Il pappagallo cattivo [155]

pappagallo
Pappagallo di razza Ara, brasiliano.

Due sposini veneziani sono in viaggio di nozze sulle spiagge romagnole. Facendo una passeggiata alla sera per il centro della cittadina che li ospitava, si imbattono in un negozio molto bello, che vende pappagalli di tutti i tipi. Costano parecchio: 300 euro, 400 euro, uno addirittura 600 euro. E’ un ara coloratissimo e bellissimo.

In un angolo del negozio, i due vedono il più bello di tutti, con delle piume da paradiso e con un cartello sotto che recita: “Loreto – pappagallo Ara proveniente dal Brasile – parla il dialetto veneziano – ha una lingua sacrilega – non comperare se ci sono bambini in casa – prezzo trattabile.”

Il cartello è avvincente ma il prezzo non c’è. Si rivolgono al proprietario, il quale dice: “L’animale è sanissimo, robusto, lo garantiamo per iscritto. Chi lo compera deve però firmarci una carta dove accetta il turpiloquio del pappagallo: il prezzo è 20 euro trattabilissimi. Praticamente regalato, non ne vogliamo più sapere. A parte le parolacce, ripeto che diamo per iscritto tutte le garanzie.”

I due sposini si guardano e il marito dice: “20 euro trattabilissimi? offro 10 euro… non di più…”

Negoziante: “Prima che lei cambi idea, mi accontento di otto euro, basta che se lo porti via. I clienti che entrano nel negozio scappano facendosi il segno della croce…”

Loreto: “Lorrréto… pùrrra rràssa àrrra… svègio che bàsta… vàrrra la sposìna… un bocòn de òrrrro… bóna ‘ncà sùbito…” [Loreto… pura razza ara… sveglio quanto basta… guarda la sposina… un boccone d’oro… buona anche subito…]

Appena ricevuti gli otto euro e ricevuta la firma di manleva, il negoziante dice: “A parte la linguaccia volgare, non troverete mai un pappagallo così, a nessun prezzo: lo ha portato qua un marinaio veneziano che aveva impiegato tre anni per addestrarlo e gli ha insegnato tutte le asinerie possibili e immaginabili. E’ talmente carogna e sveglio… certe volte ho anche pensato che si trattasse di un essere umano travestito da pappagallo… se non sapete tutte le brutte parole esistenti al mondo, com’è probabile, state tranquilli: le imparerete…”

Loreto: “Se pàrrrrteee… vègno ‘ncà mìii” [Si parte, vengo anch’io…]

Il negoziante,a questo punto, è talmente contento di sbolognare Loreto che regala agli sposini una specie di guanto rinforzato per portare in giro l’animale e anche un trespolo con una ciotola, per sistemarlo in casa.

Arrivano nella stanza della pensione, sistemano Loreto sul trespolo e accendono la televisione. Compare un’annunciatrice ed immediatamente Loreto esordisce: “Vardé, che fàcia da ‘damełi tùti sinò téi tógo’, ‘sta prostitùta, par dìrghe póco e tratàrla bén… ‘sta bóca da clòro… omissis…” [Guardate, che faccia da ‘dammeli tutti altrimenti te li prendo… questa prostituta, per dirle poco e trattarla bene, questa bocca da cloro… omissis…] (bocca da cloro = come una fognatura che va disinfettata con il cloro]

E giù una sfilza di parolacce orribili, rivolte a una povera annunciatrice che non aveva fatto assolutamente niente di male.  Comunque, gli sposini quasi quasi ci ridono su, pensando a tutto il lavoro fatto dal marinaio…

Siccome la mattina successiva devono tornare a Venezia, spengono la luce presto per risvegliarsi altrettanto presto… ma, essendo sposini, ci sono delle inevitabili effusioni… il pappagallo, tra una bestemmiaccia e l’altra, sottolinea il comportamento dello sposo inveendo in continuazione: “Dài… (bestemmia) fòrsa… (bestemmiona) fàghe védar… (bestemmia sacrilega) cussì se fa… (bestemmia inaudita)“ [Dai… forza… falle vedere…così si fa…]

Dopo dieci minuti di questa musica, lo sposo balza giù dal letto, si mette a urlare e dice al pappagallo che se avesse solo aperto ancora quel becco volgare lo avrebbe fatto arrosto. In più, gli mette un sacchetto di carta per il pane infilato sulla testa, in modo che l’animale non vedesse più niente. Poi, aggiunge: “’Ncà se no ti dìsi gnénte, te fàsso rósto se sóło ti próvi a cavàrte el sachèto da ła tèsta. Giùro.” [Anche se non dici niente, ti faccio arrosto anche se solo provi a toglierti il sacchetto dalla testa. Giuro].

Loreto capisce che è meglio non scherzare e tutti dormono, tranne Loreto.

Alla mattina, mentre Loreto è ancora col sacchetto di carta che lo copre completamente, gli sposini cominciano i preparativi per la partenza ma la valigia non si chiude e bisognerebbe che uno dei due vi si sedesse sopra, mentre l’altro dovrebbe cercare di chiudere le serrature.

Loreto, nel buio del sacchetto, sente solo la voce dello sposino che dice: “Cara, sali sopra tu che provo io…”

Il sacchetto ha un fremito ma il pappagallo tace.

La valigia non si chiude e Loreto, nel buio del sacchetto, sente solo la voce della sposina che dice: “Caro, adesso sali sopra tu che questa volta provo io…”

Il sacchetto ha un altro fremito ma il pappagallo tace.

Siccome la valigia non vuol saperne di chiudersi, il pappagallo, che non vede niente, sente di nuovo la voce dello sposino che dice: “Cara, ho avuto un’idea meravigliosa: proviamo a salire sopra tutti e due.”

Per una bestiaccia come il pappagallo, quello che è troppo è troppo.

Si sente la voce di Loreto che dice: “Rósto o no rósto, bisògna che me càva el sachéto e che vàrda ‘nca mi parché quésta qua no se ła ga gnànca mài sentìa…” [Arrosto o non arrosto, bisogna che mi tolga il sacchetto e che guardi anch’io perché questa qua non si è nemmeno mai sentita…]

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