La suocera come pasto [81]

informazione

Nel dopoguerra non c’era la televisione e il Giornale Radio della Rai rifletteva un unico punto di vista, non da tutti accettato, per cui i quotidiani erano importantissimi.

Inoltre, leggere il quotidiano e discuterne con qualcuno, copia alla mano, consentiva un notevole scambio culturale. 

Mio padre comperava solitamente tre quotidiani: uno alla mattina presto, Il Gazzettino, conservatore e con la cronaca della città. Uno a mezzogiorno prima di rincasare, il Corriere della Sera di Milano, di tendenze liberali, pubblicato dal 1945. Il Corriere della Sera (sera precedente) aveva un’edizione pomeridiana con le ultimissime, denominato Corriere d’Informazione, Edizione del Pomeriggio, che veniva messo in treno a Milano alle 17 circa, appena chiusa la Borsa, e arrivava a Venezia Santa Lucia alle 19 e 15 circa: da lì, con una barca a motore veniva portato alle Messaggerie in Riva del Carbon (a 200 metri da Rialto) che erano il centro di smistamento di quasi tutto ciò che veniva stampato e da là gli strilloni portavano il Corriere d’Informazione in Campo San Salvador (50 metri da Rialto, San Bortolomìo), luogo tacitamente eletto a sede degli strilloni. Molte volte accompagnavo mio padre dalla Riva degli Schiavoni fino a Campo San Salvador (1200 metri andata e altrettanti al ritorno) per comperare il Corriere Informazione: era una bella passeggiata. Se non c’era il Corriere d’Informazione coi dati di Borsa, mio padre acquistava La Notte (1952-1979), giornale di destra di Carlo Pesenti, pure di Milano ma stampato a Venezia, dove arrivava con le telescriventi.

Gli strilloni avevano un cartone del formato di mezzo giornale sul quale posavano la pila dei quotidiani, sia per sorreggerli che per non sporcarsi eccessivamente, in quanto gli inchiostri di allora erano terribili e dopo aver letto il quotidiano, specie se fresco di stampa, bisognava lavarsi le mani accuratamente.

Lo spettacolo che mi affascinava erano le grida (o meglio, gli strilli?) degli strilloni, i quali si inventavano delle storie di cronaca raccapriccianti, da Grand Guignol (teatro di Parigi specializzato in spettacoli macabri, del genere horror), ben sapendo che tutti gli ascoltatori non ci credevano assolutamente. Ma chi inventava e sparava le frottole più grosse suscitava ilarità e vendeva più copie degli altri.

Ad esempio: “A Cuneo! uccide la suocera e la dà da mangiare in salmì alla moglie: assolto in primo grado perché il fatto non costituisce reato!”

Oppure: “A Genova! Spara all’amante della moglie perché l’amante non vuole portarsela via! Tutti i particolari!”

Oppure: “Gli stati Uniti dichiarano guerra all’Unione Sovietica: troppi operai comunisti nell’Arsenale di Venezia!”

Oppure: “Il sindaco di Firenze in visita al sindaco di Venezia! Cadono entrambi in acqua a Santa Maria del Giglio!”

Oppure: “Il Corriere ha comperato tutta la Calle delle Acque! Leggete i dettagli!” In Calle delle Acque c’era la sede del Gazzettino…

Oppure: “Liz Taylor non verrà più a Venezia! L’ultima volta, nessuno le ha fatto la corte!” Elizabeth Taylor aveva un debole per Venezia ed era facilissimo vederla in giro per le Mercerie. In realtà, non tanto facile per la sua statura.

Erano strilli che avevano una loro logica di costume e la gente, sbellicandosi dalle risa, comperava le copie dei giornali.

Ritornando a casa, mio padre mi spiegava le battute che non avevo capito col seguente ragionamento: “I fiói xé come i nèspui: col témpo i se matùra e co xé ora i capirà. Tùto a so témpo.” [I ragazzi sono come le nespole: col tempo maturano e quando sarà l’ora capiranno. Tutto a tempo debito.]

Arrivato a casa, raccontavo a mia madre gli strilli che non avevo capito: mia madre rideva ma neanche da questo pulpito ottenevo spiegazioni. Non restava che crescere…

 

 

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