Allocchio [89]

allocchio
Televisore Allocchio Bacchini 17″, del 1954, ovviamente solo con Rai 1.

Episodi della prima televisione.

Nel gennaio del 1954 cominciarono le trasmissioni ufficiali della televisione italiana ma le prime trasmissioni sperimentali s’iniziarono già dal 1949. In casa avevamo il televisore dal 1952 ed avevamo un flusso continuo di conoscenti, amici e parenti che venivano a vedere l’ottava meraviglia del mondo moderno.

Il televisore era molto costoso: uno piccolo, da 17 pollici, costava un occhio della testa prima del 1954. Poi, nel 1954, con l’inaugurazione ufficiale delle trasmissioni, costò un poco meno ma comunque come dieci mesi di paga di un operaio.

Fu una vera e propria rivoluzione dei costumi, perché fino a quel momento c’erano solo il cinematografo e il teatro, anche quest’ultimo molto costoso. Al cinema si andava per vedere le grandi novità e raramente si andavano a vedere vecchi film. Inoltre, a Venezia, la prima partita di calcio venne trasmessa prima dell’inaugurazione ufficiale del gennaio 1954, e cioè nell’ottobre 1953, Italia-Cecoslovacchia. Io mi sono visto, con tutti gli amici e i conoscenti che frequentavano la nostra casa, i campionati mondiali del 1954 nella Confederazione Elvetica, commentatore Nicolò Carosio, con tanto di finale Germania Ovest – Ungheria 3-2, il cosiddetto (ironicamente) Miracolo di Berna, il 4 luglio 1954 alle cinque del pomeriggio.

L’Ungheria era quasi completamente composta dai giocatori per metà militari della Honved di Budapest e giocavano come il Barcellona di oggi, se non meglio: spiccava Czibor, ‘testina d’oro’, Kocsis, dal dribbling ubriacante, Hidegkuti e il marziano Ferenc Puskàs. Tale squadra, all’estero durante l’invasione Sovietica del 1956, non fece mai più ritorno in Ungheria: andarono tutti nei migliori clubs europei.

Miracolo di Berna perché al finire del primo tempo l’Ungheria vinceva due a zero ma, senza esagerare, avrebbero potuto essere quattro. Poi, nel secondo tempo, il Miracolo: i giocatori tedeschi sembravano morsi dalla tarantola, si dice che avessero le bave alla bocca (io non le ho viste), segnatamente i due Walter( Ottmar Walter e il capitano Fritz Walter) e il bomber Helmut Rahn. Segnarono tre gol, vincendo, in modo inspiegabile. Quella squadra non ebbe più alcun seguito: si ammalarono tutti di una strana forma di itterizia. I dubbi sul doping non furono mai fugati. Era talmente abissale la differenza tra le due squadre nel primo tempo da lasciare perplessi, anche perché nei gironi preliminari, la stessa Ungheria aveva battuto la stessa Germania per 8 a 3.

Nel secondo tempo, la Germania ha vinto sulla velocità. Il giorno successivo alla partita i nuovi campioni lo festeggiarono in ospedale con problemi di fegato e non si ripresero per un anno. Le proteste magiare non servirono.

Una domenica pomeriggio, nell’estate 1954, avevamo la casa piena di gente perché davano un vecchio film, famoso, dato che il protagonista maschile era talmente cattivo che all’uscita dalla prima a Parigi aveva preso una riga di botte dagli spettatori. Ecco perché Santa Madre Chiesa Apostolica Cattolica Romana proibiva la sepoltura in Campo Santo degli attori: se uno fa la parte di Erode e la fa bene, deve pur essere un po’ carogna…

Si attendeva quindi, con impazienza, il film. Nella pellicola c’erano due bambine di quattro e cinque anni, che avevano perso i genitori ed erano state affidate ad una zia, la quale era la moglie dell’uomo cattivo. Le cattiverie dell’uomo verso le due bambine non si contavano ed erano veramente vergognose. Una ragazzina, X, seduta con noi, guardava il film con risentimento e ripeteva rivolta a un qualcuno non ben identificato:

I créde de fàrme piànser co ste piavołàe, tanto, el xe un cìne, sa, che no ti crèdi… figùrite se uno, da séno, el pól éssar cussì un carognòn…” [Credono di farmi piangere con queste pagliacciate, tanto, è un film, sappilo, che tu non creda chissà che… figurati se uno, dicendocela assennatamente, può essere così carognone…]

E alla scena successiva, ancora più odiosa: “Vàra sa, i và vànti co ‘ste cativèrie, i gà un bèl coràgio ma el xe nòme àltro che un cine…” [ Guarda, sai, vanno avanti con queste cattiverie, hanno un bel coraggio ma si tratta di nient’altro che di un film…]

Poi, la scena straziante che di più non si può: vengono inquadrati gli occhioni pieni di lacrime delle due bimbe costrette in un angolo e il patrigno che comincia a brandire una sferza per cavalli. Al che, la nostra X scoppia in un pianto dirotto e urla, tra i singhiozzi: “Aaaahh, parché i fa sti cine… me tòca ‘ndar via, vàra che cativèrie…” [Aaahh, perché fanno questi film… mi tocca andare via, guarda che cattiverie..]

La ragazzina X se ne va dalla casa senza salutare nessuno, piangendo disperatamente e singhiozzando: “Catìvi, catìvi, catìvi…

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