Calle Varisco [116]

varisco
Calle Varisco, San Cancian, Cannaregio, Venezia.

Nota culturale: La tenia (Taenia solium, Platelminti Cestodi) è un parassita dell’intestino umano, detto anche verme solitario. Si possono ingerire le sue uova dopo aver mangiato carne di maiale  (od altra carne non controllata) che contenga tali uova (cisticerchi). Fino ad un decennio fa, questa parassitosi era molto diffusa e le cure per eliminarla del tutto erano difficilissime, in quanto il parassita stesso si attacca con degli uncini all’intestino umano. La cura, comunque, prostra moltissimo anche il paziente.

L’avvocato Azzeccagarbugli, trentenne, Az per gli amici, era da molto tempo abitato dal verme solitario. I medici avevano fatto la diagnosi, ma rimuovere il parassita non era altrettanto facile. Fu così che Az sentì parlare della strega O, detta anche O-strega o anche Ostrega, che non aveva niente a che fare col libro ‘La storia di O’ ed abitava in Calle Varisco, a San Canciano, Cannaregio. La calle è la più stretta di Venezia: 53 centimetri… un incubo… provate a misurare… e a passarci…

Ostrega esercitava la professione dall’anno 1564, anno successivo alla fine del Concilio di Trento, che secondo le credenze popolari innovò parecchio in materia di stregonerie ed annessi. Tutti, o quasi, sanno che le streghe vivono dieci volte più a lungo degli esseri umani. Molti mariti, che muoiono prima delle mogli, nel loro piccolo questo lo hanno sempre sospettato: magari a torto, chissà, chissà.

Arrivati all’inizio di Calle Varisco, si procede sino a circa metà calle (con qualche difficoltà, dipende anche dalla taglia sartoriale) e poi, sulla sinistra, andando verso il rio di Santi Apostoli, c’è una porta, con un campanello a tirante, con una targa, dove sta scritto nella prima riga “Pi greco & O,” e poi nella seconda riga sta scritto “Liquore Strega”, coi caratteri e col logo del noto prodotto della ditta Alberti di Benevento; tuttavia, la parola ‘liquore’ è sbiaditissima e mezzo cancellata per cui un osservatore poco attento leggerà: “Pi greco & O, Strega”

Az tirò il campanello: si senti una voce femminile dolcissima, melodiosa, che si informò su chi potesse essere.

Az: “Un probabile paziente o meglio, forse, un cliente…”

La voce lo invitò a salire su, al primo piano e nel frattempo la porta si aprì. Mentre la calle era strettissima, poco accogliente e la porta all’esterno era, a dir poco, miserabile, all’interno sembrava di essere nel palazzo delle fiabe: un lusso ed un’eleganza incredibile. Una musica sinfonica, nel sottofondo, creava l’atmosfera: era ‘Una notte sul Monte Calvo’ di Modest Petrovič Musorgskij, la famosa musica della notte delle streghe.

ohstregaAlla sommità della scala c’era una donna bellissima, elegantissima, vestita di rosso e con un cappello a pan di zucchero, rosso anche quello, di quelli che notoriamente sono in uso presso le streghe.

[Nota: poi si seppe che era il cappello standard, stabilito dalle SS: Sindacato Streghe]

 Az non poté trattenere la sua ammirazione e disse: “Oh…strega…”

La bellissima replicò: “Mi chiamo O: quando mi vedono, soprattutto gli uomini, mi chiamano Ostrega e non ho mai capito perché.”

Az: “Preferirei non dissertare sul perché… eppoi, non saranno soprattutto gli uomini ma solo gli uomini… io comunque sono l’avvocato Az… sono qui per una cosa imbarazzante, non so nemmeno io se…”

O, con un gridolino: “Per la tenia, caro avvocato! verme solitario, la nostra specialità, mia e di Pisistrato, Pi per gli amici. Dato che, come tutti i gatti neri, è greco, lo chiamano tutti Pi greco. Dobbiamo prima attivare lo stesso gatto nero Pi greco con il codice d’accesso. Il codice di Pi greco è, logicamente, il Pi greco:  3,14, con soli due decimali, non di più, altrimenti gli americani si inviperiscono.

[Nota: una piccola città del Midwest, negli USA, ha deciso che, per semplificare i calcoli, Pi va usato sempre con non più di due decimali.]

O si rivolse quindi all’avvocato, gli consegnò un sasso nero con due macchiette gialle e disse: “La prego di ascoltare Pi greco: il sasso fa da trasduttore.”

Non appena Az prese in mano il sassolino, sentì il gattone nero che diceva:

Trè colpéti su ła tèsta, un sguaratón al gàto Pi grègo, che sarìa mi, un àltro colpéto su ła tèsta, ‘na pàusa e quàtro colpèti su ła tèsta, drìo se màn, par finìr… el sarìa el còdice par 3,14: el sguaratón el sarìa cóme vìrgoła…” [Tre colpetti sulla testa, muovere in qua e in là il gatto Pi greco, che sarei io, un altro colpetto sulla testa, una pausa e quattro colpetti sulla testa, di seguito, per finire… sarebbe il codice per 3,14: il movimento in qua e in là rappresenterebbe la virgola…]

Az eseguì e il gatto si girò sulla schiena, con la pancia e le zampe in aria, in attesa.

