Piccione forzuto [108]

cocacola

Dalle comunicazioni che riceviamo, sembra che le fiabe per i bambini siano molto richieste e allora ne aggiungiamo un’altra.

Sino ad anni recenti, in Piazza San Marco, non solo si dava da mangiare ai colombi, il che oggi, nel 2015, è proibito, ma ogni mattina, alle 9 in punto, quando la Marangona (campana maggiore del Campanile di San Marco) batteva i suoi rintocchi, udibili sino in terra ferma, gli inservienti comunali gettavano parecchi sacchi di granaglie per dar da mangiare ai volatili. Queste granaglie assumevano la forma di scritte pubblicitarie, a seconda dei committenti, dopo di che i cołombi (così si chiamano a Venezia e giammai piccioni) si avventavano sul cibo. Benché nella foto si veda la pubblicità della Coca Cola, per anni e anni alle nove di mattina si è vista una gigantesca scritta ‘AG’, perché i committenti abituali erano le Assicurazioni Generali, che hanno i loro uffici al primo piano, a sinistra nella fotografia. Una volta anche il professor Cacciari, per auto promuoversi a sindaco, ha fatto scrivere il suo nome oppure lo ha fatto scrivere qualcun altro. Si dice anche, e l’ho constatato anch’io, che i colombi cominciassero ad entrare in fibrillazione addirittura un minuto o due prima dei rintocchi: non ne siamo scientificamente sicuri ma sarebbe molto bello.

El Màsaro (non c’entra niente col Germano Reale: è un termine che si usa a Venezia per definire una persona forzuta, aitante, palestrata ed un poco spavalda), el Màsaro, dicevamo, era un colombo forzuto che abitava in Càłe de la Pégoła, a Castèło, zona nota per la sua gente dai metodi sbrigativi: si vede che quel colombo aveva preso dagli umani del luogo: aveva comunque un cuore d’oro, anche se non sopportava le prepotenze. [Calle della Pegola (pece), Castello]

Ebbene, il giorno della nostra storia, allo scoccare delle nove di mattina, gli addetti cominciano a versare i sacchi di granaglie scrivendo ad esempio, AG: immediatamente (come si vede anche nella foto), nugoli di colombi si avventano sul cibo, spingendosi l’un l’altro senza pietà, per farsi largo il più possibile. El Màsaro non è certamente da meno: sgomita, impreca, urla: “Vardé che mi so el Màsaro! de Càłe de la Pégoła, a Castèło! vardè che so catìvo! ve gnòco tùti! féme pósto!” [Guardate che sono il Màsaro! Vengo dalla Calle della Pece, a Castello! guardate che sono cattivo! vi bastono tutti! fatemi posto! ]

Era talmente grosso che non serviva passare alle vie di fatto: gli altri colombi si allontanavano e gli lasciavano parecchio cibo.

Quel giorno, in un angolo, sotto le Procuratìe (i sottoportici sulla sinistra della foto, dove ci sono i caffè del Quadri e del Lavena), si trovava un colombino tutto in lacrime, spennacchiato, magro, macilento, con delle croste sulla testa calva, insomma una mezza creatura che sembrava molto malata.

El Màsaro: “Ciò, ti me par mésso mal, tànto mal… cóssa xe che te tóca…” [Ehi! Mi sembri messo male, tanto male… cosa ti succede…]

Colombino, piangente: “No riésso a tórme gnànca un granèło de gnènte, i me càssa vìa a spentóni, a sbèrle e mi no go gnànca ła fòrsa de resìstar: vàrda… prìma gèro riussìo a tórme, no so gnànca mi cóme, un bocón ma un càncaro me ga dà na papìna e… eł me ło ga portà vìa…(scoppia in singhiozzi)… xe mègio che no vègna gnànca più fin qua, no me rèsta che rassegnàrme al me destìn…” [Non riesco a prendermi nemmeno un granello di niente… mi cacciano via a spintoni, a sberle ed io non ho nemmeno la forza di resistere: guarda… prima ero riuscito a prendermi, non so nemmeno io come, un boccone ma un maledetto mi ha dato un ceffone e… me lo ha portato via…è meglio che non venga nemmeno fin qua, non mi resta che rassegnarmi al mio destino…]

