Un bicchiere di rosso [152]

ombraSiamo nel 1965, nel paese di … omissis … zona del vino rosso, sinistra Piave.Nella filiale della banca locale si verifica un grossissimo scandalo, tale per cui il cassiere e il vice-direttore vengono rimossi con decorrenza immediata e licenziati.

Nella pensioncina del paese, che funge anche da bar, arriva da Venezia il nuovo cassiere, il quale prende alloggio in una bella camera con vista sulla campagna circostante, praticamente su vigneti.

La banca apre alle otto e trenta, ragion per cui il cassiere si presenta a far colazione, nel bar della pensione, alle otto in punto. Si legge Il Gazzettino per sapere le ultime notizie sullo scandalo a cui era indirettamente interessato, ordina un caffè e una fugasséta e poi parla, rivolto ad Angelo, il banconiere che è anche il proprietario della pensione: “Tère generòse, campàgna sàna, vin bòn, quésta xe vìta, altro che Venèssia… el me dàga un bèl bicèr de rabòso, cussì fàsso un póco de sàngue…” [Terre generose, campagna sana, vino buono, questa è vita, altro che Venezia… mi dia un bel bicchiere di raboso, cos’ faccio un po’ di sangue…]

Si beve il raboso tutto d’un fiato, fa una leggera smorfia perché un raboso la mattina alle otto non è uno scherzo, saluta e va in banca, la quale si trova a sei metri di distanza.

Beve il raboso per due o tre mattine, poi chiede al titolare: “Stamatìna se podarìa far un merlotìn, ch’el sarìa un poco manco duro…” [Stamattina si potrebbe bere un merlottino, ch’è un po’ meno duro…]

Pronti, ecco il merlot… E così per alcune mattine, dopodiché chiede un bicchiere di verduzzo bianco e dopo alcune mattine ancora, esordisce:

Sór Angeło, i me gà dito ièri in bànca ch’el mègio vin, ła matìna, el sarìa un tocài: frèsco, el sa da èrbe, da fièn… cosa xe che el me consìlia…” [Signor Angelo, mi hanno detto ieri in banca che il miglior vino, la mattina, sarebbe un tocai: fresco, sa da erbe, da fieno… cosa mi consiglia?]

Angelo: “Mi béve sol che tocài…” [Io bevo solo tocai…]

E così fu per alcune mattine, poi:

El tocài el farìa un fià de brusór de stómego… fórse xe mègio che el me dàga mèxo tocai e mèxa àqua mineràl gaxàda… cóme un bel spriz…” [Il tocai farebbe un po’ di bruciore di stomaco… forse è meglio se mi dà mezzo tocai e mezza acqua minerale gassata… come un bello spritz…]

Pronti lo spritz…

Dopo alcuni giorni, ordina solo acqua minerale gassata: un po’ meno impegnativa dello spritz…

Dopo alcuni giorni ancora, anche il gas dell’acqua minerale, per uno seduto alla cassa tutto il giorno, può disturbare: meglio un bel bicchiere di acqua di rubinetto senza gas, genuina, della campagna trevisana…

“Cussì se sparàgna ànca un frànco, coi témpi che córe…” [Così si risparmia anche qualcosa, coi tempi che corrono…]

Dopo alcuni giorni: “Sa còssa che ghe digo… sto gotassàsso de àqua, de matìna bonóra, el me łàva tùto el stòmego… mègio la fugassétta, el cafè e bàsta: łassémoghe ai gióvani cheàltri strambéssi..”.[Sa cosa le dico… questo bicchieraccio di acqua, la mattina presto, mi lava tutto lo stomaco… meglio la focaccina (briôche), il caffè e basta: lasciamo ai giovani le altre stramberie…]

Tempo dell’avventura: un mese e mezzo, circa…

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