Contadino stakanovista [154]

Falce
La falce fienaia a doppia lama.

Settimo faceva il contadino, abitava in un paesino della sinistra Piave ed era iscritto al Partito NSDM (Non Si Dice Mai). Per caso, il capoccia del partito, onorevole Rosmini, abitava in una villa vicina ed aveva dato incarico a Settimo di lavorare ad ore i suoi tre campi di terra.

Un giorno, Settimo stava falciando l’erba dell’onorevole Rosmini quando si sente salutare dal Rosmini stesso: “Caro Settimo, vedo che stai falciando l’erba, io sono anche ingegnere ergonomo (scienza del lavoro) e ti posso dire che se tu aggiungessi un’altra lama alla falce fienaia, daresti una falciata all’andata e una al ritorno: apparentemente faresti più fatica ma il tempo sarebbe di gran lunga inferiore, con un guadagno totale nell’economia del tuo lavoro…”

Settimo: “Va bén, onorévołe, vùi provàr…” [Va bene, onorevole, voglio provare…]

Prova la doppia lama e deve riconoscere che, effettivamente, con due lame sulla falce (vedi figura) il lavoro procede ad una velocità enorme ma la fatica è notevolissima.

Il giorno dopo, l’onorevole Rosmini vede di nuovo Settimo e gli dice: “Due cose, Settimo: primo, ti voglio mettere la luce nei tre campi così d’estate potrai lavorare col fresco sino a notte inoltrata. Seconda cosa, se sul ginocchio destro ti leghi un rastrello, mano a mano che falci l’erba, la potrai anche rastrellare.”

Settimo: “Va bén, onorévołe, vùi provàr…”

Rosmini: “Bravo… ed io per domani ti faccio trovare l’illuminazione notturna, che si accenderà da sola all’arrivo dell’oscurità.”

Settimo si lega il rastrello sul ginocchio destro e immediatamente il lavoro va via come una scheggia: falcia da destra a sinistra, falcia da sinistra a destra e ad ogni falciata… zam! un colpo di ginocchio ben assestato ed il rastrello raggruma l’erba appena falciata. Così, avanti fino alle due di notte: in un giorno aveva fatto il lavoro di quattro giorni… restava solo da fare il lavoro dei covoni. Ormai… tanto vale fare anche quello e che sia finita.

Finisce alle quattro di mattina, stanco, morto, disfatto, sudato, distrutto: “Dès vàe càsa e me fàe ‘na dormìsta ma ‘na dormìsta…” [Adesso vado a casa e mi faccio una dormita ma una dormita…]

Guida il trattore a passo d’uomo perché è talmente stanco che quasi non ci vede.

Arriva a casa e trova la moglie a letto con l’amico Nani.

Settimo: “Càri tosàti, mi vàe a dormir te ła stàła e vàltri fé quel che vołé, bàsta che me łassé dormir. Però, me racomànde ‘na róba sóla: féme un piaθér, no sté dìrghe a Rosmìni che sé stàti in let insième, sinò el me pìca ‘na imprésta ànca téi còrni…” [Cari ragazzi, vado a dormire nella stalla e voi fate quello che volete, basta che mi lasciate dormire. Però, mi raccomando una cosa sola: fatemi un piacere, non dite a Rosmini che siete stati a letto assieme, altrimenti mi attacca un attrezzo anche sulle corna…]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...