Realtà della realtà [157]

campanelleNella sinistra Piave ma anche altrove, c’è una convinzione assoluta: il gatto fa da barometro. La storia che si racconta nei filò è che quando l’animale fa le pulizie personali e si deterge il muso con la zampa, se con la zampa stessa passa l’orecchio, è segno che arriverà o permarrà brutto tempo; se invece non passa l’orecchio (con movimento meno ampio del precedente), ciò significa che arriverà o permarrà bel tempo.

La convinzione della gente è molto più diffusa di quanto generalmente si creda. Per parecchio tempo ho dato un’occhiata ai gatti che si ripulivano (lo fanno frequentemente) ma non posso dire se questo sia vero o meno. Mi sembra invece abbastanza vero il fatto che i cani, abbaiando, ‘chiamano bel tempo’. Se il cane se ne sta zitto senza abbaiare oppure abbaia molto poco, moltissime volte ‘chiama pioggia’ ed io ho la convinzione che spesso ciò corrisponda al vero. Il perché non lo so: forse il cane si avvilisce ma anche se lo fa è perché in ogni caso ha capito che sta arrivando la pioggia. Da questo, il detto contadino “Se càn no bàia, niziòl no se sùga.” [Se il cane non abbaia, il lenzuolo non si asciuga (perché piove o pioverà)]

Tornando al gatto, mia nonna lo usava per i topi ma anche come barometro. Questa è la premessa alla nostra storia.

La mia vicina di casa, Maria DB, che andava a Messa Prima, alle sei,  tutte le mattine, aveva una siepe di campanelle rampicanti (vedi fotografia), colorate, bellissime, bianche, rosse, viola, blu, celesti e gialle; non avevano alcun profumo, anzi, sapevano da acqua morta. La gatta della Maria cercava di masticare alla meglio la parte rampicante delle campanelle e per fare questo oltrepassava la siepe e veniva nel mio cortile. Siccome era una coccolona, approfittava per farsi accarezzare da me. Io l’avevo osservata molte volte e, a differenza del mio gatto, non oltrepassava mai l’orecchio durante l’igiene personale.

Mentre accarezzo la gatta, faccio notare alla padrona che non passa mai l’orecchio, il che significa che non è un buon barometro e chiedo se prenda almeno i topi.

Maria: “No la ciàpa gnént e l’è véro che no ła pàssa mài ła récia parché la ha i artrìti te łe θate… no ła cónta pròpio gnént né pà’l témp né pa’i sorθ… se po’ la véde na pantegàna, la se scónde sòte ła stùa…ła màgna pàn a ùfo…se véa ànca pensà de copàrla ma me fiòl nol vòl parchè, col lèðe, ła ghe tièn compagnìa…” [Non prende niente ed è vero che non passa mai l’orecchio perché ha i dolori artritici nelle zampe… non conta proprio niente né per il tempo atmosferico né per i topi… se poi vede un ratto, si nasconde sotto la cucina economica… mangia il pane a tradimento (non è per niente utile)… avevamo pensato anche di accopparla ma mio figlio non vuole perché, quando legge, gli tiene compagnia…]

Alla faccia della gentilezza d’animo! E pensare che Maria andava anche a Messa tutte le mattine…

Al che io ribadisco che almeno avrà fatto il suo dovere di gatta e saranno nati tanti bei gattini…

Maria: “Ah, quéi sì, càro me fiòl, quéi si… i vén sémpre  negàdi tùti, te un sàc, par no véderli…” [Ah, quelli sì, caro ragazzo, quelli sì… li abbiamo sempre annegati tutti, in un sacco, per non vederli…]

Benissimo! La carità cristiana… occhio non vede, cuore non duole ma dentro al sacco la crudeltà e la morte hanno avuto il loro corso. Ma forse la carità consiste nel metterli in un sacco.

Questa è la famosa realtà della realtà. Da quel giorno, non sono più riuscito a rivolgerle la parola.

Un giorno, mia nonna mi dice: “La Marìa la me ha dìta che te ha sémpro el mùso duro… còssa èo stàt…” [La Maria mi ha detto che hai sempre il muso duro… cos’è successo…]

Le rispondo che Maria andava a Messa ogni mattina ed io no, per cui mi sentivo in condizione d’inferiorità e poco cristiano.

Nonna: “Questa la è ‘na busìa… no impòrta… te varà el to parché… no te si mìo móna…” [Questa è una bugia… non importa… avrai il tuo perché… non sei mica sciocco…]

Poi, contenta di se stessa, si accende la fùma [la pipa], va sull’uscio e guarda lontano, sopra gli alberi di noce.

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