Il manicomio 2 [139]

manicomio2Volevo raccontare alcune storielle per i più piccoli, sperando che almeno loro possano sorridere. Nessuna intenzione da parte nostra di entrare in discorsi seri, come la legge Basaglia e così via: solo appunto storielle per i piccolini, che immagino vicino ad un genitore ad ascoltare: almeno, così hanno fatto con me, una vita fa…

Sono storielle che hanno più di cinquant’anni e che sicuramente molti di voi conoscono già: ho cercato di arricchirle e di aggiungervi piccoli particolari divertenti. Per ridere, vogliamo far capire ai bambini che fra pazienti della casa di cura, infermieri, medici e primari ci possono essere molte affinità. Se un errore viene fatto da un paziente, ci saranno, Basaglia permettendo, quanto meno delle critiche. Se invece lo stesso errore lo fa, ad esempio, il primario… beh… ci saranno sicuramente delle attenuanti… se poi l’errore viene fatto contemporaneamente da tutti i viventi della casa, questo è di difficile soluzione perché non si è mai contemplato… ed è in questo senso (democratico? utopico?) che abbiamo trasformato alcune vecchie storielle.

Ad usum Delphini pars. [Parte da leggere ai bambini]

Nel nostro manicomio, un giorno arriva una lettera, inviata dal sindaco, che getta un grande scompiglio nella piccola comunità dove, per quanto possibile, le decisioni venivano prese da tutti.

Si discute e si decide, poi, tutti assieme, medici, infermieri e pazienti, arrivano a piedi, dopo aver percorso un chilometro buono, nel cortile del municipio portando sulle spalle un gigantesco albero di noce (juglans regia) con tanto di radici, di frutti (le noci) e di foglie: l’albero pesava cento mila tonnellate o almeno così sembrava ai nostri eroi.

In testa al gruppo c’era Mariotto, un infermiere gigantesco che ancora tirava bene il fiato e poteva parlare, anche se a malapena, mentre gli altri piangevano forte dalla fatica e si strappavano i capelli (chi li aveva).

Scende in cortile il sindaco in persona: “Ma séo deventàdi tùti màti?” [Siete diventati tutti matti?]

Nota: il sindaco non poteva pronunciare frase più infelice…

Mariotto: “Tùtil’è un fià exageràto… tànti, pòl dàrse… ma co la Basàglia non se varìe pì da dìr…” [Tutti… è un po’ esagerato… tanti, può darsi… ma con la legge Basaglia non si dovrebbe più dire…]

Sindaco: “Ma còssa véo portà…” [Ma cos’avete portato…]

Mariotto che comincia a spazientirsi: “La noghèra, po’… no se véa àltro…” [Il noce, poi… non avevamo altro…]

Sindaco: “Ma chi éo che ve ha dìta de fàr ‘na monàda de ‘sto gènere!” [Ma chi vi ha detto di fare una stupidaggine di questo genere!]

Mariotto fuori di lui, con tutti gli altri che gridano (poco, perché erano ancora senza fiato) contro il sindaco e che danno ragione a Mariotto: “Lù l’è stàt! l’è lù, càro el nòstro siòr sìndaco, che el mànda in gìro létere che fa rider ànca i sàss! se nol se ricòrda, ghe lèze la so leterìna de incuò: ‘Si prega di portare subito in municipio la pianta dell’ospedale’ e noàntri, te’l cortìgo, se véa sólche ‘sta noghèra grànda!” [Lei è stato! È lei, caro il nostro signor sindaco, che manda in giro lettere che fanno ridere anche i sassi! se non si ricorda, le leggo la sua letterina di oggi: ‘Si prega di portare subito in municipio la pianta dell’ospedale’ e noi, nel cortile, avevamo solo questo grande noce!]

 

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