O: ”Il gatto nero è pronto, avvocato: adesso bisogna accarezzargli la pancia o il mento, a scelta, come attivazione del programma diagnostico, dopodiché, finita la diagnosi, Pi greco muoverà la coda… se la muoverà da destra a sinistra vorrà dire che si tratta di una tenia o verme solitario, se invece la muoverà da sinistra a destra vorrà dire che il verme non c’è.”

Az: “Ma… come si fa a capire se da destra… o da sinistra…”

O (facendo gli occhi dolci): “Ma lei… avvocato… e qui per guarire o per imparare i nostri… segretucci…”

Az: ”Per guarire, ovviamente…”

O: “Allora, accarezzi subito, senza frapporre indugio alcuno, accarezzi, dicevo, Pi greco sulla pancia…”

Az esegue: immediatamente, il gatto nero muove la coda in entrambe le direzioni.

Az: “Ma io… non capisco se prima va a destra o prima va a sinistra…”

O: “Ho capito ben io: ci vuole una certa pratica… è sicuramente da destra a sinistra… quindi c’è il verme… se vuole guarire, venga ogni mattina a digiuno, per un mese, con un martello, un uovo crudo e un grissino.”

Pi greco, rivolto ad O: ”O, te go dìto sénto vòlte: bisògna che ti ghe dìxi che i pòrta tùte łe matìne ‘nca na rénga infumegàda…”  [O, ti ho detto cento volte: devi dir loro che portino ogni mattina anche un’aringa affumicata…]

O: ”Caro il mio avvocato, accontenti anche Pi, porti ogni mattina anche un’aringa affumicata…”

Az salutò la meravigliosa strega nonchè il gatto ma, avendo messo giù il sasso, sentì solo il saluto della strega e non quello di Pi greco, il quale tuttavia si leccava già i baffi, forse pensando all’aringa affumicata dell’indomani.

La mattina dopo, al suo arrivo, Az offrì al gatto un’aringa affumicata enorme, poi consegnò ad O l’uovo crudo, il martello e il grissino.

Mentre Pi greco si sbafava l’aringa, O prese l’uovo e col martello picchiettò dolcemente sull’uovo stesso, rimuovendo la parte superiore della scorza. Poi cominciò ad intingere il grissino nell’uovo e a darlo in bocca ad Az, sino a quando il grissino non fosse stato completamente mangiato dall’avvocato. O fece poi inghiottire ad Az quel poco di uovo che era rimasto, gli disse un ‘bravo’ di incoraggiamento e aggiunse che lo attendeva per l’indomani. Questo successe ogni mattina, per un mese. Al trentesimo giorno, O disse: “Domani, tutto come gli altri giorni: aringa affumicata per Pi greco, uovo crudo e martello ma niente grissino. Ciao.”

Il trentunesimo giorno, dopo aver dato alla belva l’aringa affumicata, Az consegnò ad O l’uovo crudo e il martello, dicendo: “Ostrega, oggi niente grissino…”

O, che nel frattempo aveva aperto l’uovo come al solito: “Esatto, oggi niente grissino. Avvocato, tenga il sasso nero in mano, mandi giù tutto l’uovo e, mi raccomando, rimanga con la bocca aperta.”

Az eseguì. Dopo un minuto buono, dalla bocca dell’avvocato usci un vermetto che disse: “Ciò… ma, e… el grissìn… indòve xéło…” [Ehi… ma,  e… il grissino… dov’è…]

A questo punto O, velocissima,  prese il martello e… bam! Assestò un bel colpo in bocca all’avvocato. Risultato: verme solitario stecchito e sei denti di meno…

Pi: “Eco, avocàto, no ti gà più el vèrmo… e gnànca sìe dénti…par un fià no ti parlarà ben ai procèssi ma basta ‘ndar da un dentìsta… purtròpo, quàndo che i cliènti guarìsse, adìo, a łe rènghe infumegàe… mi gnénte rènghe e ti gnènte arìnghe..,” [Ecco avvocato, non hai più il verme solitario… e nemmeno sei denti… per un po’ non parlerai bene ai processi ma basta andare da un dentista… purtroppo, quando i clienti guariscono, addio, alle aringhe affumicate…io, niente aringhe e tu, niente arringhe..]

O e l’avvocato non si sposarono e non si sa nemmeno se si vedessero ancora e neanche se vissero felici e contenti: questa è una fiaba moderna e non la solita storia dei tempi di Marco Caco. Se non vi va bene, cari bambini, dico:

A chi non apprezza le fiabe nostre:
         “Raccontatene di più belle, con le parole vostre.”

A chi che crìtica tùto quèło che dixémo:
“Prové a contàr vuiàltri, che nuiàltri scoltémo…”

[A quelli che criticano tutto quello che diciamo: provate a raccontare voi, che noi ascoltiamo.]

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