El Màsaro: “Da indóve xe che ti vién…” [Da dove vieni…]

Colombino: “Vègno quàsi da ła Stassión, da ła Lista de Spàgna, mi dòrmo sóto el Pónte de łe Gùlie…” [Vengo quasi dalla Stazione (Santa Lucia), dalla Lista di Spagna, dormo sotto il Ponte delle Guglie…]

El Màsaro: “Da séno, ti sta bèło distànte… va bèn, fèmo cussì: domàn a łe nove mànca sìnque bisògna che ti sìi qua, dòve che sémo dèsso. Bisògna che ti sìi puntuàl, me racomàndo: mi védo de tégnarte na bèa porsión, che in mànco ‘na voltà ti te tìri un fià su…” [In effetti, abiti ben distante… va bene, facciamo così: domani alle nove meno cinque bisogna che tu sia qua, dove siamo adesso. Bisogna che tu sia puntuale, mi raccomando: vedrò di preservarti una bella porzione, ché almeno una volta tu ti rimetta un poco…]

Colombino: “Vògio ringrassiàrte co tùto el cuòr, ti xe pròpio un amìgo… gràssie… (si commuove nuovamente e piange) [Voglio ringraziarti con tutto il cuore, sei proprio un amico… grazie…]

El Màsaro (un poco commosso e col nodo in gola): “Va ben, va ben, par ‘ste monàe… me racomàndo: co mànca sìnque a łe nòve, prìma de ła Marangóna…” [Va bene, va bene, per queste stupidaggini… mi raccomando: quando manca cinque alle nove, prima della Marangona…]

La mattina dopo il Màsaro parte da Calle della Pegola e con un volo di due minuti, alle 8 e mezza è già in Piazza, dove studia nei dettagli tutto ciò che potrebbe succedere: se Colombino arriva in orario non può succedere niente di imprevisto, altrimenti sarà difficile difendere a lungo la porzione, perché i colombi, al solito, saranno assatanati.

Alle nove in punto la Marangona e gli inservienti fanno il loro dovere ma Colombino, no: non si vede.

Comincia la manovra dissuasiva del Màsaro: “Guài a chi che tòca! quésta xe ła porsión de Colombìn, che dèsso el rìva da ła Stassión…” [Guai a chi tocca! questa è la porzione di Colombino, che adesso arriva dalla Stazione]

Ma nel cielo non si vede alcun volo di colombi: i volatili sono tutti sul selciato, per papparsi la cibaria. Alle nove e 10, i cereali sono finiti: la porzione difesa dal Màsaro resiste ancora per qualche minuto ma diminuisce a vista d’occhio, nonostante i suoi sforzi. Alle nove e mezza, la porzione di Colombino è stata completamente rubacchiata: non c’è più niente… quando… in fondo alla Piazza, sul selciato, si profila la figura di Colombino…

El Màsaro: “Te gavévo dìto! e mi só sta qua a far el móna! prima de łe nòve, te gavévo dìto… e dèsso i cołòmbi i se ga magnà tùto…”   [Ti avevo detto! e io sono rimasto qua a fare lo sciocco! prima delle nove, ti avevo detto… e adesso i colombi si sono mangiati tutto…]

Colombino: “Go sbalià tùti i cónti sul témpo par rivàr… de sòłito mi vègno vołàndo… da ła Stassión, diése minuti a fàrla grànda… ma go vìsto na bèła zornàda e go pensà de végnar a pìe…” [Ho sbagliato tutti i conti sul tempo per arrivare… di solito vengo volando… dalla Stazione, dieci minuti a farla grande… ma ho visto una bella giornata ed ho pensato di venire a piedi…]

 

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