Sindacato Contrabbandieri [118]

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Memo non era un mostro di intelligenza e non era riuscito ad ottenere la licenza elementare. Viveva in Via Garibaldi, a Venezia, dove sbarcava il lunario comperando sigarette egiziane ovali dai pescatori greci e rivendendole ai privati: in pratica, un contrabbandiere di sigarette.

A parte i controlli della Guardia di Finanza, c’erano parecchie dispute tra i contrabbandieri stessi per il luogo dove contrabbandare le sigarette. Fu così che i contrabbandieri, all’unanimità, decisero di organizzarsi.

Primo contrabbandiere: “Bisogna che se organixémo, ‘na ‘ròba prèsso pòco còme ła Cóperativa Gondołièri…” [Dobbiamo organizzarci, una cosa più o meno come la Cooperativa Gondolieri…]

Secondo contrabbandiere: “Ma quéła xe na ròba de łège…” [Ma quella è secondo la legge…]

Primo contrabbandiere: “E ‘łòra fèmo un sindacàto, quéło ‘ncóra no xe de łège, parché ghe sarìa dei òblighi ma i fa finta de gnènte e i va ‘vanti in stésso: nuiàltri gavémo da far compàgno…” [E allora facciamo un sindacato, quello tuttora non è secondo la legge, perché ci sarebbero degli obblighi ma fanno finta di niente e vanno avanti lo stesso: noi dobbiamo fare uguale…]

Nota: L’art. 39 della Costituzione, comma secondo, impone la registrazione dei sindacati e che i lori statuti sanciscano un ordinamento interno a base democratica. Subito dopo la registrazione obbligatoria, fin’ora non attuata, essi acquistano personalità giuridica, quindi devono rendere conto di costi, ricavi e pubblicare bilanci, devono inoltre pubblicare i libri nominativi con l’elenco degli iscritti. Ne discendono ipso facto le imposte sui redditi. In tal caso, il presidente di un sindacato dovrebbe  essere eletto democraticamente da iscritti noti alle autorità.  Tutto questo, per vari motivi, alcuni dei quali sono evidenziati qui sotto, non è mai stato attuato e l’art. 39 è ancora là, come se non ci fosse nemmeno. Insomma, in questo momento i sindacati fanno quello che vogliono, né questi argomenti importanti trovano rilievo presso i mass-media. La registrazione, tra l’altro, avrebbe aumentato l’importanza del sindacato con tanti iscritti, perché in tal caso il sindacato potrebbe stipulare, a tutti gli effetti di legge, dei contratti valevoli per tutte le categorie rappresentate. Ma i sindacati hanno preferito evitare tutto questo, rimanere nella penombra e, come dice il contrabbandiere, andare avanti lo stesso anche se prima o poi la situazione dovrà essere risolta. Il problema fondamentale è la rappresentanza nel sindacato degli iscritti. Il sindacato con più iscritti conta di più e gli altri contano meno: quindi c’è una fortissima resistenza da parte dei minori. In questo momento, in realtà, si tratta di pseudo-sindacati, né carne né pesce, fuori dalla Costituzione, tutti con la stessa importanza non precisata e non precisabile, perché non c’è da parte delle autorità nessun controllo sugli iscritti, sui bilanci, sui costi e sui ricavi, quindi non c’è controllo sulla democrazia interna. Questo, in teoria, potrebbe andare anche bene se almeno i sindacati fossero tassati, perché il grosso problema è che non c’è bilancio e l’imposizione fiscale sfugge: vale un principio, che cioè i sindacati non possono (moralmente parlando) pretendere dalle aziende certi comportamenti che loro per primi non vogliono adottare al loro interno. Non è questo il luogo per trattare esaustivamente questi argomenti: lo scopo è piuttosto quello di invitare i lettori a riflettere sul perché in settant’anni non si sia voluto attuare l’art. 39 della Costituzione.

E così, fu costituito il Sindacato Contrabbandieri ‘Fondaco Via Garibaldi’ (Fondaco nel senso di punto franco, massima nobilitazione del contrabbando), terzo fondaco a Venezia, dopo quello dei Turchi e quello dei Tedeschi. La prima conseguenza fu che chi non era iscritto veniva spintonato e maltrattato dagli altri, perché “No’l se gà iscrìto, el ne màgna el pàn e magàri domàn, se ghe rivémo a organixàrse, el vorà ànca la pensiòn, sto càncaro, sénsa vér pagà un bòro…” [Non si è iscritto, ci mangia il pane e magari domani, se arriviamo ad organizzarci, vorrà anche la pensione, questo maledetto, senza aver pagato un nichelino…]

Nota: nel primo dopoguerra, si parlava di organizzare come punto franco la zona prospiciente la laguna, compresa Via Garibaldi, oltre a tutta la zona del Lido.

Ma riprendiamo la nostra storia:

Memo doveva quindi sostenere un esame attitudinario. Si era raccomandato alla Commissione come ai santi: “Me racomàndo, no go scuòłe alte, no stèghe cavàr el pan ai me sìnque fiói…” [Mi raccomando, non ho scuole alte, non togliete il pane ai miei cinque figli…]

La Commissione, compassionevole, fa la domanda più facile possibile: “Va bene, quanti sono i cinque continenti del mondo?”

