Il falegname [135]

FALEGNAME

Qui si narra di due sposini, lei abbastanza piacevole e lui abbastanza geloso.

Proprio per farsi perdonare una scenata di gelosia eccessiva e infondata, il marito decide di fare un regalo alla moglie: un meraviglioso armadio a muro per la camera da letto, a tre ante, enorme, dotato di tutti i comforts possibili e immaginabili. L’armadio a muro è ovviamente costruito su misura ed occupa tutta la parete di fondo della camera da letto. Ci sono innumerevoli ripiani e inoltre una specie di altalena basculante per attaccare i vestiti alle grucce dei bastoni orizzontali: insomma, ogni comodità e tutte le amiche della signora sono venute in visita, hanno bevuto il tè ed hanno fatto i complimenti. Il marito paga il conto, salatissimo, ma la moglie è contenta ed ha quasi dimenticato l’inopportuna scenata di gelosia.

Ma… la coppia di sposini abitava vicino alla ferrovia ed ogni volta che passava un treno, vuoi per la struttura della casa, vuoi per un difetto dell’armadio nuovo, quest’ultimo gemeva e scricchiolava che sembrava sul punto di sfasciarsi.

La signora telefona al falegname e fornisce i dettagli:

Falegname: “Sióra, ghìn vén fàt mi no so quànti: ła è ‘na impressiòn, dòpo quàlche dì el se sénta e se no pàssa, farén calcòssa…” [Signora, ne abbiamo fatti non so nemmeno quanti: è un’impressione, dopo qualche giorno si siede (si adatta) e se non passa, faremo qualcosa…”

Siccome la signora insiste, il falegname va a vedere l’armadio, controlla che sia in bolla, che le cerniere siano lubrificate e così via: tutto a posto.

Ma l’armadio non si arrende: continua la sua manovra diabolica, disturbando ad ogni passaggio di un treno.

Il falegname torna altre due o tre volte, finché la signora sbotta: “Sèn tùti drìo pèrder témp: bisògna che el vègne co pàssa el trèno, sinò no se pòl capìr e se no lo méte a pósto, mi l’armèr nol vùi pì.”  [Stiamo tutti perdendo tempo: deve venire quando passa il treno, altrimenti non si può capire e se non lo mette a posto, io l’armadio non lo voglio più.”

Si accordano che il falegname verrà all’indomani.

Nel frattempo il marito non ha perso la sua gelosia e vede questo falegname che negli ultimi giorni va avanti e indietro, a suo giudizio in modo forse eccessivo.

Il giorno successivo, appena uscito di casa, con la coda dell’occhio vede il falegname che si avvicina al cancello e suona il campanello di casa. Aspetta dieci minuti e poi si decide a fare irruzione.

Nel frattempo, la moglie aveva detto al falegname di mettersi dentro all’armadio, chiudere tutte le ante ed aspettare cinque minuti perché doveva passare il treno Udine-Venezia: allora, sicuramente, avrebbe trovato il difetto.

Arriva il marito come una furia e grida alla moglie: “Dove éo, scométe ‘na màn che te lo ha scondèst in càmera…” [Dov’è, scommetto una mano che lo hai nascosto in camera…]

Entra in camera, vede l’armadio chiuso, lo apre e… trova il falegname con un martello in mano…

Marito: “Ah, cussì… son curióso de sentìr, dèss, còssa ch’el dìss! Drénto te l’armèr! A càsa méa!” [Ah, così.. son curioso di sentire, adesso, cos’ha da dire! Dentro nell’armadio! A casa mia!]

Il falegname si mette a piangere come un vitello e, tra i singhiozzi, biascica: “Lù… lù… no’l me credarà mai… mai… ma mi…  mi son qua drénto te l’armerón, che spète el trèno…” [Lei… lei… non mi crederà mai… ma io… io sono qua dentro all’armadio, che aspetto il treno…]

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