I cimbri 2 [138]

cimbri 1
Ragazza cimbra.

Antonio Bortolotto (vedi I cimbri 1) era un θìmberlo, per dirla in dialetto, cioè un cimbro ed era convinto di essere sempiterno o meglio, alla morte non ci pensava mai ed aveva sempre avuto una ottima salute. Tuttavia, sia per l’età che per l’ambiente umido e freddo della sua capanna, si era fatto una bella scorta di dolori artritici, artrosici, peri-artritici, artro-cervicali, reumatici e chi più ne ha, più ne metta.

Fu così che, nell’ultima visita effettuata in ambulatorio a Céneda, il medico condotto gli disse: “Caro il mio signor Antonio, quindici giorni di sabbiature, quest’estate, non glieli toglie nessuno. Il Comune ha una convenzione con la pensioncina X, sulla spiaggia del Comune di Y, in provincia di Venezia, dove sono attrezzati per elioterapia, sabbiature e così via: tutto gratis, tranne alcolici ed extra, come sigarette, giornali eccetera. Lei deve prendere un poco di sole. Mi dica il periodo, perché devo prenotare i giorni nella pensioncina.”

Toni sapeva che il fratello Bepi, che lavorava al Santuario di Santiago de Compostela, sarebbe venuto a fargli visita in un periodo di ferie in luglio. Così pensò che, se il fratello arrivava il primo e se ne andava il 31 luglio, lui avrebbe potuto fare le sabbiature dal 7 al 22, affidando al fratello la sorveglianza delle sue cose nei giorni in cui sarebbe mancato dalla sua capanna. Il medico disse che in quel periodo c’era ancora posto e prenotò: stanza tale, dal giorno tale al giorno tal’altro.

Il 30 giugno, arrivò dalla Spagna il fratello Bepi e furono abbracci e saluti, come va e come non va.

Aaah, aqui ay un aire puro y agua puro, ay sol caliente y sombra fresca, eso es bienestar, naturaleza, ay el silencio también… bueno, muy bien, voy a pasar un mes maravilloso.” [ah, aria pura, acqua pura, sole caldo e ombra fresca, questo è benessere, che natura, inoltre c’è il silenzio… bene, molto bene, passerò un mese meraviglioso…]

Toni capisce che Bepi è contento ma il significato completo del discorso in castigliano gli scappa.

Toni allora prepara al fratello una comodissima amaca nella capanna e allestisce qualcosa di buono da mettere sotto i denti, come benvenuto.

Bepi si dichiara entusiasta di tutto ma non sa ancora che dovrà farsi quindici giorni da solo… quella canaglia di Toni, prima di dirglielo, vuole attendere un paio di giorni che il fratello si metta a suo agio…

Il giorno dopo, Bepi dice al fratello Toni: ”Entonces, mi hermano… ¿por qué no tomas un poco tiempo de vacaciones? yo… aquí, pensaría que las ovejas y el burro…” 

Toni non ha capito molto bene e si fa ripetere perché quel che ha capito gli sembra impossibile. Alla fine, gli è chiaro il significato per intero: “Allora, fratello mio… perché non ti prendi un poche di vacanze?  io… qui potrei pensare alle pecore e all’asino…”

Toni da un lato è contento perché si risparmia di convincere Bepi a rimaner solo ma dall’altro gli dà anche un po’ di fastidio perché si sente cacciato da casa propria. Risponde evasivamente: “Bén… la podarìe ésser ùna idèa.

Bepi: “¿Te entiendo correctamente? ¿has dicho: ‘Puede ser una idea’?” [Ti ho capito bene? hai detto: può essere un’idea?]

Toni fa vedere di essere preso alla sprovvista: “Sì,sì, e ‘lóra vàe suìto a Vallòrch, par vèder còssa che se podarìe fàr…” [Si, si, e allora vado subito a Vallorch, per vedere il da farsi…]

Toni se ne va al paese, compera sottaceti, il giornale e torna indietro fingendo di aver appena combinato le ferie. Dice che, proprio per fare un piacere a Bepi, partirà il 7 e tornerà il 22: si farà quindici giorni di mare e di sabbiature…”

Bepi, al pensiero di restare solo, non sta più nei pantaloni, così, invece di essere Toni che ringrazia Bepi, è Bepi che ringrazia Toni e per di più Toni fa anche bella figura.

