Un semplice [94]

filmLa signora Marta passò a miglior vita alla veneranda età di 85 anni. Aveva due figli: uno normale di mente e scapolo, Toni, che abitava per conto suo, in un appartamento a Castello e l’altro, Nane, che abitava con la madre a Cannaregio.

Nane era un pochino lento di mente, anche se il suo difetto, forse, poteva passare quasi inosservato. Era così dalla nascita, per problemi meccanici verificatisi durante il parto. La signora Marta non era tanto preoccupata di morire quanto per il destino di Nane in sua assenza.

Fu così che si fece promettere da Toni che avrebbe cercato di accudire il più possibile il fratello Nane: poi, se Toni si fosse sposato, Marta lo lasciava libero di agire secondo coscienza. Toni tranquillizzò la madre, la quale spirò serenamente. Nane, benché non fosse perfetto, non era aggressivo: era un buon diavolaccio, obbediente e ligio alle direttive che Toni gli impartiva. Per fortuna, Toni era più anziano e questo contribuiva ad una certa armonia.

Certo che Nane era pesantino. Soprattutto stava sempre appiccicato al fratello e chiedeva: “Vado bén? Dìme sa, se ti gà da dìrme calcòssa, dìme, che vògio imparàr da ti, che ti xe me fradéo più grando.” [Sto andando bene? Dimmi, se devi dirmi qualcosa, dimmelo, che voglio imparare da te, che sei mio fratello più grande.]

Queste frasi, Nane le ripeteva decine di volte ogni giorno. Era commovente. Toni pensava che sposandosi forse avrebbe risolto il problema, nel senso che avrebbe potuto abbandonare il fratello al suo destino, senza rovinarsi la vita e soprattutto senza mancare alla parola data alla madre ma… qualcosa in fondo al cuore gli diceva che non sarebbe stato mai capace di abbandonare un fratello del genere.

Un giorno Toni disse a Nane che lo avrebbe portato al Cinema Rossini, un cinema di lusso, “sóra ƚa strìca”.[sopra la riga]

(Nota: Il Gazzettino pubblicava ogni giorno i cinematografi e i films relativi. Nella lista, c’erano dapprima i cinematografi migliori, che davano le prime visioni, come il cinema San Marco, il Rossini, l’Olimpia, poi c’era una linea di separazione e sotto la riga c’erano i cinematografi economici.)

Nane: “No me piaxarìa ‘ndàr al cìne parché ti sa che no capìsso bén e po’ queƚe poche volte che sò ‘ndà, sò ‘ndà sòto la strìca ma se xe par fàrte un piassér, végno vuintièra.” [Non mi piacerebbe andare al cinematografo perché sai che non capisco bene e poi quelle poche volte che ci sono andato, sono andato sotto la riga ma se è per farti un piacere, vengo volentièri…”

Toni pensava che Nane era di una gentilezza unica al mondo. Lo rassicurò sul fatto che, sotto o sopra la riga, a parte il prezzo del biglietto non cambiava niente.

Entrarono al Rossini: la maschera con la torcia elettrica mise in soggezione Nane, il quale ripeteva: “Vàra, che de ƚusso… vàra, che poltróne… bèƚo… bèƚo…” [Guarda, che lusso… guarda, che poltrone… bello… bello…]

Poi, dopo aver preso posto, rivolto a Toni: “Toni, che cìne xélo…” [Toni, che tipo di film è?]

“El xe un cìne legèro, diverténte, co còmici” [Si tratta di un film leggero, divertente, con alcuni comici…]

Nane: “Mi savéva… Toni, par piassér, se ti me vól bén, dìme co xe el moménto da rìdar, parché no vorìa fàrte fàr brùta figùra…” [Me la sentivo… Toni, per piacere, se mi vuoi bene, dimmi quand’è il momento di ridere, perché non vorrei farti fare brutta figura].

A Venezia, quando due persone ne vedono una terza che sembra non troppo sveglia, si dicono tra loro, riferendosi al terzo: “Dìme co xe el moménto da rìdar…”

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