Escursione sulla Marmolada [106]

marmoladaParleremo ancora di Carlo Tagliapietra, un neoricco veneziano col Rolex al polso, che purtroppo non aveva potuto studiare molto e inoltre, quel poco che aveva studiato, lo aveva anche imparato male, per pura negligenza.

Quando gli facevano notare la sua impreparazione, rispondeva con un bel proverbio:

“Ła pràtica xe mègio de ła gramàtica.” [La pratica vale più che non la grammatica]

Ormai, noi sappiamo bene che frequentemente un proverbio può avere il suo contrario, come “Ła beàta ignorànsa, tègnea in lontanànsa” [La beata ignoranza, tienla in lontananza. (tienila distante da te)] oppure “Ła pràtica co ła gramàtica xe cóme l’àgio co i bovołéti: xe ła so mòrte.” [La pratica unita alla grammatica è come l’aglio unito alle chioccioline: è la sua morte (non potrebbe richiedere abbinamento migliore)].

Come aveva fatto Carletto ad arricchirsi senza alcuna istruzione? Rimaneva tutto il giorno in Piazzale Roma e diceva le seguenti parole in italiano, inglese, tedesco, spagnolo: “Servizio gratuito di motoscafo sino a Murano, per visitare la famosa vetreria XYWZ, nessun obbligo di acquisto.” Non sapeva dire altro che questo, in quattro lingue. Parecchi accettavano e moltissimi di questi comperavano qualcosa: la fabbrica XYWZ inviava anche lampadari, bicchieri ed altri oggetti di vetreria sino a Cincinnati, Perth, Parigi… insomma, in tutto il mondo. Carletto riceveva una percentuale sulle vendite. Siccome i turisti a Venezia vengono 367 giorni all’anno, Carletto faceva la vita da nababbo e mostrava il suo Rolex in continuazione.

Carletto era appassionatissimo di montagna, forse perché ciò costituiva un’evasione dall’ambiente lagunare e un giorno decise di fare un’escursione estiva sulla Marmolada. Prenota in un albergo a Rocca Pietore, dov’era giunto con mezzi pubblici perché non era mai riuscito a prendere la patente e alla mattina attende una guida alpinistica della Marmolada. La guida arriva, lo carica su un piccolo fuoristrada Haflinger e lo porta verso il passo Fedaia. La guida si informa sulle sue condizioni di salute e sul suo allenamento. Siccome le risposte di Carletto sono ritenute attendibili, la guida lascia l’Haflinger al passo Fedaia, a 2057 metri e cominciano ad avviarsi a piedi verso i 3343 metri di punta Penia, il vertice più alto della Marmolada. La guida spiega le bellezze del paesaggio ed illustra tutti i passaggi del percorso, Carletto ascolta, sinché sul sentiero che porta verso la vetta, ai piedi un cartello enorme, situato a 3000 metri di altitudine, la guida dice: “Abbiamo fatto quasi mille metri di dislivello e ne mancano quasi cinquecento. Vogliamo mangiar qualcosa?”. Decidono di fermarsi per fare un po’ di colazione. Il cartello, sotto il quale si sono fermati, dice:

 “Repubblica Italiana. Provincia autonoma di Trento. Gruppo montuoso della Marmolada, la Regina delle Dolomiti. Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Sentiero per Punta Penia. Siete a 3000 metri di quota. Qui comincia la neve perenne.”

Carletto legge lentamente, sillabando e ci mette un’eternità. Leggere gli è molto faticoso. La guida lo guarda perplesso ed egli, conscio della brutta figura e non sapendo come giustificarsi, inventa la prima fanfaluca che gli passa per la mente e dice: “Se fa fadìga a łèsar: xe scrìto cussì in gràndo…” [Si fa fatica a leggere: è scritto talmente in grande…]

La guida sorride sotto i baffi e Carletto se ne accorge: per quanto fosse abituato a queste figure barbine, non gli facevano certamente piacere…

Poi, finita la colazione, rilegge un poco più velocemente di prima, sillabando un po’ meno e questa volta con un certo sussiego: “… Qui… co… min… cia… la ne…ve… per… enne…”

Poi, rivolto alla guida, con un evidente sorriso di compatimento:

Xéo ànca łù de… de ła… insóma… de ła Provincia autonoma de Trento?” [E’ anche lei de… insomma… della Provincia autonoma di Trento?]

Sì… certamente…”

Carletto, col tono di chi compatisce tutti i trentini: “Mi voléva bén dir… no par insegnàrve a vuiàltri del pósto, par l’amór de Dio, no me vànsa… ma el vàrda che no sóło qua, a Trénto… ànca da nuiàltri… vògio dir che ànca a Venèssia, ła néve ła scumìnsia par ène…”

[Volevo ben dire… non per insegnare a voi altri del posto, per l’amor di Dio, non mi avanza… ma guardi che non solo qua, a Trento… anche da noi… voglio dire che anche a Venezia, la neve comincia per enne…]

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