Il novellatore di Azzolino [164]

novellatoreCome per il Vescovo Aldobrandino, a cui rimandiamo, anche questa storia è per i ragazzini ed è tratta dal Novellino. Il linguaggio del Novellino non è molto semplice e le storie sono raccontate (quasi tutte) in modo arzigogolato e con una sintassi desueta.

Abbiamo cercato quindi di rendere alcune di queste storie in chiave divertente e comprensibile. Per fare questo, bisogna ‘tradurle’, modificarle completamente, trasferirle in luoghi conosciuti con personaggi comprensibili, impararle a memoria, digerirle e riscriverle come può andar bene nel XXI° secolo ed in modo che anche i bambini ne possano trarre godimento.

Eccone un’altra facilissima e divertente.

Azzolino III° da Romano (l’attuale Romano d’Ezzelino, vicino ad Asolo), signore di Treviso, era un despota feroce e cattivo. Non riusciva mai a dormire, forse per i molti delitti e per le molte ingiustizie da lui commesse. Chissà cosa credeva di vedere, ai piedi del suo letto… o chissà quali voci credeva di sentire, nel silenzio profondo della notte… avrà avuto i suoi buoni motivi per temere qualcosa…

Azzolino sapeva leggere poco e male e non poteva quindi distrarsi in questo modo, cioè con la lettura. I libri stampati erano di là da venire e i libri esistenti erano tutti scritti a mano. Inoltre, ci vedeva poco e gli occhiali buoni, per quanto cari, non svolgevano egregiamente il servizio al quale sono oggi chiamati gli occhiali stessi. Erano stati inventati da un vetraio veneziano attorno al 1200 (da poco, siamo nel 1240 circa) e quindi non erano ancora perfezionati. Inoltre, la luce delle candele stanca la vista… non c’era la radio e tanto meno la televisione…

Non c’erano giradischi, né sistemi Mp3… come fare, allora?

Un Mp3 umano! Un uomo che sapesse un sacco di storie, fiabe, novelle o racconti o chiamateli come volete, purché le storie fossero tante ed aiutassero a passare le lunghe notti, specialmente d’inverno, quando la coscienza sporca rimordeva ancora di più. Barnaba era il novellatore di Azzolino. Pagato molto bene, era costui un uomo del popolo che aveva una grossa esperienza di vita, vita che aveva passato facendo il cantastorie in giro per i paesi della Marca. Sapeva inoltre leggere e scrivere molto bene e quindi scriveva anche lettere per gli analfabeti e, benché non si presentasse come un saccente letterato, come Bertoldo, ne sapeva una pagina più del libro.

Anche Barnaba, tuttavia, aveva i suoi limiti ed aveva bisogno, almeno ogni tanto, di chiudere un occhio per riposarsi un poco.

Ma Azzolino non era di carattere facile e Barnaba cercava di stare sveglio il più possibile e di raccontare comunque il maggior numero di storie possibili. Azzolino, per un nonnulla, poteva farti bastonare dai servi, se non peggio.

Una notte, Azzolino aveva la coscienza particolarmente sporca e Barnaba aveva dei particolari arretrati di sonno…

Barnaba cominciò, comunque, a raccontare una storia di un pastore che aveva duecento bisanti (moneta dell’Impero Romano d’Oriente in uso anche in quel di Treviso) e che fece un acquisto da certi mercanti, dove ricevette dieci pecore per ogni bisante. Erano in totale duemila pecore, un gregge enorme, infinito, che prendeva buona parte di una campagna quando le pecore pascolavano.

Il pastore doveva attraversare la Piave col suo gregge e cercò un punto particolarmente agevole nella zona dove la Piave si suddivide in ramificazioni per poi riunirsi nuovamente, zona che ora viene chiamata Grave di Papadopoli, tra Cimadolmo e Maserada.

L’unico modo per attraversare la Piave era chiedere aiuto ad un barcaiolo, il quale tuttavia aveva un’imbarcazione piccolissima, che poteva portare non più di una pecora, oltre al barcaiolo.

Azzolino, insonne, ascolta attentissimo la storia, mentre Barnaba e quasi ubriaco dal sonno.

Barnaba racconta che la Piave era comunque larga e che il barcaiolo cominciò a vogare.

Passa. Voga e passa. Voga e passa la Piave. Passa e voga…

Ad un certo punto, Barnaba non parlava più… s’era forse addormentato?

E messere Azzolino allora gli disse: “Andé oltra!” [Proseguite con la storia!]

Barnaba: “Messere, lasciate passare le pecore, poi conteremo il fatto…

La storia nel Novellino si chiude con queste parole:

Le pecore non sarebero passate in uno anno, sicché intanto il favolatore potea bene ad agio dormire.

Non è detto nel Novellino se Barnaba l’abbia passata liscia o meno…

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