Come Ciappelletto [148]

notaio
Un notaio del XV° secolo.

Questo pezzo è una libera reinterpretazione, comprensibile anche ai bambini, della novella del Notaro Ser Ciappelletto, che si trova nel Decameron di Giovanni Boccaccio del 1349 (o forse del 1351), subito dopo la peste nera. Il Decameron è ritenuta la prima opera in prosa in lingua italiana. La nuova ambientazione, da noi inventata, è a Venezia…

Il notaro Mattia Barbaro abitava vicino al Teatro Malibran, nella casa che fu della famiglia di Marco Polo ed aveva lo studio notarile nel Fontego dei Todeschi [Fondaco dei Tedeschi], attaccato a Rialto, a circa duecento metri di distanza. Come dicono i francesi, la sua vita era maison et boutique o, se preferite il veneziano, era casa e botéga [dicesi casa e bottega quando tra l’abitazione e il posto di lavoro c’è poca o nessuna distanza].

Dato che il Fontego dei Todeschi era un punto franco, il nostro Mattia aveva il suo lavoro quasi esclusivamente orientato a protocollare le merci in giacenza.

Prima al mondo (ci sarà poi, sempre a Venezia, anche el Fontego dei Turchi), la Serenissima ospitava le merci senza far pagare dogana o dazio preventivi, né altre gabelle. Solo se il todesco vendeva le merci si procedeva poi alla tassazione, altrimenti queste ultime potevano tornare da dove erano arrivate, senza pagare alcunché. Questo sistema ebbe un successo enorme. E i guadagni di Mattia erano in proporzione…

Mattia Barbaro, col suo lavoro, aveva imparato a non fidarsi dei suoi simili perché, nonostante si fosse in un punto franco, la quasi universalità degli uomini si rivelava per quello che era: gente disposta quasi a tutto pur di guadagnare, anche oltre il lecito.

Mattia aveva sempre cercato di controllare i suoi pensieri cattivi ma una volta, di fronte ad uno spettacolo orrendo (dei bambini tedeschi nascosti vivi in mezzo a delle balle di stracci per essere venduti come schiavi) ebbe dei pensieri altrettanto orrendi su come avrebbe punito i responsabili di tale infamia e si rese conto di essere una belva umana. Pertanto, si disse: “Mattia, controllati: se sapessero che in realtà sei un tale demonio, quanto meno ti toglierebbero il notariato, se non peggio: bisogna recitare la parte del buono, del pio, del santificètur… li devi imbrogliare tutti.” [Santificetur: bacia pile].

S’iniziò così, per Mattia, una vita di ipocrisie, dove fingeva di essere un santo ma, dentro di sé, sapeva bene di essere un’indemoniata carogna.

Quando, ad esempio, nel suo studio principesco, si presentò una popolana vedova, con un bambino piccolissimo in braccio ed altri quattro marmocchi che le tiravano la gonna da tutte le parti, lui, questo ipocrita falso, per apparire buono, cosa fece? Le regalò dieci scudi d‘oro! pensate, il Giuda in persona… così tutti avrebbero detto che era un santo…

Quando tornava un’imbarcazione da un mezzo naufragio, con gente disperata, ridotta sul lastrico, sapete cosa faceva, questo serpente a sonagli? Sempre e solamente per turlupinare l’opinione pubblica, li aiutava tutti! In modi diversi e generosi! Mattia dentro di sè rideva e pensava: “Guarda, questi allocchi, come si fanno imbrogliare, se sapessero che sono un misantropo, che non posso soffrire nessuno…”

Naturalmente, a Natale, a Pasqua e alle altre feste comandate non andava a confessarsi… cosa mai avrebbe potuto dire al confessore? che stava prendendo tutta Venezia per i fondelli? e chi avrebbe mai dato l’assoluzione a un simile satanaccio? avrebbe perso il notariato… pensate che lazzarone…

La gente, stupida, se la spiegava diversamente e cioè a favore di Mattia:

No se ga gnànca mai sentìo un sànto che va a confessàrse… no el gavarìa gnènte da dìr, magàri el sarìa Matìa che el gavarìa da confessàr el prètese capìmo…” [Non si è mai nemmeno inteso di un santo che vada a confessarsi… non avrebbe niente da dire, magari sarebbe Mattia che dovrebbe confessare il prete… ci capiamo…]

E Mattia se la rideva di gusto: la gente lo aveva preso di buon occhio ma se avessero saputo la verità…

Dopo anni di prese in giro, si preparò a passare a miglior vita, prendendo per i fondelli tutti con un colpo di scena finale: decise infatti di lasciare tutto ai poveri, così avrebbe fugato ogni eventuale dubbio… e li avrebbe imbrogliati tutti definitivamente…

Il giorno della sua morte, parteciparono al suo funerale tutti quelli che si erano lasciati prendere in giro: in breve, tutti i veneziani dal primo all’ultimo.

Ma il notaro Mattia Barbaro aveva ancora due personaggi da raggirare, anche dopo morto:

  • Il Patriarca di Venezia, che lo fece santo…
  • Nostro Signore Domineddio, che lo accolse in Paradiso…

Fine della storia del notaro Mattia Barbaro.

Se volete fare un figurone con una storia analoga, chiedete a qualcuno:

“Dimmi, o saggio (nessuno si metterà a ridere se lo definite saggio), la differenza che corre tra un marito sincero che regala ogni giorno, per tutta la vita, una rosa alla propria moglie e un marito falso che in realtà finge ma ugualmente regala ogni giorno, per tutta la vita, una rosa alla propria moglie?”

Ora che avete capito l’antifona, avrete, miei cari, anche la risposta:

Non fa proprio alcuna differenza… entrambi, per finta o meno, regalano ogni giorno una rosa, per tutta la vita, alla propria moglie.

Forse, allora, non conta quello che pensiamo e siamo responsabili di come agiamo: evviva San Mattia Barbaro, notaro in Venezia.

 

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