Morale: ragazzi, parlate il meno possibile e il più tardi possibile…

Arriva il grande giorno. Caricano la valigia sull’asino e Bepi accompagna Toni sino a Vallorch, dove c’è la corriera Lago di Santa Croce – Pian del Cansiglio – Céneda. Arrivato a Céneda, Toni prende il treno che lo porta a Conegliano e da qui prende un pullman che lo porta al mare, alla cittadina di Y. Arrivato ad  Y, alla fermata degli autobus, lo aspettano con una 600 multipla e lo portano sino alla Pensione X, in riva al mare. Quando lo vedono, lo ritengono un poco crudo di comprendonio e invece di assegnarli una camera gli assegnano una specie di sottoscala, offrendogli in cambio del disagio due giorni di permanenza in più. Inoltre, gli offrono un litro di vino al giorno e un giornale, compreso sul prezzo. Toni accetta volentieri il disagio della camera sacrificata ed è tutto contento, perché il cameriere che cura la sua tavola è quasi un compaesano: è di Tambre d’Alpago, paese attaccato al Cansiglio: si potranno fare quattro chiacchiere.

Per questioni di spazio, lo mettono a tavola con un distintissimo signore tedesco. La prima volta che si siedono a tavola, il signore tedesco si alza in piedi, quasi sull’attenti e dice: “Guten Appetit” [Buon appetito].

Toni fa l’occhio da pesce stracco, non sa cosa dire, poi ha un lampo, si alza anche lui in piedi, impettito e dice con lo stesso tono austero del tedesco: “Bortolotto.”

Il cameriere di Tambre, che sente, se la ride sotto i baffi ma preferisce tacere.

Per due o tre giorni, si verifica la stessa scenetta: il tedesco che dice Guten Appetit e Toni che dice Bortolotto.

Una sera, sul tardi, Toni invita al bancone il cameriere di Tambre, che ha finito il suo turno di lavoro e gli offre un grappino. Si mettono a chiacchierare dell’ Alpago e del Cansiglio.

Vista la confidenza acquisita, il cameriere si sbilancia: “Siór António, se no’l se ofénde, ghe dìxe ‘na ròba…  quànde ch’el todésco el dìss ‘guten apetit’, el vòl dìrghe ‘bon apetìto’…” [Signor Antonio, se non si offende, le dico una cosa… quando il tedesco dice ‘guten appetit’, le vuol dire ‘buon appetito’…]

Toni: “Aaaahhh! me paréa! quànde che me pòre nòno el parlèa in todésco co me pòre pàre, me paréa pròpio de ‘vérla sentìda, quésta del ‘guten apetit’ ma mi el todésco nol so pròpio, ànca se son θìmberlo e varìe da savérlo… ma lù… lù el véa da dìrmeło suìto… cussì noàntri ’taliàni vén fàt ła figùra dei stùpidi… davànti ai todéschi… bén bén, domàn vùi fàrghe remèdio…” [Aaaahhh! mi sembrava! quando il mio povero nonno parlava in tedesco col mio povero padre, mi pareva proprio di averla sentita, questa del ‘guten appetit’ ma io il tedesco non lo so proprio, anche se sono cimbro e dovrei saperlo… ma lei… lei doveva dirmelo subito… così noi italiani abbiamo fatto la figura degli stupidi… davanti ai tedeschi… bene bene, domani voglio porvi rimedio…]

Il giorno dopo, alle 13 meno due minuti, Toni è pronto per riscattare la brutta figura e sta aspettando con impazienza il commensale. Appena arriva il tedesco, si alza in piedi impettito, sorride a trentadue denti e dice, con voce stentorea: “Guten appetit!”

Il tedesco lo guarda perplesso, esita un momento, poi fa un bel sorrisone e dice: “Bortolotto!”

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