La sabbia del Piave [170]

sabbie
Sabbie del Piave.

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la vita non era dura: era durissima.

Con buona pace di chi critica gli americani statunitensi, senza il Piano di aiuti Marshall, detto anche E.R.P (European Recovery Program), noi saremmo ancora nelle condizioni del 1920, condizioni nelle quali ci ritrovavamo non appena finita la guerra del 1945. Gli americani, a differenza di chiunque altro, ci avevano aiutato anche durante il primo conflitto mondiale e qualcuno ha avuto il coraggio di dire che lo hanno fatto per i loro interessi, per creare negli europei uno stato di sudditanza e perché, con la ripresa dell’Europa, gli USA avrebbero potuto sfruttarci meglio. Sarà anche vero ma io la chiamerei ingratitudine.

Certo, avranno anche fatto i loro interessi ma a noi è andato bene accettarli. Potevamo fare come l’Unione Sovietica, che li ha rifiutati, condannando a morte per fame e stenti milioni di sovietici. E poi, perché avrebbero dovuto fare qualcosa contro i loro stessi interessi? Non si è mai neanche lontanamente sentito.

Nonostante gli aiuti americani, la situazione era dura:

  • I mezzi di trasporto erano scarsi ed obsoleti.
  • Le strade erano quasi tutte da asfaltare. (Solo nel 1954 ci saranno le vere asfaltature.)
  • La disoccupazione era notevole.
  • Le condizioni igienico – sanitarie erano precarie.
  • Non c’erano porti o quasi e, nelle aree costiere pianeggianti che potevano servire per la costruzione di un porto, c’era la malaria.
  • La situazione politica inizialmente era di conflitto tra monarchici e repubblicani, poi tra Democrazia Cristiana e Partito Comunista Italiano.
  • Per la prima volta la popolazione, cattolica, vedeva la Chiesa scagliarsi contro un partito (PCI). Col disorientamento conseguente.
  • Per tutti i punti sopra esposti, l’emigrazione era in pieno sviluppo.
  • Non c’era liquidità e nelle campagne si usava più il baratto che la carta moneta (soprattutto erano usate le uova di gallina).
  • Nessuno investiva in immobili: tutti avevano sotto gli occhi le distruzioni dovute ai bombardamenti.
  • Nel mercato mobiliare, tra quelli che avevano un poco di denaro, nessuno investiva in obbligazioni: tutti erano memori della spaventosa inflazione verificatasi durate la guerra.
  • In azioni non si investiva soprattutto per la mancanza di conoscenza del settore.

Si sperava. Ci si doveva inventare un lavoro e portarlo avanti con tenacia, quasi con disperazione. Adesso, col senno di poi, sappiamo come la situazione si sia evoluta positivamente ma quella volta non si sapeva un accidente di niente: era difficile avere speranza.

Coloro che provenivano dalla destra ex-fascista erano caduti nell’apatia più completa e difficilmente da loro ci si poteva attendere qualche iniziativa: in realtà, aspettavano di morire.

La classe operaia non aveva certamente capitali e il chiodo del posto fisso faceva sì che i piccolissimi imprenditori fossero come le mosche bianche: praticamente, inesistenti.

Eppure… vi sto parlando di XY, poi divenuto commendatore e imprenditore di trasporto ghiaia e materiali inerti, con decine di autotreni, gru, macchinari per il movimento terra e così via. L’azienda e stata poi trasmessa ai figli.

Nel 1949, XY abitava a Stabiuzzo, località di Ormelle, sulla riva del Piave, vicino a Cimadolmo. Aveva una bicicletta e dietro c’era legato un carrettino con due ruote di gomma.  Sul carrettino c’erano sette od otto secchi di ferro zincato.

XY si alzava all’alba e andava sul greto del Piave con alcuni setacci, dal più fine al più grossolano e riempiva i secchi (vedi illustrazione) coi vari tipi di sabbia, dalla più sottile alla più grossa.

Alle sette di mattina partiva con la sua bicicletta e col suo rimorchio coi secchi pieni di varie sabbie per fare tentata vendita in giro per le borgate dei paesi viciniori.

Si sentiva, in giro per le case dei borghi, la sua voce: “Netìsia da Negrìsia… sàbion africàn… sàbie dal desèrto… Netìsia da Negrìsia… dòne… ordine e netìsia…” [Pulizia da Negrisia… sabbione africano… sabbie dal deserto… Pulizia da Negrisia… donne… ordine e pulizia…]

C’era forse un legame psicologico, voluto o no, fra Negrisia (Nigrizia) e Africa. Certamente faceva rima. Negrisia, benché sia un paese ad un tiro di schioppo, con XY non aveva nulla a che fare.

Le donne prendevano un po’ di sabbia per lavare le stoviglie e pagavano con uova. Qualche rara volta, con noci o nocciole.

Vendeva parecchio e voi direte che non ci voleva molto a fare una cosa del genere. Sì… ma… lui la faceva…

Dopo un anno e mezzo aveva sul Piave un piccolo macchinario per setacciare e andava in giro con un carro a ruote gommate trainato da un cavallo: continuava a vendere ciò che aveva venduto alle donne ma vendeva anche sabbia sottilissima per fare la malta e pietrisco grossolano per fare delle intercapedini, per chi voleva costruirsi una casa.

L’anno successivo, nel cortile di casa a Stabiuzzo, cominciò con una piccola fornace a farsi la calce viva che poi spegneva con l’acqua. Con un camioncino Balilla, usatissimo,  dei tempi di Marco Caco (tempi antichi remoti ed immaginari) portava il necessario, sabbia e calce, mattoni e pietre, per chi voleva costruirsi una casa. L’anno dopo, preparava dei mattoni e delle pietre in cotto per i giardini delle ville, poi materialì per marciapiedi, statuette da giardino…

Perché gli altri non lo hanno fatto? Certamente, visto il suo successo, dopo anni, alcuni lo hanno imitato…

Ma lui (con l’aiuto dei figli) è diventato il più grosso fornitore di materiali per l’edilizia…

Ora, naturalmente, non c’è più ma ci piace pensare che, quando i giovani dicono che i tempi sono duri, ad XY, da lassù, venga da sorridere…

E pensare che la ghiaia e la sabbia del Piave erano là, in zona demaniale… a disposizione di chiunque.

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