La camera da letto [71]

tombola

Revisione 17 nov 2018 – Siamo nella sinistra Piave, negli anni ’60. Nel paese, c’è grandissima attesa per la Sagra del 24 agosto, giorno di San Bartolomeo e per le manifestazioni correlate. A partire dalla settimana precedente, nel cortile delle scuole vicino alla piazza centrale, trovano posto le varie giostre e giostrine, non esclusa la giostra a catene, mentre nella piazza centrale stessa trova posto un grande autoscontro, attrazione principe dei festeggiamenti. Ci sono anche i consueti banchetti con caramelle, liquirizie, torroni e mandorlati.

Per i bambini, si tratta di un’attesa febbrile. A parte l’uva bianca Sant’Anna, uva da tavola, che si vendemmiava a fine luglio, nessun lavoro vitivinicolo s’iniziava prima della Sagra, mentre, attualmente, la stagione viene anticipata di venti o venticinque giorni circa. Per la gioventù, la grande celebrazione era la sera prima della Sagra, la sera tra il 23 e il 24: in occasione di tale sera, le ragazze avevano un gran da fare per prepararsi un vestito alla moda, magari con l’aiuto delle due o tre sarte del paese.

L’atmosfera festaiola è sollecitata dall’autoscontro che diffonde a volume altissimo le ultime canzoni di Adamo, di Celentano e di Little Tony. Non appena l’autoscontro ha un attimo di remissione, s’inizia a sentire la musica della tradizionalissima giostra a catene, con canzoni di Mina, Milva… gli animi a questo punto sono carichi di festività e le chiacchiere dal barbiere non si contano più. Il barbiere è affollatissimo: tutti ci tengono ad essere in ordine e a superare, coi capelli e col vestito, l’esame che dovranno sostenere il giorno della Sagra, alla Messa Ultima delle dieci e mezza.

Certo che San Bartolomeo, come dice il parroco, non ha fatto una fine molto allegra: è finito scorticato vivo, ma la cosa va nel dimenticatoio perché il prete annuncia che al primo lunedì sera che arriverà, dopo la Sagra, ci sarà la chiusura dei festeggiamenti, con i fuochi d’artificio e la tombola (in piazza) di beneficenza. Oltre a varî premi minori, ci sarà il primo premio della tombola: una meravigliosa camera da letto, fornita a prezzo di vivi costi dalla falegnameria del nostro amico Mondo, che già conosciamo. Il prezzo della cartella non è, in verità, molto economico e lo stesso si trova in vendita in una decina fra bar e negozî in tutto il paese. “Più ne comperate e maggiore sarà il bene che potremo fare. Anzi, sono in vendita, in via eccezionale, anche all’uscita dalla chiesa. Come non giustificare un business fatto a fin di bene?

I contadini sanno che questa sarà l’ultima festa e che dalla mattina successiva si darà il via agli impegnativi lavori di preparazione della vendemmia.

Le chiacchiere dal barbiere, sicuramente maldicenze, si infittiscono: il prete non ha voluto nessun coadiutore perché, a suo dire, si tratta di un gioco e non va preso troppo sul serio. Tuttavia Vìssere [Viscere], altra nostra conoscenza, dice: “Son qua da me fradèl barbièr pa fàrme i cavéi e no vùi far discorsi da comunisti, parché mi son comunista trinariciuto ma ‘na camera la è ‘na camera, no l’è un ðògo e ła ghe farìe comodo a tànte che vòl magari maridarse.[Sono qua da mio fratello barbiere per tagliarmi i capelli e non voglio fare discorsi da comunisti , perché io sono comunista trinariciuto (leggasi: da mangiapreti) ma una camera da letto è pur sempre una camera da letto, non è un gioco e farebbe comodo a tante che magari vorrebbero maritarsi].

Aggiungeva poi che sicuramente il valore dei premi sarebbe stato inferiore al valore dei biglietti venduti ma di quanto? Lui pensava che la differenza sarebbe stata enorme: sarebbe andata tutta in beneficenza? Il parroco aveva comunque rifiutato ogni controllo.

E venne il fatidico lunedì sera: il municipio aveva concesso una stanza del municipio stesso per l’estrazione dei numeri, con tanto di altoparlante che dava sulla piazza dove erano ammassati tutti i giocatori.

Silenzio assoluto nella piazza: “Quindici… Ottantadue…”

L’ambo non vinceva, il terno vinceva un cartone di bottiglie di vino merlot… quaterna… cinquina…

La cinquina venne vinta al quindicesimo numero dal figlio del sacrestano, in procinto di sposarsi e il premio consisteva in un frigorifero Rex da 250 litri.

Probabilmente una combinazione, un caso, per carità, non pensiamo male…

Sapete che in una cartella ci sono tre righe da cinque numeri, per un totale di quindici numeri.

Ebbene: non pensiamo male ma la provvidenza volle aiutare nuovamente il figlio del sacrestano per la seconda volta: al sedicesimo numero la Tombola venne assegnata, fatalità, a chi aveva appena vinto il frigorifero Rex da 250 litri.

Un caso? Un caso doppio? A parte la correttezza dell’estrazione, nella quale quasi nessuno credeva più, la discussione ora verteva sul come avessero fatto. Dato che nella sala del Municipio, dove avveniva l’estrazione, c’erano solo il parroco e un chierichetto che leggeva i numeri nel microfono, ogni e qualsiasi ipotesi era verosimile. Semplicemente, forse, non ci fu alcuna estrazione ma semplicemente la lettura di opportuni numeri scritti su di un pezzo di carta.

A chi, nei giorni successivi, faceva qualche domanda ironica al prete, il prete stesso invariabilmente rispondeva: “Ha vinto tutto il figlio del sacrestano, ma suo padre  non guadagna quasi niente ed è veramente un uomo devoto: forse la Provvidenza ha voluto dare una mano…”  E noi ci permettiamo di aggiungere che forse il prete ha voluto dare anche l’altra mano…

Amen.

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