Usanze a Venezia 3 [85]

pace

Vessillo della Serenissima in tempo di pace.

Marzo. Ha il giorno di San Giuseppe (il 19) e il giorno dell’Annunciazione (25 marzo, 9 mesi prima di Natale).

Può essere che abbia la Domenica delle Palme e la Domenica di PasquaLa Pasqua può cadere tra il 22 marzo e il 25 aprile compresi. Vi fornisco la Pasqua dei prossimi 5 anni:
  • 27 marzo 2016
  • 16 aprile 2017
  • 01 aprile 2018
  • 21 aprile 2019
  • 12 aprile 2020

Il mese di marzo è un mese fastidioso: le giornate di sole sono ventose per la tramontana che porta freddo o per la bora che porta sereno. Rare giornate, più spesso a febbraio, hanno il vento spàca-ombrèłe [spezza-ombrelli], cioè i due venti alternativamente e in rapida successione: giornate assolate e particolarmente fredde, coi cocài che sta sùłe brìcołe par paùra del vénto.[con i gabbiani che stanno posati sulle bricole per paura del vento]. Il gabbiano ha un volo a vela (per pescare) e tiene per molto tempo le ali aperte, sfruttando l’inerzia che gli proviene dal vento: nonostante voli perfettamente, con la tramontana o con la bora più impetuosa, bianca o nera che sia, se la giornata è spezza-ombrelli, i colpi di vento improvvisi pregiudicano il suo volo ed egli preferisce restare sulle palificazioni situate in laguna (bricole), le quali servono per segnalare le zone di secca oltre che per ormeggio. I gabbiani immobili sulle bricole sono un buon segnale per i pescatori, in quanto ciò vuol dire che il pesce tende a risalire dai fondali. Il gabbiano non teme l’uomo perché le sue carni sono pressoché immangiabili e molte volte si lascia avvicinare, per la felicità dei bambini. I gabbiani si poggiano anche sui pontili dei vaporetti, sui vaporetti stessi e in particolare affollano le motonavi che vanno da San Zaccaria al Lido. Se la giornata non è spezza-ombrelli, è bello vederli sulla scia dell’aria spostata dalla motonave, dove giocano a farsi trasportare, immobili, per la corrente aerea creatasi.

Il giorno di San Giuseppe a Venezia è festa grande perché coloro che portano tale nome sono (erano) tantissimi. Poi, come se non bastasse, è arrivata la consumistica festa del papà. Il diminutivo più comune è Bèpi: ben pochi sono i Bèppe o Bèpo o Bepìn o Pìno come in terraferma. Chi si chiama Giuseppe deve offrire un’ómbra [bicchiere di vino] e non viceversa. Nelle battute che si fanno in occasione di tale onomastico, molti sono i giochi di parole, le allusioni e i paralleli con San Giuseppe e il suo ruolo di padre putativo. Ad esempio a un Giuseppe sposato si potrà dire: “Łavóra mànco e téndighe de più, a to mugèr, che no se sa mài…” [Lavora meno e sorveglia di più tua moglie, ché non si sa mai…].

In Italia è il nome più diffuso. Viene dall’ebraico Yoseph, derivato dal verbo Ysph, che accresce, col significato “Dio accresca la mia famiglia”.

Voigtlander Vito Bl Ob.Color Scopar f/2.8 50mm
Popolani a Venezia, di fronte ai Giardini Reali. 1961. Notare la miriade di gatti.

Il 25 marzo è la festa dell’Annunciazione, dove, esattamente nove mesi prima del Natale, gli angeli annunciarono a Maria che avrebbe aspettato un figlio.

In tale giorno e in tutte le chiese dedicate a una santa o a Maria, le donne sposate che sperano di aver figli portano una candela in chiesa, con un nastrino azzurro se sperano di avere un maschietto e rosa se sperano di avere una femminuccia.

Se per caso il figlio non arriva comunque, le comari rimbrottano la mancata mamma:

No ti gavarà fatto łe robe co sèsto, ti gavarà de sicuro desmentegà calcòssa.” [(Nel rituale da seguire,) non avrai fatto le cose come di deve, sicuramente avrai dimenticato qualcosa.]

Ti te gèri confessàda, prìma?” [Ti eri confessata, prima?]

Sì, comàre.

Gran fàto che magàri no ti te gà confessà ben…” [Può darsi, forse, che tu non ti sia confessata bene…]

Vardè, comàre, son sicùra, anca parchè mi gavèva nòme àltro che gnènte da dìrghe al piovàn… mi són na spósa de sèsto…” [Guardate, comare, sono sicura, anche perché avevo niente da dire al pievano… sono una sposa come si deve…]

Eh, cara mia… Łe dixe tùte cussì…” [Eh, cara mia… dicono tutte così…”

“Ma se fùsse ‘na ròba cussì sicùra, me ło gavarìa dìto ànca el dotór…” [Ma se il fatto fosse una cosa così sicura, me lo avrebbe detto anche il dottore…]

Senti che ràssa de ciàcołe … se ti gà féde, łe montàgne vién par qua, sénsa féde, łe montàgne resta là” [Senti che razza di chiacchiere…se hai fede, le montagne vengono a te, senza fede, le montagne restano dove sono.]

Ricordatevi che la comare ha sempre ragione, specialmente el giorno de l’Anunciassiòn.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...