Limericks[67]

LimerickQuando ero bambino e abitavo al primo piano della casa sulla Riva degli Schiavoni, oltre ad avere al piano terra (sotto casa) il negozio di Castagnaccio di Gigi di cui abbiamo parlato nell’articolo [60], avevo al piano di sopra una certa signora Maria Temelacchi, croata, dal cognome chiaramente italianizzato, che viveva a Venezia per curare la tomba del marito, alto ufficiale irlandese della marina militare inglese, ucciso dai tedeschi durante il secondo conflitto mondiale. 

La signora Temelacchi, come tutti gli slavi, era versatissima nelle lingue e naturalmente sapeva bene l’inglese, lingua del marito scomparso. Frugando tra i libri del marito, aveva trovato le composizioni poetiche di Edward Lear (Londra, 1812 – Sanremo 1888) ispirate ad una forma molto diffusa in Irlanda: il limerick, dove tale nome designa anche una città irlandese.

Per la signora Maria, vedova e sola, io ero una specie di figlioccio e venivo trattato come un re: ho imparato più sulle lingue da lei che a scuola. Da buona slava, ne sapeva otto, compreso l’ungherese e il greco moderno. Si appassionò quindi a recitarmi i limericks di Edward Lear.

Il limerick è particolarmente adatto ai bambini perché sono cinque versi che contengono dei non sensi, divertentissimi per la fantasia dei piccoli.

Presenterò qui alcuni limericks composti da me, con l’avviso che se qualcuno troverà interessante leggerli ai figli o ai nipotini, mi mandi una email e ne scriverò ancora.

La struttura del limerick è molto rigida e limita la fantasia dell’autore ma crea un riconoscimento assoluto per il lettore. Eccone le caratteristiche essenziali.

Sempre e soltanto cinque versi, dove il primo, il secondo e il quinto sono endecasillabi in rima tra loro e dove il terzo e il quarto sono settenari a sette sillabe in rima tra loro. I cinque versi seguono pertanto lo schema AABBA

I versi A, di undici sillabe, devono avere tre accenti dove, se notate, i due versi

Nel mezzo del cammin di nostra vita (Dante)

e l’altro

Sempre caro mi fu quest’ermo colle (Leopardi)

hanno un ritmo che ci risulta molto familiare.

Il settenario è meno familiare (sette sillabe) ma molto diffuso: un settenario può essere

M’illumino d’immenso.(Ungaretti)

 L’importante è che ci siano due accenti, uno su una sillaba tra la seconda e la quarta e uno tassativamente sulla sesta.

La metrica del settenario non è facile, perché ad esempio

Ei fu. Siccome immobile (leggi: Ei fu sic có mim mó bile)

è un settenario sdrucciolo e deve avere otto sillabe, mentre

la terra al nunzio sta

è un settenario tronco e quindi deve avere sei sillabe perché le due parole terra al (tre sillabe) formano ritmicamente due sillabe, per cui si legge

La ter ral nùn zio stà

In buona sostanza, si deve badare soprattutto al ritmo.

Ma lasciamo stare la metrica settenaria e veniamo agli altri, ulteriori, vincoli del limerick.

  • Il primo verso (rima in A, endecasillabo, tre accenti) dovrebbe contenere sempre un’indicazione geografica e, meno vincolanti, anche delle indicazioni sul protagonista della composizione.
  • Il secondo verso (rima sempre in A, endecasillabo, tre accenti) dovrebbe contenere dei cenni ulteriori al soggetto, soprattutto se ciò non è stato fatto a sufficienza nel primo verso.
  • Il terzo verso (rima in B, settenario, due accenti) deve dare la prima parte dell’azione della poesia. Il settenario fornisce un certo ritmo incalzante.
  • Il quarto verso (rima sempre in B, settenario, due accenti) deve dare la seconda e ultima parte dell’azione della poesia, pur incalzante. E qui, dopo alcuni limericks, i bimbi cominciano a sorridere perché si aspettano l’ultimo endecasillabo rivelatore…
  • Il quinto verso (rima nuovamente in A, endecasillabo, tre accenti) deve richiamare una descrizione del protagonista, magari definendolo meglio o definendolo in modo imprevedibile, originale, sbalorditivo, con una battuta spiritosa e soprattutto, possibilmente, senza senso o almeno senza un senso prevedibile. Questo è il verso che piace un mondo ai bambini e costituisce un pizzico di fantastica follia.

