Barbiere e avvocato [103]

barbiere

Anche questa andrebbe raccontata ai bambini: nel paesino di X, in provincia di Treviso, nella sinistra Piave, il barbiere (chiamiamolo AG) era molto stimato e il lavoro non gli mancava.

Siccome il figlio doveva partire per il servizio militare, AG aveva assunto per tempo un garzone, il quale teneva in ordine il negozio, preparava la saponata, portava i panni in lavanderia, apriva e chiudeva il negozio. Quando aveva un poco di tempo libero, si esercitava col rasoio, sotto l’occhio del figlio di AG, a fare la barba a un palloncino, precedentemente ben gonfiato e insaponato. Doveva togliere la schiuma con il rasoio senza far scoppiare il palloncino, il che sembra facile ma non lo è. Arrivò il giorno in cui il figlio di AG partì ma il garzone non era pronto ad usare il rasoio sul viso dei clienti. Preparava i clienti, metteva la lozione pre-barba, insaponava per bene ma, al momento di usare il ferro da barba, AG interveniva e la barba la faceva lui: poi, il garzone metteva la lozione dopo barba e la crema. Tutto, insomma, tranne che usare il rasoio.

Bisògna che te sìe pì secùro e che te próve ‘ncóra, se te vòl imparàr puìto el mistièr…” [Bisogna che tu sia più sicuro e che ti eserciti ancora, se vuoi imparare bene il mestiere]

Con questo tira e molla, era ormai passato un altro mese e il garzone sembrava finalmente ben esercitato. Arrivò un mercoledì mattina, giornata solitamente tranquilla, quando AG improvvisamente disse: “El pròsimo che vièn déntro pa’ fàrse ła bàrba, te ghe ła fa ti e che ła sìe finìda…” [Il prossimo che viene in negozio per farsi la barba, gliela fai tu e che sia finita]

Il diavolo ci mise la coda: il cliente che entrò fu l’avvocato Teodori, il miglior cliente del negozio…

Che fare? rimangiarsi la parola? no… ma AG, dopo aver salutato l’avvocato Teodori e averlo fatto accomodare, quando andò nel retrobottega per prendere la saponata, chiamò il garzone e gli sussurrò, minacciando ‘el sistèma Vigiùt’: “Se te ghe fa calcòssa a l’avocàto, te ciàpa tànte de quéle sbèrle che ti te łe recòrda pà’l mànco vintisìe àni…” [Se fai qualcosa all’avvocato, prendi tante di quelle sberle che te le ricorderai per almeno ventisei anni…] (sistèma Vigiùt: pai mòne, ‘na sbèrla la é mèjo de tùt) [per gli sciocchi, una sberla è meglio di tutto]

Il garzone, che era tranquillo, forse ai limiti dell’incoscienza, cominciò ad agitarsi e faticava anche a spalmare la saponata con il pennello: le mani gli tremavano, Ag osservava e quando il garzone infilò il pennello in un occhio all’avvocato, il garzone stesso disse: “La me scùse, siòr avocàto, no ho fàt a pósta…” [Mi scusi, signor avvocato, non ho fatto apposta…]

Questa frase fu ripetuta dal garzone più volte, perché più volte il pennello della saponata finì nei posti più impensati sulla faccia del malcapitato avvocato Teodori.

Arrivò il momento del rasoio: il garzone, emozionatissimo, rasò, o meglio, cercò di rasare la guancia sinistra del signor avvocato Teodori, quando un bel getto di sangue rosso zampillò dalla guancia, sotto l’acciaio del rasoio…

Il garzone diventa pallido che più pallido non si può: AG, inferocito, molla un ceffone al garzone il quale istintivamente, schiva il colpo e il colpo stesso finisce sulla guancia sinistra dell’avvocato, sopra il taglio.

AG: “El me scùse miłe vòlte, siòr avocàto, ła sbèrla ła jèra pàl tosàt…” [Mi scusi mille volte, signor avvocato, la sberla era per il ragazzo…]

AG prende una matitina emostatica e riesce a fermare rapidamente il sangue della guancia sinistra.

Il garzone si rimette all’opera e… la guancia destra dell’avvocato viene tagliata ma in modo molto più profondo della precedente guancia sinistra: AG, imbestialito, molla un altro ceffone al garzone il quale istintivamente, nuovamente schiva il colpo e il colpo stesso finisce sulla guancia destra dell’avvocato, sopra il profondissimo nuovo taglio.

Mille scuse ancora, mille insolenze al garzone ma il taglio è molto più profondo e AG deve andare nel retrobottega per prendere il necessario: alcol, tintura d’iodio, allume di rocca, cerotti, disinfettante speciale, anti-batterico…

Il garzone, disperato, in attesa del ritorno del principale cerca di accelerare e di tagliare la barba sul collo dalla parte sinistra che ormai non sanguina più. Prende con due dita il lobo dell’orecchio sinistro lo tira un poco e col rasoio scorre dalla gola verso l’alto: ma… zac! l’orecchio sinistro dell’avvocato gli rimane in mano.

L‘avvocato si trova con le due guance che sono state tagliate prima e tumefatte poi. Ora il garzone ha anche in mano il suo orecchio sinistro. Al che, disperato e piangente, dice al garzone:

Scóndi ła récia, svèlto, scóndeła, sinò el to parón me cópa de bòte…” [Nascondi l’orecchio, svelto, nascondilo, altrimenti il tuo principale mi ammazza di botte…]

 

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