La cicala e le due formiche [104]

Revisione 20 nov 2018 – Anche questa si potrebbe raccontarecicala ai bambini.

Personaggi:

  • Due formiche laboriose, una di nome Madre ed una di nome Figlia.
  • Una cicala, di nome Cicala, che fa la cicala, cioè niente.

Ambiente: un buco nel terreno a Sant’Elena, Venezia, con una lampadina per l’illuminazione, appesa al soffitto, un tavolo da lavoro e tre sedie.

Scena prima: le due formiche, Madre e Figlia, occupano due delle tre sedie e sono intente a rifinire dei pantaloni da lavoro di tela grezza blu. I pantaloni sono sul tavolo e sono una ventina di paia.

Madre: “Bisògna che finìmo le bràghe par sta séra…[Dobbiamo finire i pantaloni per questa sera…]

Figlia: “Màma, ti lo gà dìto almànco vìnti vòlte… [Mamma, l’hai detto almeno venti volte..]

Il campanello suona ed entra Cicala che parla con voce argentina e con l’erre francese, cioè moscia. Per ricordarvelo, ad ogni erre ne aggiungiamo una, così se è una diventano due e se sono due diventano tre…

Cicala è elegantissima, bellissima, truccatissima, sorridentissima, luminosissima.

Cicala: “Ciaooo, carrissime… sono passata a salutarrvi perrché la primaverra è la saison parisienne, la stagione per andarre a Parrigi, parrto questa serra… d’altrronde, l’inverrno va fatto a Corrtina, in Corrso Italia c’è il bel mondo che non si può perrderre, l’estate va fatta al Lido di Venezia, un po’ di tintarrella e la Mostrra Cinematogrrafica, quindi, perr Parrigi, o l’autunno o la primaverra: ma l’autunno a Parrigi ha i cieli bigi… e allorra andarre a Parrigi in primaverra è un must… un doverre… vado con gli amici perrché dobbiamo berre prrosecco italiano a Montmarrtrre: fa molto chic e dobbiamo snobbarre lo champagne, che orrmai fa molto kitch… soupe à l’oignon e prrosecco frresco… dicono che con la zuppa di cipolle sia il massimo dei massimi dei massimi…”

Figlia la guarda con commiserazione e mentre Cicala si siede e accavalla la gamba destra sopra la sinistra, si rassetta il vestito e si ravvia i capelli, Madre dice sotto voce a Figlia: “Vàrda, se no ti ghe rìvi,  che ła sarìa póco de sèsto…” [Guarda, se non ci arrivi a capire,  che sarebbe poco seria…]

Figlia, con disprezzo verso Cicala: “Màma, ło so, ti me ło gà dìto almànco vìnti vòlte..” [Mamma, lo so, me lo hai detto almeno venti volte…] poi, con ironia e disprezzo, rivolta a Cicala: “Ah, cussì ti va a Parigi… sópa de ségołe… ti te gà comprà magari łe scàrpe nóve… [Ah, così vai a Parigi… zuppa di cipolle, ti sei comperata magari le scarpe nuove…]

Cicala: “Tutto, mia carra, tutto nuovissimo, dalla testa sino ai piedi… scarrpe e borrsetta di Salvatorre Ferrragamo: la linea Azalea, la nuova façon de la maison, la nuova linea della casa…”

Figlia (con un poco meno di disprezzo e una piccolissima puntina di ammirazione): ”Feragamo… bèłe scàrpe e borsèta, benón… e’l vestitìn…” [Ferragamo, belle scarpe e borsetta, bene… e il vestitino…]

Cicala: “Non sono venuta qui col vestito di Valentino rrosa-chocking della nuova linea Top-Elegance, avrrei voluto farrtelo vederre ma erra già in valigia… questo è un prrêt-à-porrter di Arrmani, semplice ma io lo trrovo un amorre… e poi… tutto italiano… tutto made in Italy, perr me, solo Italia, senza eccezioni…”

Figlia (senza disprezzo e con una maggior puntina di ammirazione): “Benón, tùto italiàn… alòra ànca el profùmo…” [Benone, tutto italiano, allora anche il profumo…]

Cicala, esultante: “Nina Rricci! una frragrranza con patchouli, legno di sandalo e un sentorre di zagarre… dona la gioia di viverre… naturralmente, solo qualche piccola goccia qua e là…”

Madre si accorge che il disprezzo di Figlia sta diventando ammirazione ed interviene sottovoce: “Vàrda che ła sarìa póco de sèsto…” [Guarda che sarebbe poco seria…]

Figlia, con maggior ammirazione per Cicala: “Màma, ło so, ti me ło gà dìto almànco vintiùn vòlte…” [Mamma, lo so, me lo hai detto almeno ventuno volte…]. Poi, rivolta a Cicala: “Nina Ricci, l’àrte del profùmo… ànca ła cołàna e i recìni me pàr de bón gusto…” [Nina Ricci, l’arte del profumo… anche la collana e gli orecchini mi sembrano di buon gusto…]

“Hai notato? Pomellato! Sono andata apposta sino al loro atélierr di Padova e mi hanno consigliato gli orrecchini classici delle suorre, le cosiddette monachine… perr farre péndant, hanno fatto apposta perr me una collana di perrle con incrrostazioni di arrgento e madrreperrla, un autentico pezzo unico…ma quello che amo da impazzirre è questo orrologino di Pomellato, tempestato di diamantini…”

Ormai Figlia è stravolta dall’ammirazione e quando Madre cerca di attaccare il suo piagnistèo, Figlia non la bada nemmeno e dice a Cicala, con una certa invidia:

Benón: par completàr, cosa xe che mancarìa…” [Benissimo: per completare, cosa mancherebbe…”

Cicala: “Ah sì, li ho qui in borrsetta, gli ultimissimi occhiali di Luxottica, l’ultimissimo grrido: guarrda, eccoli, quando c’è bel tempo, le lenti e la montaturra diventano di un bel blu scurro, quando il cielo diventa grrigio, le lenti e la montaturra passano a un bel celeste-azzurrro chiarro, per compensarre: degli occhiali verramente divini… ah, dimenticavo forrse la cosa esteticamente più alla moda… mi son fatta porrtarre a Corrtina, nel Salone Liborrio e Liborrio in persona mi ha fatto un taglio di capelli alla garrçon, alla maschietta, sembrra che a Parrigi questo taglio faccia furrorre… bene adesso vi saluto, dovrrei andarre…”

Figlia, ormai distrutta dall’invidia: “E ‘lóra ti va a Parigi… [E allora, vai a Parigi…]

Cicala: “Sì, questa serra…”

Figlia, avvilitissima e quasi in lacrime: Scólta, fàme un piassér. Da quéłe bànde, no pól fàr che ti tróvi quéło de ła fiaba, Lafontèn: se ti ło védi, dìghe ch’el pól ‘ndàr a reméngo sùo e che no’l stàga più contàr bàłe. [Ascolta, fammi un piacere: da quelle parti, è possibile che tu trovi quello della fiaba, La Fontaine: se lo vedi, digli che può andare a quel paese e che non racconti più bugie]

 

 

 

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