Dopo aver letto queste regole, vi consiglio:

  1. Di leggervi i limericks che troverete qui sotto.
  2. Se provate interesse, rileggervi le regole e rileggervi i limericks che vi ho presentato.
  3. Cercare su internet varie composizioni limericks, magari anche in inglese. O quelle in italiano, per esempio di Gianni Rodari.
  4. Vedere l’effetto incredibile che hanno i limericks sui bambini.
  5. Comporne di vostri, attenendovi tuttavia il più possibile alle regole, altrimenti i bambini non apprezzeranno.
  6. Sappiatemi dire…

Gli irlandesi hanno delle caratteristiche celtiche che li accomunano con i veneti: non riesco a capire il perché, sarà perché li ho imparati fin da piccolo ma mi piacciono enormemente e l’ultimo verso paradossale mi riempie di soddisfazione, come se fosse una barzelletta, dove si ride per mostrare le zanne e per capire che, dopo ascoltata la barzelletta, ci si conserverà meglio perché si sa di più e quindi dobbiamo essere più temuti. Mostrare i denti (ridere e sorridere) è pertanto un gesto di sfida, come la scimmia all’inizio di Odissea nello Spazio, che lancia in aria il femore – astronave. Se vi interessano questi argomenti, leggetevi la bibliografia di questo sito.

Limericks composti da Ernesto Giorgi, in lingua italiana.

 

Il frate ingordo
Nel convento francescano a Candelù,

fra’ Martino s’ingrassava sempre più:
mangiava il musetto
per farsi un dispetto
ma purtroppo fra’ Martino non c’è più.

Lo sciocco che subisce
Nelle lande desolate di Porcìa,

tutti quanti deridevan zio Tobìa:
si avvolgeva da solo
in un grande lenzuolo
ma Tobìa non capì l’allegorìa.

La sciocca che reagisce
Nelle terre coltivate di Porcìa,

Marilena non capì l’allegoria.
Ma la gente rideva
perché non credeva:
Marilena ribaltò l’allegoria.

Il perfido  dottore
Nelle belle collinette a Conegliano,

un dottore fece un cenno con la mano
invitando gli  uccelli
a nasconder le valli:
quel diabolico dottor di Conegliano.

L’inventore con la svastica
Nell’avito suo maniero di Mirandola

fece Pico l’invenzion della girandola
e tutti i mentecatti
ne uscirono distrutti
dal nazista che inventava da Mirandola.

I miracolabili
Se salvezza si trovasse nella Piave
pei bambini non sarebbe molto grave
il partir dalla sponda
camminando sull’onda:
San Cristoforo li aiuti, sulle grave.

La furbacchiona
Nel cortil di un cacciatore di Vazzola

una gazza graculando si consola:
lei, temendo il fucile
si fermò nel fienile,
quella furba gazza, ladra, di Vazzola.

Il gatto commestibile
Andando col suo gatto per Vicenza

Veronica commise l’imprudenza
di spiegare al suo gatto
di gradirlo nel piatto
mangia-gatti di padrona… che indecenza!

Il malfattore
Sul delitto di Filippo a Pocenìa

per tre giorni ne discusse la giurìa.
Chi diceva: liberato!
ma uno sbaglio c’era stato:
fu impiccato, l’assassino di sua zìa.

Uccisa dal veleno
Sulla rana della Piave, a Roncadelle

ogni giorno se ne senton delle belle;
la colpì il pungiglione
dell’immondo scorpione:
quella rana di buon cuor di Roncadelle.

Il Corvo e la Volpe
Per la Volpe che abitava a Caravaggio

fu la gioia del più fine brigantaggio
declamar complimenti
per uccelli imprudenti:
complimenti per il Corvo col formaggio.

Una carriera mancata

Era un ladro che veniva dall’Oriente,
si credeva d’esser pure intelligente
mise molta attenzione
a evitar la prigione:
non rubava, quel pirata impenitente.

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