Usanze a Venezia 5 [171]

sensa
Squero di San Trovaso, Venezia, 1961.

Durante il mese di maggio, le feste tradizionalmente sicure sono due:

  • La festa della Sensa, il giorno dell’Ascensione. Tale festività cade 40 giorni dopo Pasqua. Pasqua può essere anche il 22 marzo o il 25 aprile. 22 marzo + 40 cade comunque il primo maggio. 25 aprile + 40 cadrebbe al 5 giugno. Diciamo quindi di considerarla quasi sempre in maggio.
  • La Vogalonga, istituita nel 1974, non la consideriamo ancora come storicamente accettata. Comunque, è una gara di imbarcazioni. Una festa per turisti?
  • Il Palio delle Repubbliche Marinare, che è una rievocazione storica che s’inizia nel 1955. Può cadere tra la fine di maggio e l’inizio di luglio: la vedremo in giugno.

In tutte queste manifestazioni, a scopo decorativo, esistono dei cortei di imbarcazioni che servono da abbellimento alle manifestazioni stesse.

Nella foto a colori del 1961, fatta dall’autore su diapositiva Perutz, si vede lo squero di San Trovaso con Giovanni Giuponi (il signore coi pantaloni blu al centro, sulla sinistra), capo cantiere, che sta dando istruzioni per mettere in acqua, per la festa della Sensa, le imbarcazioni stesse. Come si vede, venivano usate delle slitte con dei rulli, come una scala a pioli.

 La parola Sensa ha subito lo stesso fenomeno della parola morosa. Come era l’amorosa divenuta poi la morosa, era l’Assensa (L’Ascensione) divenuta poi ła Sensa.

La data ufficiale pone la festa molto lontano. S’inizia il 9 maggio 1000, quando il doge Orseolo salva la Dalmazia dagli Slavi e s’inizia l’espansione di Venezia nell’Adriatico. In questo momento, il significato della cerimonia è che Venezia cerca di propiziarsi l’Adriatico: un atto di umiltà.

Nel 1177 il papa viene a Venezia per il trattato di pace con Federico Barbarossa e sembra che per l’occasione abbia voluto fare la cerimonia di cui ora diremo. Da questo momento, il significato della cerimonia è cambiato, infatti Venezia sposa l’Adriatico in segno di perpetuo dominio: un atto volitivo di superbia.

La cerimonia consiste in una processione di imbarcazioni che si dirigono verso la bocca di porto di San Nicolò (al Lido) e, non appena un poco al largo, il doge getta in mare un anello consacrato. Ai giorni nostri, il sindaco sostituisce il doge.

Dalla caduta della Serenissima, nel 1797, la cerimonia ha ovviamente un aspetto commemorativo ma da quando s’è iniziata l’epoca turistica è diventata una cosa importantissima. La scenografia, con le bissone (vedi le imbarcazioni nella foto) colorate e con tutto il seguito di altre imbarcazioni, è attualmente molto suggestiva.

Un particolare non sempre evidenziato è che il giorno della Sensa viene spesso colto dal moroso per consegnare l’anello alla morosa. Come logica conseguenza, ci si aspetterebbe che in tale giorno ci dovesse essere anche un numero rilevante di matrimoni, perché sempre di anelli si tratta: ma così non è. I matrimoni più numerosi sono uniformemente distribuiti in primavera, fatta salva la Quaresima (in cui non ci si sposa) se la Pasqua ricorre verso metà aprile.

Per quanto riguarda i piatti, il giorno della Sensa si fa prima colazione con i bussołài de Buràn, fatti a ciambellina o anche a forma di lettera S, che sono dei dolci secchi con tuorli d’uovo, vaniglia, limone e un poco di maraschino dalmata (si mangiano anche a carnevale), rìsi e bìsi, risotto con molta cipolla e con i piselli novelli e castraùre (carciofi freschi). Un altro famosissimo piatto della Sensa è la bondiòła col lenguàl (insaccato di cotiche, carne magra e grassa, con l’interno contenente lingua salmistrata, dove il tutto è di maiale), piatto non digeribilissimo…

I bussołài si fanno coi tuorli e non con l’albume: ecco allora, per non sprecare, che si fanno anche le deliziose meringhe, fatte con l’albume e con lo zucchero e messe al forno.

Un piatto che s’inizia a mangiare alla festa della Sensa e non prima (e che ogni trattoria seria dovrebbe offrire) sono le sardèłe in saór [sardine impanate e fritte, marinate con cipolla e aceto] che si mangiano con la polenta. La ricetta veneziana prevede anche pinoli ed uvetta passa, a differenza della ricetta chioggiotta.

Il giorno dell’Ascensione i generi regalano alle suocere una bottiglietta di Acqua di Melissa che si compera in farmacia (e si comperava anche nelle lussuosissime vecchie drogherie arredate con legni pregiatissimi, da mille e una notte, con tutti i profumi del mondo) fatta dai Frati Carmelitani Scalzi nella loro chiesa, vicina al ponte omonimo e che serve:

  • Come cordiale, bevendone un sorso.
  • Per far rinvenire, annusando a fondo la boccetta.
  • Come rimedio per il mal di testa o per la stanchezza, spalmandone sulle tempie e massaggiandole.
  • Come antiemetico, bagnando le labbra.
  • Provate: a Venezia la trovate senz’altro ma penso che si trovi anche nelle farmacie di tutto il Veneto. Eventualmente, la potreste ordinare.
  • Ha un profumino delizioso, da erbe, da giardini freschi.

Ricordatevi che dopo il 25 Aprile, in tutte le festività, si trovano nelle trattorie i bovoléti (lumachine di mare o di terra lesse, con olio, aglio, prezzemolo e sale) e le schìe (schille, gamberetti piccolissimi fritti con la polentina e col tocai, ma anche col Valpolicella rosso).

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