Usanze 1 [167]

Piave
Una parte della Sinistra Piave: Cimadolmo, Ormelle, Roncadelle, Negrisia, Ponte di Piave.

Ci sono degli argomenti interessanti, quasi soltanto un appunto, per i quali non vale la pena di fare un articolo unico ma che vale la pena di esporre. Li riuniremo col nome di Usanze: della Valle del Piave, naturalmente.

Il panino.

Quand’ero io un ragazzino, parlo degli anni ’50, a Venezia si sapeva cos’era un panino ma in molte case della Sinistra Piave non si sapeva. Incredibilmente, non c’era l’usanza di tagliare il pane in due col coltello (anche se si tagliava a fette il pane enorme fatto in casa) e questo principalmente per tre motivi:

  • Non tutti i fornai facevano i panini come li conosciamo ora: facevano i montasù, un doppio pane accavallato, le mantovane (ma erano fatte col latte) oppure pani vuoti e con poca mollica, come le rosette ma il panino classico, morbido, con la mollica, non sempre era fatto dai fornai.
  • In moltissime famiglie il pane era fatto in casa e quindi c’erano delle pagnottone grosse, messe a cuocere sotto la cenere, che venivano tagliate con un coltello e non erano abbastanza rigide per sopportare l’imbottitura: se riempivi due fette di pane con il salame o con la marmellata, molte volte le fette di pane si aprivano e il contenuto cadeva parzialmente per terra, con gran soddisfazione del gatto di casa.
  • Tagliare il panino (se c’era) in due, sembrava una cosa strana, forse quasi una vivisezione: mia nonna, ad esempio, se mi faceva un panino (appositamente comperato dal fornaio per quello scopo) con la marmellata, faceva un buco nel pane in senso della lunghezza, toglieva la mollica e con un cucchiaio ci spingeva dentro la marmellata, come se fosse stato un cono gelato. Se protestavo perché non era un panino tradizionale, diceva: “Te ho comprà el pàn fàt a pòsta, te ho méss déntro ła marmełàta e ‘ncóra no te si conténto: te varìe da magnàr cóme i cristiàni…” [Ti ho comperato il pane fatto apposta (a forma di panino), ti ho messo dentro la marmellata e ancora non sei contento: dovresti mangiare come gli esseri umani…]

E, di grazia, come mangerebbero gli esseri umani? Spiegava che gli esseri umani veri mettono la marmellata in un piatto, la prendono su col cucchiaino, la mettono in bocca e accompagnano il boccone con il pane, spezzato con le mani… ma la soddisfazione di mangiarsi un panino, dove la mettiamo? Quella, va a farsi benedire…

La madre di San Pietro.

Secondo le credenze popolari, la madre di San Pietro era una vanitosissima creatura e anche un poco delinquente, che in vita sua aveva fatto di buono una cosa sola: mettere al mondo il figlio. Nei giorni precedenti alla commemorazione del figlio (29 di giugno) comincia a pettinarsi per apparire elegante… ma è un anno intero che non si pettina e quindi ha un groviglio di capelli in testa, capelli che probabilmente sono anche tanti.

Quando, il 27 o il 28 di giugno, viene il temporale (di solito viene ed è fortissimo) con tuoni enormi, le donne dicono: “Ecco… ła màre de Sampièro ła è drìo desgatiàrse i cavéi…” [Ecco… la madre di San Pietro si sta disannodando i capelli…] Naturalmente, per ogni nodo che scioglie, si genera un lampo e un tuono.  Una ben strana storia, questa: vi assicuro che è molto diffusa. Chiedete in giro ed avrete conferma.

Sant’Antonio di Padova

Si festeggia il 13 giugno ed ha uno sterminio di fedeli e non è da confondere con Sant’Antonio Abate, che si festeggia il 13 gennaio, il protettore dei maiali (quello del famoso porcello di Sant’Antonio, vedi la storia).

Non intendo assolutamente discutere delle virtù taumaturgiche del santo portoghese ma vorrei ricordare che la devozione al santo dipende anche da una strana credenza: Sant’Antonio trova le cose perse.

Innumerevoli volte ho sentito dire da donne giovani e anziane che avevano perso qualcosa in casa: “No ‘stà ciapàr paùra, bàsta  pregàr Sant’Antonio e te vedarà che te tróva tùt…” [Non prender paura, basta pregare Sant’Antonio e vedrai che trovi tutto…]. Il tutto viene detto con una convinzione assoluta.

C’è addirittura una preghiera, delle molte, che vorrei riportare:

Glorioso Sant’Antonio, tu hai esercitato il divino potere di trovare ciò che era stato perduto. Aiutami a ritrovare la Grazia di Dio, e rendimi zelante nel servizio di Dio e nel vivere le virtù. Fammi trovare ciò che ho perso, così da mostrarmi la presenza della tua bontà. (Aggiungere Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre)

Una ragione si trova in una preghiera che risale al 1233 d.C., il famoso Sequeri latino, che comunque non spiega niente. Riportiamolo in italiano:

Se cerchi i miracoli, ecco messi in fuga la morte, l’errore, le calamità e il demonio; ecco gli ammalati divenir sani. Il mare si calma, le catene si spezzano; i giovani e i vecchi chiedono e ritrovano la sanità e le cose perdute. S’allontanano i pericoli, scompaiono le necessità: lo attesti chi ha sperimentato la protezione del Santo di Padova. Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Tutto bene ma… rimane l’interrogativo: perché proprio Sant’Antonio?

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