolo in mezzo non occupato, due signorine (o giovani signore che fossero) ci ascoltavano senza ritegno, tra il compiaciuto, il divertito e l’incredulo.

Cattedrale_di_Burgos
Cattedrale di Burgos in Ispagna
sagrada
Sagràda Famìlia a Barcellona
Bourges
Cattedrale di Bourges, in Francia.

Ci eravamo accorti dell’attenzione ma, dato che i nostri argomenti erano di una banalità qualsiasi, proseguimmo nel dialogo, sino a quando affrontammo con impegno il parallelo tra la cattedrale locale, la Sagràda Familia di Barcellona e la cattedrale di Bourges in Francia, la quale ultima, oltre che somigliare alla cattedrale di Burgos come architettura, creava un strano parallelo coi nomi Bourges – Burgos, il che mi riservavo di approfondire, non ritenendolo un caso ma ritenendolo un esempio di struttura linguistica profonda e sconosciuta (in effetti l’etimo è borgo, latino tardo burgus, germanico burg-s. gotico baurg = città fortificata, castello, dal greco torre, πύργος ). Quest’ultimo argomento fu sviscerato in lingua italiana e, con la coda dell’occhio, avevamo notato che le nostre due ascoltatrici si erano fatte un poco impazienti. Ma impazienti di che? Vai a capire le donne. E invece… erano impazienti di risentire il dialetto!
Infatti, ad un certo punto, una delle due fa per alzarsi ma si risiede, fa per alzarsi di nuovo ma si risiede di nuovo: poi si accorge che abbiamo scoperto i suoi tentativi e quindi, con decisione, viene verso il nostro tavolo con un sorriso a sessantaquattro denti e comincia a parlare in spagnolo (castigliano) senza nemmeno chiederci se lo parlassimo, dando per certo che noi lo si parlasse:
“Scusateci tanto l’impertinenza, non siamo certamente interessate ai vostri discorsi ed ora ci sembra che stiate parlando italiano: sareste così gentili da parlare nuovamente la lingua di prima? Ci piace moltissimo, è meravigliosa, dolce, quasi un castigliano lontano e segreto, che lingua è? dove si parla questa lingua? desumiamo che sarà in Italia… la mia amica ed io abbiamo deciso, se ce lo dite, di andarci per le prossime ferie. Se foste poi così gentili da risponderci in quella lingua, magari parlando lentamente…” (Alla faccia di Oliviero Toscani).
Rispondiamo in dialetto: mia moglie nel dialetto trevisano e io nel dialetto veneziano, alternandoci, spiegando chi siamo, da dove veniamo, che stiamo parlando apposta due dialetti diversi, spieghiamo che dialetti siano…
Nel frattempo, anche l’altra sua amica s’era alzata ed avvicinata. Hanno capito tutto e si ripetono i nostri discorsi tra di loro in castigliano, divertendosi un mondo. Ho dovuto correggere una sola parola: esponendo in dialetto tutti gli oggetti sulla tavola imbandita (pàn, gòto, piàto, sòpa…), mi sono accorto di aver detto tovàgia in veneziano e una delle signorine ha tradotto il termine con toalla, che si pronuncia toàgia e suona quasi uguale ma che in castigliano significa invece asciugamano, quando la traduzione di tovaglia in castigliano è invece mantél.
Questa correzione di un significato affatto differente le ha fatte divertire ancora di più. Tranelli del castigliano o tranelli del veneto? Grazie, grazie, andremo a Venezia e nel Veneto, non c’è solo Venezia, lo abbiamo capito, ci andremo sicuramente.
Ho mandato la fattura all’Enit (Ente Nazionale Italiano Turismo) ma non mi hanno ancora risposto…
Abbiamo così vissuto un momento piacevolissimo con la sensazione, come dice Benveniste, di avere dei parenti vicini e solo apparentemente lontani.
Morale: impariamo le lingue (ma forse lo avevamo già detto: e allora, ripetiamolo).

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