Il manicomio 1 [122]

ospedale

Revisione del 22 nov 2018 – Per i bambini un po’ grandicelli: una volta, Piero Forner, abitante nel comune di XX,  in provincia di Treviso, corre attraverso un centro abitato col suo maggiolino Volkswagen quando, improvvisamente, perde una ruota posteriore. Fortunatamente, andava molto piano.

Scende per vedere e si accorge che tutti e quattro i bulloni che trattenevano la ruota nella sua sede sono saltati via, rovinando anche tutti i filetti dei quattro bulloni stessi.

Che fare? ha la ruota di scorta, che in questo caso non serve: servono quattro bulloni nuovi ma non li ha… comincia ad avvilirsi e a dire qualche imprecazione, perché proprio non sa come risolvere il problema.

La rottura si era verificata proprio di fianco ad una grande casa bianca con una croce rossa e da quella casa sente una voce che dice: “El me scùsi… el me scólti…” [Mi scusi… mi ascolti…].

Piero risponde annoiato: “No’l véde che ò un guàsto… ‘sà vòło…[Non vede che ho un guasto… cosa vuole…]

“El vàrde… mi faràe cussì: mi svidarìe  ‘na vìda da ògni ùna de que’àltre tre ròde, łe tre vìde le metarìe te ła ròda smołada e cussì, pianìn pianìn, rivarìr fìn dal prìmo mecànico…” [Guardi, io farei così: sviterei una vite da ciascuna delle altre tre ruote, le tre viti le metterei sulla ruota mollata e così, pianino pianino, arriverei fin dal primo meccanico…]

Piero pensa che si tratta di un’idea geniale: ma chi è questo tizio? guardando bene sull’edificio, vede una scritta enorme che dice ‘MANICOMIO’. Non sa come chiedere e dice: “Ma lù, el stà qua…” [Ma lei, abita qui…]

Sì, stàe qua, i dotóri i dìxe che son màt…  ma no son mìo sémo…” [Si abito qua, i dottori dicono che sono matto… ma non sono mica scemo…]

Piero incassa e pensa di dare onore al merito.

Il matto, di seguito, dice: “Son un premio Nobèl par la mecànica: ho fàt un sìsso quàdro da métergheo ‘tel da drìo de łe gałine cussì i vòvi i vièn fòra fàti a cùbo… se va tànt mèjo a intassàrli…” [Sono un premio Nobel per la meccanica: ho fatto un giocattolino quadrato da mettere nel sedere delle galline, così le uova escono a forma di cubo… si va tanto meglio ad accatastarle (le uova)…]

Piero: ”E i ło ha serà in manicomio par sta ròba che la ha ciapà ‘ncà el prèmio Nobèl…” [E l’hanno chiusa in manicomio per questa roba che ha vinto anche il premio Nobel…]

Matto: “Nooo, par nàntra màchina che ho tirà fòra… i primàri i ha fàt un consùlto e i ha dìta che chi che invénta na màchina cussìta el va ricoverà suìto parchè no ła funθionarà mài…” [Nooo, per un’altra macchina che ho escogitato… i primari hanno fatto un consulto e hanno detto che chi inventa una macchina del genere va ricoverato subito perché non funzionerà mai.]

Piero: “E còssa éła, sta machìna che no pòl funθionàr mài…” [E cos’è questa macchina che non può funzionare mai…]

Il matto fa dei gesti come dire: “Venga sotto il balcone, più vicino, non posso gridare…”

Quando Piero si avvicina, il matto si guarda in giro, per assicurarsi che nessuno lo senta e poi dice: “Se podarìe fùrsi ciapàr un sàc de schèi… la è ‘na màchina che se ghe ła méte in tèsta a un połìtico, se gira un botón e… zac! el połitico devénta suìto onèsto…” [Si potrebbe forse guadagnarci un sacco di soldi… è una macchina da mettere sulla testa di un politico, si gira un bottone e… zac! il politico diventa subito onesto…]

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