La mungitura [136]

mungituraPer i bambini: Aldo e Maria si erano presi, finalmente, una settimana di ferie ma non erano andati troppo lontano da casa (se ricordate, abitavano in un paesino vicino a Noventa di Piave): erano andati in ferie nell’Alpago, subito a nord del Cansiglio, nel bellunese.

Se per caso fosse successo qualcosa nella loro abitazione, i vicini li avrebbero chiamati al telefono nella pensioncina prescelta e loro sarebbero accorsi immediatamente.

Il secondo giorno delle ferie vanno a fare una bella passeggiata in direzione del Monte Dolada ma la strada da percorrere a piedi era abbastanza impegnativa. Così vanno un poco su e giù per la montagna senza avventurarsi in cose troppo difficili: era solo il secondo giorno e volevano allenarsi un po’ di più prima di fare passeggiate serie. Passa il tempo e Aldo vorrebbe sapere l’ora, perché in pensione si mangia alle 13 e non voleva arrivare in ritardo.  Aldo ha lasciato l’orologio in pensione per non rovinarlo ma vede, un po’ più in là, un giovane che sta mungendo la sua mucca. “Maria, ghe dimandén a quél tosàt là che ora che l’è…” [Maria, chiediamo a quel ragazzo che ore siano…]

Maria: “” (in dialetto)

Aldo saluta, Maria saluta e Aldo chiede. Il giovane si siede per terra, soppesa con le mani le mammelle della mucca e dice: “Quàsi mezodì.” [Quasi mezzogiorno], tuttavia neppure lui aveva l’orologio. Aldo ringrazia, rientrano in pensione e calcola che la strada dal mungitore alla pensione era stata coperta in mezz’ora abbondante. Arrivano in pensione che manca venti all’una, il tempo esatto per rinfrescarsi e sedersi a tavola. Aldo digerisce il pasto ma non digerisce quello che è successo: “Maria, cóme varàło capìo… dai cónti che ho fat mi su ła stràda, la ha indivinàda ma no’l véa el reòjo…” [Maria, come avrà capito mai… dai conti che ho fatto io circa la strada, l’ha indovinata ma non aveva l’orologio…]

Maria: “Se te me da un basét, te dìxe mi cóme che la è stàta…” [Se mi dai un bacino, ti dico io cos’è successo…]

Aldo le dà un bacino e Maria prosegue: “Dal péso de le téte el capìsse quànt làte che l’è ‘ncòra drénto, cussì el fa i cònti de le óre passàde da quàndo che l’ha moldést ła vàca ła matìna…” [Dal peso delle tette capisce quanto latte c’è ancora dentro, così fa i conti delle ore passate da quando ha munto la mucca alla mattina…]

Aldo: “Mah, no savaràe… pròpio no savaràe… domàn de matìna tornén col me reòjo…” [Mah, non saprei… proprio non saprei… domani mattina torniamo col mio orologio…”

Maria: “” (in dialetto)

La mattina successiva, fanno un giro con l’ansia di arrivare dal giovane mungitore. Quando sono quasi arrivati, Aldo mostra sull’orologio a Maria l’ora esatta: sono le 11 e 25 minuti. Poi, mette in tasca l’orologio e si avvicina, con Maria, al giovane.

Bongiorno!” “Bongiorno…” “El me scùsi, pòło dìrme che óra che sarìe…” [Mi scusi, potrebbe dirmi che ora sarebbe…]

Giovane: “No che sarìe ma che l’è…”   [Non che sarebbe ma che è…]

Si siede per terra, alza le tette della mucca e dice: “L’è ùndese bòti e vìntisìe.” [Sono le undici e ventisei.]

Aldo strabuzza gli occhi, guarda Maria con stupore e dice al mungitore: “Pòlo dirme ànca cóme che el fa… no ho mai dormìst stanòt… éo dal péso… o da còssa…” [Può dirmi anche come fa… non ho mai dormito stanotte…è dal peso… o da cosa…]

Giovane: “Ma che péso e péso… el vègni qua… el se sénti par tèra, cóme mi, el vàrdi bén… dèss, se el tìra su le téte de ła vàca…el vàrdi lavìa… lavìa in fóndo l’è el campanil de Tambre, col reòjo…” [Ma che peso e peso… venga qua, si sieda per terra, come me, guardi bene, adesso, se alza le tette della mucca… guardi laggiù… laggiù in fondo c’è il campanile di Tambre, con l’orologio…]

 

 

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