Memo tra sé: “I gà fàto ła domànda sbaliàda, parchè i punti cardinałi su ła bùsoła i xe quàtro. No vògio fàrghe osservassión… rispondarò come se i gavésse fàto la domànda giùsta… ma tuti quàtro i pùnti cardinàłi no i gò in tèsta…” [Hanno fatto la domanda sbagliata, perché i punti cardinali sulla bussola sono quattro. Non voglio far loro osservazione… risponderò come se avessero fatto la domanda giusta ma tutti e quattro i punti cardinali non li ho in testa…]

Memo, a voce alta: “I quàtro pùnti cardinałi i xe…” [I quattro punti cardinali sono…]

In quel momento gli sembrava di ricordarsene tre, forse due?

Memo, a voce alta: “…i xe tre…” […sono tre…]

Tuttavia alza solamente due dita della mano destra e pensa: “Intànto, gò dìto trè ma coi déi gò segnà dó, vedémo se inmànco dò me łi ricórdo…” [Intanto, ho detto tre ma con le dita ho segnato due, vediamo se almeno due me li ricordo…]

Purtroppo, alla fine se ne ricorda uno solo: Occidente. Gli altri tre (Settentrione, Oriente, Meridione), non gli vengono proprio in mente. Memo si decide a dire che il punto cardinale che ricorda è Occidente ma, all’ultimo momento, gli assale un dubbio: che sia Accidente oppure Occidente? Sono pur sempre lingue straniere…

Memo, a voce alta, deciso, in perfetto italiano: “Accidente! Ło gò dìto ànca in forèsto… so’ bràvo…” [Accidente! L’ho detto anche in lingua straniera, sono bravo…]

Memo non supera la prova e viene rinviato alla sessione d’esame ‘Recuperabili’.

Alla sessione Recuperabili sono una decina e Memo è il quinto, in attesa.

Il primo entra a fare l’esame e all’uscita, cercando di non farsi sentire dal bidello, dice piano agli altri: “Se łe méte sui pìe… łe gà łe spighète… par caminàr…” [Si mettono sui  piedi… hanno i lacci… per camminare…]. Non fa a tempo a dire altro perché il bidello lo guarda con aria truce.

Il successivo sussurra: “Scàrpe… xe le scàrpe… cółe spighéte… sui pìe… par caminàr” [Scarpe… sono le scarpe… coi lacci… sui piedi… per camminare…]. Non dice altro.

Gli altri due ripetono le stesse cose, sino a quando tocca a Memo.

Presidente della Commissione: “Memo, con cinque figli: cercheremo di agevolarti cambiando domanda; una domanda, se possibile, ancora più facile. Eccola: galleggia sull’acqua, è fatta col legno, ha una chiglia e si sposta usando i remi. Dovresti rispondere, ‘Bar…’” Memo dovrebbe completare il gentile suggerimento del presidente e dire semplicemente ‘Barca’.

Purtroppo, Memo si agita e si mette in confusione. Tra sé: “I me gà cambià domànda par dàrme ‘na màn… se i me łassàva queł’àltra de łe scarpe co łe spighéte i fàva mègio…” [Mi hanno cambiato domanda per darmi una mano… se mi lasciavano quell’altra delle scarpe coi lacci facevano meglio…]

Disperato, Memo chiede: “Par càso, siór Presidénte, ghe xe ànca łe spighéte…” [Per caso, signor Presidente, ci sono anche i lacci…]

Presidente: “No…”

Memo, trionfante: “Siór Presidénte, gò ła rispòsta: el xe un pèr de mocassìni…” [Signor Presidente, ho la risposta: si tratta di un paio di mocassini…]

Presidente: “Mi dispiace, Memo… ma non hai superato l’esame…”

Memo, arrabbiatissimo: “Vuiàltri fé sémpre bèła figùra parché savè ła rispòsta da prìma: se ve fàso na domànda mi, scométo che no sé bóni de rispònder…” [Voi fate sempre bella figura perché sapete la risposta da prima: se vi faccio una domanda io, scommetto che non siete capaci di rispondere.]

Presidente: “Se questo può servire, Memo, proviamo pure…”

Memo: “Vérde, ła xe vérde e ła sta tacàda ai ràmi dei àlberi…” [Verde, è verde e sta attaccata ai rami degli alberi]

Presidente: “Mi sembra chiaro: la foglia…”

Memo: “Nooo, càro el me Presidénte, ła sardèła! xe ła sardèła!” [Nooo, caro il mio Presidente, si tratta della sardina! è la sardina!]

Presidente: ”Ma… la sardina non è verde e soprattutto non sta attaccata ai rami degli alberi!”

Memo: “Eco! El gavarìa vussùo na domanda par i bociéte! se ła rispòsta fùsse sta la fògia, sarià stà na domànda da póco e no da Presidénte! no el ga savùo rispòndar gnànca lù! cóme mi! pròpio cóme mi! quéste łe xe ingiustìssie!” [Ecco! Avrebbe voluto una domanda per i bambini piccoli! Se la risposta fosse stata la foglia, sarebbe stata una domanda da poco e non da Presidente! non ha saputo rispondere nemmeno lei! come me! esattamente come me! queste sono ingiustizie!]

Il Presidente guardò disperato gli altri membri della Commissione e… tutti assieme, scrissero che Memo aveva superato l’esame.

 

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