Vita in calle [176]

notte
Venezia, luglio, sfaccendati prendono il fresco in gelateria, dopo mezzanotte.

Venezia: luglio, caldo, umidissimo, come solo in una laguna può succedere. Alle tre di notte non si riesce a chiudere occhio. Non esistevano i condizionatori.

Già, senza i condizionatori, non si dorme e come se non bastasse, la gente, giù in calle, parla… parla… e la calle stessa, angusta, fa da cassa di risonanza. Non ci sono altri rumori che possano disperdere od attutire le conversazioni che si tengono nei tavolini della gelateria sotto casa.

La gelateria è chiusa ormai dalle due ma come criticare i nottambuli? Sono seduti a prendere il fresco e chiacchierano, chiacchierano del più e del meno: non fanno niente di male, se non disturbare quelli che cercano di dormire. L’umidità è impressionante: i vetri aperti della camera da letto sono madidi di sudore, così come le vetrine della gelateria.

 Qualche frigorifero o macchinario della gelateria manda dei riflessi azzurrognoli sulle sue vetrine ed i riflessi stessi sono distorti dalle goccioline di vapor acqueo. Ma non è acqua semplice: è acqua salmastra, evaporata dalla laguna, che arrugginisce tutto e tutti, forse anche i discorsi dei nottambuli. Quando si respira, si sente l’acqua salmastra che scende nei bronchi.

 I ponti, in queste notti, fanno vedere con una macchia di umidità dove si trovino i tubi dell’acqua, che corrono all’interno delle arcate del ponte. I tubi di piombo trasudano acqua, la quale s’infiltra bagnando i ponti stessi.

Dicevamo… siete a letto e non potete far altro che ascoltare le chiacchiere e vi accorgete che l’argomento in corso sta per esaurirsi: lo capite perché le ultime frasi sono ripetute due o tre volte, sempre uguali, con monotonia, sempre un poco più stancamente della ripetizione precedente.

Vi dite: “Adesso, vedrai… finiscono di parlare, si saluteranno ed andranno via… anche perché son quasi le quattro…”

E invece, come se non bastasse,  uno del gruppo, in un impeto di volontà nottambula, attacca ancora: “Iéri, in mercerìa, ghe gèra da nóvo ła Lìsabèt Tàilorła gò vìsta… pecà che ła sìa tànto pìcołéta… domàn ła sarà sul Gazetìn… bisógna dir che ła gà pròpio na passiòn par Venèssia… ła vién mi no so quànte vòlte ògni àno…” [Ieri, in merceria, c’era di nuovo la Elizabeth Taylor… l’ho vista… peccato che sia tanto piccolina… domani sarà sul Gazzettino…bisogna dire che ha proprio una passione per Venezia… viene non so quante volte ogni anno…]

La frittata è fatta: questo argomento, ovviamente di estremo interesse, è capace di andare avanti per mezz’ora buona…

Risposta immediata: “Eh… ła sarà picołéta ma par mi ła sarìa bóna ànca sùbito…” [Eh… sarà piccolina ma per me sarebbe buona anche subito…]

Battuta forse spiritosa ma alle quattro di mattina non vi può proprio far ridere: il vostro cervello lavora, lavora. Come mandarli via?

Ad un certo punto, una finestra, nel suo piccolo, si ribella e prende voce: “Bàsta! ‘ndé vìa, vuiàltri e ła vòstra Lìsabèt Tàilorvergognéve… ła zénte gà da dormìr…” [Basta! Andate via, voi altri e la vostra Elizabeth Taylor… vergognatevi… la gente deve dormire…”

Come si prevedeva, i nostri disturbatori non se ne danno per inteso; non se ne vanno e si ritengono disturbati solo dai vaporetti: alle cinque, infatti, i marinai dell’Acnil (Azienda Comunale Navigazione Interna Lagunare) attaccano i grossi motori a nafta, i quali creano un’atmosfera ancor più irrespirabile oltre che un frastuono. Sono una ventina di vaporetti come minimo, più tre o quattro grosse motonavi che fanno servizio verso il Lido, Pellestrina, Sottomarina e Chioggia.

Uno dei disturbatori: “I gà tacà i batèi, mègio che ‘ndémo, prìma che finìmo a Sàca Sèssoła… pecà: se stàva cussì bén, al frésco…” [Hanno attaccato i battelli, meglio che ce ne andiamo, prima di finire a Sacca Sessola… peccato: si stava così bene, al fresco…]

Nota: isola di Sacca Sessola, dal 1936 vi è stato costruito un ospedale per le malattie polmonari e contagiose. Siccome i vaporetti emettono, nella fase di riscaldamento mattutino, delle particelle di combustibile incombuste, le stesse sono dannosissime per i polmoni. (Sacca = isola artificiale, creata mediante interramento).

E così, le chiacchiere non finiscono sino a quando non s’inizi la musica dei vaporetti… e tanti saluti a chi si sarebbe voluto addormentare. Ormai, è già l’alba… e cominciano a gridare anche i gabbiani…

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