Maniche diverse [105]

OrdiniAnche questa fiaba si potrebbe raccontare ai bambini; tuttavia, con un grano di sale:

Nell’immagine, sulla sinistra, l’abito dei Gesuiti, ordine militare di Santa Madre Romana Chiesa Cattolica Apostolica, fondato dallo spagnolo Sant’Ignazio di Loyola nel 1537 a Venezia. 

L’ordine, oltre al resto, prevedeva in particolare l’obbedienza immediata ed assoluta al Papa. All’interno dell’Ordine ci sono i gradi militari e il capo dell’Ordine è designato col nome di Generale, detto anche Papa Nero. Notare la manica larghissima (designa una persona molto indulgente). I Gesuiti si insinuarono in tutte le corti europee, famosi per la loro tolleranza, usata come strumento politico per accattivarsi i nobili e i regnanti.

Sulla destra, invece, l’abito dei Domenicani, ordo fratrum praedicatorum, istituto religioso di diritto pontificio. Si tratta di un ordine mendicante fondato dallo spagnolo Domenico Guzman, nell’attuale Provenza, nel 1215 e nato per lottare contro la diffusione del catarismo ed altre sette religiose. Gente coltissima, di una moralità integerrima, annoverano tra loro Tommaso d’Aquino, Alberto Magno e Girolamo Savonarola. Il mandato militare è la difesa assoluta del cattolicesimo, a prezzo della vita. Anche qui il grande capo è chiamato Generale dell’Ordine dei Predicatori. Notare il vestito con manica strettissima (designa una persona per niente indulgente, severissima). A differenza dei Gesuiti, i Domenicani sono forse i più severi (ed altrettanto istruiti) di tutto il cosmo cattolico.

Ed ecco la nostra fiaba, portata al paradosso per divertire i bambini.

Nella chiesa dei Frari, da un anno, durante la confessioni, c’era un afflusso di gente spaventoso. C’erano persone a centinaia in attesa di confessarsi. Il Venerdì Santo, poi, la coda arrivava fin fuori dalla chiesa e il sacrestano doveva contribuire a mantenere l’ordine.

A chi chiedeva il motivo di tale affollamento, si rispondeva : “Ghe xe don Mario che confèssa… el xe dei Gesuìti… el xe ànca un graduàto… no un prète a càso, sa… el xe ‘na bràva persòna, el capìsse i òmini, el xe un sànto, el ga sémpre ‘na paròła de confòrto e po’, el xe pròpio de mànega łàrga… xe fin gùsto ‘ndarse a confesàr… par esémpio, un me parènte trovà el gavéva quàsi copà de bòte so fradèo, quàtro mési de ospeàl, no un schèrso e don Mario ghe ga dito: fìo mìo, nissùn xe parfèto… mi te assòlvo ma bisògna che ti ciàpi almànco do Mésse el giórno de Pasqua… un àltro, i me conta, no ło so par dirèto, ch’el se gà confessà de ‘ver robà sénto milioni, come quàtro càse: don Mario ghe gà dìto de no robàr più e de dir tre Ave, Pater e Gloria… e ‘lora ‘sto qua, fùrbo, sa, el ghe ga domandà: sicòme ghe i gò robài a un połitico, gògio da dàrghei indrìo… e don Mario ghe ga rispòsto: ma no, fìo mìo, i schèi, par i połìtici i xe cóme łè ónde del màr: i va, i vièn,… tiente tùto che łi gavéva de sicùro robài ànca łù e vàrda, se ti pól, de fàr un póca de carità… e cussì el se gà confessà e el se ga tignùo anca i bèssi del połìtico… quésti i xe i véri prèti… Gesuìti… da séno, bisògna che me ricòrda el nòme, ché no vorìa far confusión…”   [C’è don Mario che confessa… è dei Gesuiti, è anche un graduato, sappia che non si tratta di un prete qualsiasi, è una brava persona, capisce gli uomini, è un santo, ha sempre una parola di conforto e poi, è proprio di manica larga, è perfino piacevole andarsi a confessare… per esempio, un mio affine aveva quasi ammazzato di botte suo fratello, quattro mesi di ospedale, non uno scherzo e don Mario gli ha detto: figlio mio, nessuno è perfetto… io ti assolvo ma devi assistere almeno a due Messe il giorno di Pasqua… un altro, mi raccontano, non lo so direttamente, che abbia confessato di aver rubato cento milioni, un valore pari a quattro case: don Mario gli ha detto di non rubare più e di dire tre Ave, Pater e Gloria… e allora questo, furbo, che non crediate… ha chiesto: siccome li ho rubati ad un politico, devo restituirli? e don Mario gli ha risposto: ma no, figlio mio, i soldi, per i politici sono come le onde del mare: vanno, vengono… tieniti tutto che di sicuro li aveva rubati anche lui e guarda, se puoi, di fare un po’ di carità… e così si è confessato e si è trattenuto anche il denaro del politico… questi sono i veri preti… Gesuiti… seriamente, devo ricordarmi il nome (Gesuiti) ché non vorrei confondermi…]

