Canceniga [86]

cancenigaQuesta è una fiaba per i bambini, basata su di un personaggio vero, come si vede dalla fotografia di San Polo di Piave del 1961. Si vede un cavallino, un poco imbizzarrito, si vede Canceniga che cerca di tranquillizzarlo o viceversa.

Sul carretto ci sono gli oggetti consueti di Canceniga, che faceva il robivecchi e lo straccivendolo: tubi di ferro, tubi di cemento ed altre cose del genere. Sullo sfondo la fattoria Giol, in pieno centro del paese.

Canceniga aveva un intercalare, che usava sempre: “Quel gran porco de Eisenowher Ike!”.

Dwight David “Ike” Eisenhower è stato un generale degli Usa, a cinque stelle, supremo comandante delle Forze Alleate in Europa, durante la Seconda Guerra Mondiale. Fu anche il 34° presidente degli U.S.A. Non ho mai capito il perché di tale imprecazione: l’unica cosa che ha fatto di male Eisenhower è stata quella di salvarci dal nazismo.

Ed ecco la storia, che naturalmente non sappiamo quanto sia vera e che ha come protagonista non il cavallino della foto, bensì un asino.

Da raccontare ai bambini:

Un certo Canceniga, che come mestiere andava a raccogliere stracci con un carrettino trainato da un asino, voleva dargli da mangiare del fieno. La mangiatoia dell’asino era piena di fieno ma l’asino non ne voleva sapere, perché era abituato a mangiare carote, mele, pere ed altri ortaggi.

Un giorno, Canceniga si mise d’impegno e tirò l’asino per le orecchie verso la mangiatoia. Tira e tira e tira, a forza di tirare, le orecchie quasi quasi rimasero in mano a Canceniga, quando improvvisamente l’asino si trovò col muso sopra al fieno e ne sentì il buon profumo.

Allora l’asino cominciò a mangiare il fieno e non voleva saperne di smettere, sino a quando Canceniga dovette quasi togliergli la coda per farlo venir via dalla mangiatoia.

Ecco perché, quando un bambino prima non vuole mangiare una cosa e poi non vuole più smettere, gli si dice:

Te sì cóme el mùss de Cancenìga: prìma bisògna cavàrte łe récie e po’ bisògna cavàrte ła coda.”  [Sei come l’asino di Canceniga: prima bisogna toglierti gli orecchi per farti mangiare e poi bisogna toglierti la coda per farti smettere.”

La fiaba non è finita. Canceniga una volta era al bar e stava raccontando al barista del suo asino che, ortaggi prima e fieno poi, mangiava troppo e lui, Canceniga, che non nuotava nell’oro, faceva fatica a mantenerlo.

Dice Canceniga: “Allora, un po’ alla volta, per un anno intero, gli ho insegnato a star senza mangiare: poi, sul più bello che aveva imparato, ‘sta brùta bèstia dispetósa la è morta, senza dìr né àri né stàri…” [questa brutta bestia dispettosa è morta, senza dire alcunché (senza alcun preavviso)].

Che fosse vero? Povero asino di Canceniga…

La fiaba è finita.

 

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