La tenuta di Guerrino [121]

GuerrinoMilitare
Guerrino, ricavato dalla bandiera della Marina Militare.

Anche questa, per i bambini: ultimamente il Leone di San Marco Pacifico è occupato ad adornare tutte le terrazze di Venezia, tutte le bandiere, tutti monumenti e quant’altro mentre Guerrino da molto tempo non ha niente da fare. Guerrino si è fatto, nel tempo libero che ha, una bella tenuta a Malamocco, dove vivono, in attesa di essere mangiati da lui, parecchi animali.

Da tempo Guerrino non visitava la tenuta ma un giorno egli si presenta nella tenuta stessa con un’agenda in mano e con una matita.

Si guarda in giro e vede un bell’agnello paffuto, proprio gustoso all’apparenza e gli dice: “Vàrda che tógo nòta: te màgno lùni pròssimo de séra.” [Guarda che prendo nota: ti mangio lunedì prossimo di sera.]

Agnello, ossequioso: “Servidór sùo, Maestà: ai so’ órdini… ła ringràssio del’onór…” [Servo suo, Maestà: ai suoi ordini… la ringràzio dell’onore…]

Guerrino, compiaciuto, fa un cenno di assenso e se lo scrive sull’agenda: Lunedì sera, agnello paffuto. Continua il suo giro e vede sei germani reali belli in carne e dice: “Ciò, fiói, vardé che tógo nòta: ve màgno màrti pròssimo de séra.

Germani reali, facendo la riverenza: “Servidóri, Maestà, el xe un dovér: ai so’ órdini… par nuialtri, ła xe na sodisfassiòn grànda…” [Servitori, Maestà, è un dovere: ai suoi ordini… per noi, è una grande soddisfazione…].

Guerrino, ancor più compiaciuto, fa un cenno di assenso e se lo scrive sull’agenda: Martedì sera, sei germani reali sei. Continua il suo giro e vede un toro nero enorme, che incurante del Leone Guerriero di San Marco continua a pascolare tranquillamente.

Guerrino, indispettito dal menefreghismo del toro, lo apostrofa: “Ciò, siór móna, vàra che mi so’ el re… el re! che dìe vòlte no ti crédi…. te go marcà su l’agénda par magnàrte mércore de séra…” [Hei, signor sciocco, guarda che io sono il re… il re! che alle volte tu non creda chissacché… ti ho marcato sull’agenda per mangiarti mercoledì sera…]

Il toro lo guarda, si avvicina minaccioso e dice: “Pero primero, te voy a dar  tantas palizas que usted recordará toda la vida.” [Ma io, prima, ti do tante di quelle botte che te le ricorderai per tutta la vita. (Era un toro di razza Miura, dell’Andalusia, dove ovviamente si parla castigliano)]

Guerrino “E mi te desmàrco… no ghe gàbia paùra, sa, ma me so ricordà che ła càrne de tòro i ghe ła dà ai poaréti…” [e io ti cancello dalla nota… non che io abbia paura, sai, ma mi sono ricordato che la carne di toro la danno ai poveri…]

Nota: In Ispagna, quando termina la corrida, le carni dei tori uccisi in combattimento (impari… più che altro un assassinio…) vengono effettivamente distribuite ai poveri, carni buone o meno buone che siano. Quella di Guerrino era una scusa oppure era una ragione vera? Qual’era il vero motivo per cui Guerrino ha cancellato il toro dalla nota? Indagate, gente, indagate…

 

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