L’anno successivo, succede che il Venerdì Santo la chiesa dei Frari è pressoché vuota. Non c’è più don Mario, trasferito a Ravenna su ordine del Papa Nero, c’è invece don Antonio, domenicano ossuto e lungo come una settimana senza mangiare. Don Antonio, anche fisicamente, assomiglia a fra’ Girolamo Savonarola, domenicano con gli occhi di fuoco, fuoco che aveva suggerito di bruciarlo sul rogo nel 1498 perché “eretico, scismatico che predicava cose nuove” per ordine del Papa Alessandro VI Borgia, padre di, tra gli altri figli, Cesare, Lucrezia e Giovanni.

Che fosse vero che Girolamo era eretico o era soltanto un credente rompiscatole, che non le mandava a dire? Il Papa aveva dei figli e non amava un prete che gli rinfacciava la sua condotta… ma riprendiamo:

Il nostro domenicano don Antonio aveva due occhi terribili e i primi confessati misero fuori le chiacchiere che fosse di una severità sconvolgente.

Toccava al conte Alvise Cornèr, casa vècia, noto per essere un nobiluomo benefattore e che aveva dato metà dei suoi averi ai poveri.

“Sia lodato Gesù Cristo, padre…”

“Sempre sia lodato, figlio mio, ma già dal tono della voce sento una certa presunzione, una certa alterigia e certamente avrai parecchio da confessare: orsù, s’inizi ora il Sacramento della Confessione e, comunque, gradirei che tu partissi dal peccato più piccolo…”

Alvise si riorganizza mentalmente e dice: “Padre, ho risposto male alla mia signora madre…”

Dal cuore del confessionale, il domenicano ha un sobbalzo e lancia un grido: “Gravissimo! Gravissimo, figlio mio! Il quarto comandamento è il cardine della vita sociale: tu, poi, che appartieni alla vecchia nobiltà, quasi un uomo pubblico, un benefattore dei poveri, te ne rendo atto, dovresti a maggior ragione dare l’esempio! disobbedire o insultare la madre! dove andrà l’ordine costituito, la pïetas cristiana, il rispetto della Chiesa e delle istituzioni? ah no, San Domenico mi vede da lassù: non posso assolverti subito, quando si va contro ai dieci comandamenti si commette peccato mortale, non veniale! dovrai prima fare una settimana di contrizione, di riflessione e di meditazione, pregando San Domenico che ti ispiri per la prossima confessione. Non posso dirti ’vai con Dio’ perché in questo momento Dio non è con te. Vai comunque.“

Nel fervore, il domenicano aveva alzato la voce e il prossimo penitente, Piero el luganeghèr [Pietro il salumiere], involontariamente aveva sentito tutto.

Alvise, guardando Piero con aria smarrita: “Un disàstro…

Piero: “Siór conte, no go scoltà, sóra i me mòrti, me ga tocà sentìr… el prète el sigàva… un disàstro, da séno… ‘na setimàna de contrissión… par ‘na piavołàda…” [Signor conte, non ho ascoltato, sopra i miei morti (forma di giuramento che equivale a: la assicuro sul mio onore), mi è toccato sentire… il prete gridava… un disastro, davvero… una settimana di contrizione… per una sciocchezza simile..]

Nel frattempo, gli occhi di fuoco del domenicano sporgono dal confessionale. Egli guarda Piero severamente e dice, con voce tonante: “Si confessi il prossimo, ché il tempo appartiene a Dio…” (vecchio principio che diede origine al peccato di usura).(La frase equivale a dire: ché a perdere tempo si fa peccato)

Piero el luganeghèr si avvicina spaurito al confessionale e, a titolo di commiato, dice al domenicano: “Don Antonio, xe mègio se vàdo vìa a łe sveltìne: ànca se partìmo dal pecà più picenìn, secóndo mi el xe de un gràndo che, bén che fàssa un pòca de contrissión, no tornaró prìma de un pèr de àni…e par che’àltri, no me bastarà tùta ła vìta…” [Don Antonio, è meglio se vado via senza indugio: anche se partiamo dal peccato più piccolo, secondo me  è di una grandezza tale che, anche che io faccia un poca di contrizione, non tornerò prima di due anni… e per gli altri (peccati) non mi basterà tutta la vita…]

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