La donna con due scope [172]

ScopeIl fatto è successo in un paesino della Sinistra Piave, negli anni ’50. La nipotina, di quattro anni, è vivacissima e la nonna, alla quale è stata affidata dalla madre per qualche ora, non sa come fare a controllarla.

La nonna porta la nipote fuori nel cortile di casa, in modo che la piccola possa interessarsi agli animali del cortile stesso: cane, gatto, galline, anatre, conigli e così via.

La bambina, tuttavia, visto che il cane si lascia strapazzare, lo stringe forte per coccolarlo, gli tira le orecchie per fargli una sorta di carezze, lo fa camminare sulle zampe davanti come se fosse una carriola, tenendo nelle manine le zampe posteriori.

La povera bestia non si ribella ma piange disperatamente, guardando la nonna come per cercare aiuto.

La nonna richiama la bambina, raccomandandosi di non far male al cane ma è tutto inutile.

In quel momento, passa una donna molto anziana e molto brutta con due scope in una mano e un tagliere di legno nell’altra.

La nonna approfitta per dire alla bambina che quella era una strega: una scopa le serviva per andarsene a cavallo e l’altra per prendere a scopate i bambini disobbedienti come lei.

La bambina guarda a bocca aperta la donna e poi si rifugia tra le gonne della nonna, mettendosi a piangere.

La donna delle due scope dice alla bambina: “No stàghe badàr, ti mòro, l’è èa na strìga sénθa creànθa, no mi… mi vénde scóe e taièri ma no a sta brùta bèstia: a sta qua no ghe vénde pròpio gnént. Ti no sta piànðer, sàtu…” [Non badarle, tu cara, è lei una strega senza educazione, non io… io vendo scope e taglieri ma non a questa brutta bestia: a questa qua non vendo proprio niente. Tu non piangere, sai…]

Poi rivolta alla nonna: “Te sarà béa ti… strìga da fògoe te sarà ànca sénθa scóa…” [Sarai bella tu, strega da mettere al rogo… e (come strega) sarai anche sprovvista di scopa (non sei neanche una strega completa).]

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3 pensieri riguardo “La donna con due scope [172]”

    1. Era un mondo diverso, basato su tradizioni che esistevano da secoli e dove i padri trasmettevano ai figli dei lavori immutabili, per cui erano qualcuno. Oggi, i padri non sono nessuno e i valori non è che siano cambiati una volta: continuano a modificarsi senza sosta, non lasciando ad alcuno il tempo di assimilare le novità. Il nuovo mondo è basato sull’improvvisazione consumistica e non sulle tradizioni. Non ci sono maestri esperti e non ci possono quindi essere degli allievi.

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